Rassegna settimanale 23-29 ottobre: Sud Est Asiatico

23 ottobre, Cambogia – Il partito di opposizione verrà sciolto

Il primo ministro cambogiano Hun Sen ha dichiarato come un “fatto” il prossimo scioglimento del partito di opposizione Cambodia National Rescue Party (CNRP). Il partito di maggioranza, il Partito Popolare Cambiogiano (PPC), ha ufficialmente chiesto alla corte costituzionale lo scioglimento del partito di opposizione per “non aver rispettato il Paris Peace Agreement”. Inoltre il leader del movimento è stato arrestato ad inizio settembre e accusato di tradimento.

Eliminare il principale partito di opposizione spanierebbe la strada ad Hun Sen per le elezioni del 2018. Il premier è a capo del governo da più di 30 anni. Numerosi critici accusano il primo ministro di voler trasformare la Cambogia in uno stato a partito unico. Durante le elezioni locali il CNRP aveva messo in difficoltà il PPC raccogliendo il 46 percento dei consensi.

Fonte: Asian Correspondent
Link: https://asiancorrespondent.com/2017/10/hun-sen-says-done-deal-cambodias-opposition-will-shut/#szsLpe9sAqBSz7Gr.97

24 ottobre, Filippine – Marawi liberata e Duterte riprende le sue manovre di politica estera

Si è rivelato perfetto il tempismo del segretario alla difesa americano James Mattis, arrivato nelle Filippine lo stesso giorno in cui è stata proclamata la liberazione della città di Marawi. Il comandante dell’esercito filippino ha ammesso che il supporto americano è stato essenziale alla vittoria dell’esercito filippino contro i 600 ribelli che avevano giurato fedeltà allo Stato Islamico.

Nell’ultimo anno, il presidente Duterte ha portato avanti una politica di bilanciamento tra gli Stati Uniti da una parte e Russia e Cina dall’altra. Questa scelta sembra portare i suoi frutti: gli Stati Uniti sembrano aver lasciato da parte le proteste contro la guerra alla droga. Inoltre il presidente americano Donald Trump avrebbe in programma una visita ufficiale per il mese prossimo, un importante progresso dopo i rapporti difficoltosi con l’amministrazione Obama.

Cina e Russia, alla ricerca di nuovi alleati si sono dimostrate molto generose nei confronti delle Filippine. Pechino ha fornito nel corso dell’anno importanti quantità di armi, munizioni veicoli militari e materiale per ricostruire la città di Marawi. Inoltre, poco dopo aver discusso con Mattis, Duterte ha incontrato il ministro della difesa russo, anche lui nelle Filippine per partecipare al summit ASEAN, e firmato due accordi militari, tra i quali fornimenti di materiale non specificato.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/us-touts-military-ties-in-philippines-as-duterte-courts-russia-china

25 ottobre, Asia – Donald Trump non parteciperà all’East Asia Summit

Nel corso del prossimo mese, il presidente americano Donald Trump inaugurerà un viaggio di stato di 12 giorni in cinque diversi paese asiatici. Nel corso della visita parteciperà al Summit ASEAN ma sarà assente all’ East Asia Summit. Secondo una dichiarazione della Casa Bianca il presidente sarebbe troppo impegnato “il viaggio del presidente in Asia è estremamente lungo, il più lungo della sua presidenza – il suo ritorno in America nella serata del 13 novembre è dovuto ad altri impegni”.

Malgrado la dichiarazione delle Casa Bianca, secondo la quale “Non bisogna leggere un qualsiasi messaggio per via della sua assenza il 14 di novembre”, alcuni analisti si chiedono quale conseguenze possa avere per le relazioni tra gli USA e l’Asia. Secondo l’ex ambasciatore americano in Birmania Derek Mitchell “È importante. L’amministrazione Obama aveva deciso di investire in queste istituzioni regionali per dimostrare che siamo presenti nell’Asia Pacifico […]. Questo non farà altro che sollevare numerose domande sulla credibilità statunitense”.

Fonte: Asian Correspondent
Link: https://asiancorrespondent.com/2017/10/trump-east-asia-summit/#sjg6hthYvbkz1zcp.97

26 ottobre, Filippine – La vita riprende a Marawi

Dopo cinque mesi di conflitto incessante, piccoli segni di vita tornano nella città devastata di Marawi.

Gli ingegneri sono a lavoro nei sobborghi deserti di Marawi, una delle poche zone non impattate dai bombardamenti giornalieri che hanno raso al suolo la città.

Qualche negozio di alimentari, meccanici e benzinai hanno riaperto, pronti ad accogliere e commerciare con i primi abitanti che stanno tornando in città.

Quasi 6.500 famiglie raggiungeranno le loro case rimaste intatte, su un totale di 353.000 persone evacuate al momento della presa città da parte di centinaia di ribelli dell’ISIS.

I combattimenti sono terminati questo lunedì, quando gli ultimi ribelli sono stati uccisi durante un brutale ultimo scontro. Tra i veicoli distrutti, e gli edifici ridotti in scheletri di cemento e acciaio, la città sembra vivere nei postumi di una guerra durata anni, non mesi.

Amelah Ampaso ha deciso di intrufolarsi a Marawi e riaprire il suo negozio, dove vende principalmente olio per cucinare e sigarette, e fornisce servizi di stampa, fotocopie e persino taglio di capelli.

Tra le prime a tornare nella città liberata, la giovane venticinquenne sta conducendo affari molto redditizi. “Gli altri negozi sono chiusi, quindi le persone vengono qua” ha dichiarato Amelah. “Qui è di nuovo sicuro”.

Le strade intorno però sembrano tratte da un film post-apocalittico, silenziose, con le serrande abbassate, e ciuffi di erba che stanno iniziando a crescere tra le crepe dei marciapiedi. Ruggine e macerie stanno diventando parte del paesaggio dopo mesi di piogge e abbandono.

Su numerosi edifici del centro è presente la parola “clear”, segnalando così gli edifici visitati dalla polizia o l’esercito e ripuliti dai potenziali ribelli o dalle loro trappole. In numerose zone della città le forze dell’ordine hanno dovuto controllare casa dopo casa.

I combattimenti sono stati consistenti, più di 1.100 persone sono morte, la maggior parte dei quali erano ribelli, e si sono lasciati alle spalle un centro ridotto ad un cumulo di macerie ed edifici trasformati in un’ossatura inabitabile.

Madid Noor, un sessantaquattrenne proprietario di un negozio era tornato due mesi dopo l’inizio degli scontri, rassicurato dalla presenza dell’esercito e dalla polizia e senza prestare attenzione alle esplosioni e ai jet che sorvolavano continuamente la città.

Dopo qualche mese di affari molto magri spera che gli abitanti tornino al più presto a comprare i suoi detersivi, petrolio e abbigliamento sportivo di marche contraffatte. “Alcuni giorni ho dei clienti, ma non sempre” ha commentato.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/in-battered-philippine-city-marawi-first-hints-of-return-to-normalcy

27 ottobre, Tailandia – L’ultimo addio al Sovrano Bhumibol Adulyadej

Migliaia di tailandesi dagli occhi luccicanti e vestiti di nero si sono radunati ieri nelle vie di Bangkok per un ultimo addio al re Bhumibol Adulyadej, dopo un anno di lutto nazionale.

Il monarca, scomparso l’anno scorso all’età di 88 anni e dal regno di settant’anni, è stato l’unico re che la maggior parte della popolazione abbia conosciuto.

In un’elaborata processione, colonne di soldati hanno marciato a passo lento tirando un’enorme carrozza d’oro lungo il viale che parte dal palazzo reale fino al crematorio appositamente costruito.

Mentre il carro passavo davanti alle persone, uno dopo l’altro si sono prostrati all’unisono, in una reverenza finale verso quelli che molti chiamano il “re dei re”.

Da quando è morto Bhumibol il 13 ottobre 2016, dopo una lunga malattia, numerosi artigiani hanno trasformato un campo aperto vicino al palazzo reale in un ricco crematorio, ornato di decorazioni e statue sui vari padiglioni, che rappresentano creature mitiche ed il Monte Meru, la dimora cosmica delle divinità.

Re Maha VajiralongKorn, unico figlio di Bhumibol, ha presidiato la cerimonia della cremazione che si è tenuta davanti alle famiglie reali e rappresentanti di tutto il mondo.

Ieri mattina, quasi 150.000 persone, si sono ammassate per assistere alla cremazione del defunto sovrano. Altri invece sono rimasti in fila per ore sotto il caldo ed un improvviso temporale per offrire fiori di sandalo – un’offerta tradizionale per le cremazioni in Tailandia – al monarca.

“Ha lavorato duro in quanto sovrano, anche se non era obbligato” ha dichiarato una donna dopo la cerimonia. “Il nostro cuore è con lui ovunque vada”

Bhumibol, salito al trono all’età di 18 anni, è considerato una figura importante per l’unificazione del paese in un periodo estremamente complesso. Il suo regno di 70 anni, profondamente rispettato e protetto da una dura legge di lesa maestà, si è concluso all’apice del suo prestigio e fasto.

Il sessantacinquenne re Vajiralongkorn, durante la sua ascesa al trono lo scorso dicembre, ha promesso di continuare l’opera di suo padre.

Domenica, quando verrà conclusa la cerimonia, i resti del re verranno custoditi nel palazzo reale e in due tempi di Bangkok. Il governo militare ha stanziato un fondo di poco più di 90 milioni di dollari per la cerimonia.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/thais-bid-tearful-farewell-to-king-bhumibol

28 ottobre, Bangladesh – Il Bangladesh pensa alla sterilizzazione per controllare la popolazione Rohingya

Il governo bengalese sta pensando alla sterilizzazione volontaria per cercare di tenere sotto controllo la popolazione Rohingya nei campi di accoglienza già pieni dopo una campagna poco produttiva sui metodi contracettivi. Dopo la repressione condotta dall’esercito birmano quasi un milione di rifugiati cercano di vivere in Bangladesh. La maggior parte arrivano in condizioni di disperato bisogno di cibo, igiene e controlli medici, e i medici responsabili si dicono preoccupati dalla scarsa pianificazione familiare.

Secondo Kanti Bhattacharjee, a capo della struttura di pianificazione famigliare ha dichiarato che c’è grande ignoranza sui metodi contraccettivi: “l’intera comunità è stata deliberatamente lasciata indietro”. Le famiglie numerose sono la norma nei campi, dove alcuni genitori hanno fino a 19 figli e più di una moglie. Fino ad ora le campagne di educazione sono state poco efficiente, solo 549 pacchetti di preservativi sono stati distribuiti e numerosi Rohingya considerano la contraccezione contraria all’Islam.

Molte donne Rohingya non frequentavano le cliniche locali o i centri di pianificazione famigliare pensando che i medici avrebbero fatto del male ai loro figli. Numerosi Rohingya pensano che siano proprie le famiglie numerose che gli aiuteranno a sopravvivere nei campi dove ogni giorno è una lotta per il cibo. I bambini vengono regolarmente mandati a cercare viveri e medicinali per l’intera famiglia.

Negli ultimi anni il Bangladesh ha portato avanti con successo una campagna di sterilizzazione volontaria in cambio di una piccola somma di denaro ed un lungi tradizionale. La sterilizzazione per i non bengalesi richiederebbe però l’approvazione del ministero della sanità e sarebbe particolarmente sensibile visto che i Rohingya subiscono discriminazioni per via delle loro famiglie numerose. Inoltre molte donne credono che sia un metodo per proteggersi dagli stupri e dalle violenze dei soldati.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/bangladesh-eyes-sterilisation-to-curb-rohingya-population

29 ottobre, Birmania – Facebook sotto accusa per la sua gestione della crisi Rohingya

Il governo birmano ha impedito al monaco buddista ultra-nazionalista Ashin Wirathu di poter esprimersi in pubblico per via dei suoi discorsi particolarmente violenti nei confronti dei Rohingya. Wirathu ha quindi semplicemente cambiato piattaforma per i suoi discorsi, li pubblica su facebook. Ogni giorno pubblica lunghi messaggi, pieni di false informazioni e odio contro i Rohingya.

Il vice direttore per Human Rights Watch in Asia ha dichiarato “Facebook ci mette un attimo ha togliere le svastiche, ma non quando si tratta dei discorsi di odio di Wirathu dove paragona i musulmani a dei cani”.  Facebook non può controllare i miliardi di contenuto condivisi o le varie pubblicazioni, dovrebbe però essere in grado di fare qualcosa in più in merito.

Vista la configurazione del sito, i messaggi con più condivisioni e più like, diventano quelli con la più alta visibilità. Ciò diventa però un problema quando questi messaggi sono chiare incitazioni alla violenza e contengono notizie e fatti inventati. Facebook è estremamente popolare in Birmania, per numerosi birmani Facebook è internet, e l’account di Wirathu birmano e inglese di Wirathu è seguito da centinaia di migliaia di persone.

Wirathu su un suo messaggio ha dichiarato che se i suoi messaggi non piacciono “possono denunciarmi”, e se il suo account dovesse essere eliminato se creerebbe uno nuovo. La situazione è però più complessa di quello che si possa pensare. Wirathu condivide numerose immagini violente ed esplicite, e Facebook rimuove i contenuti che “vengono condivisi per glorificare la violenza”. Ma come ha evidenziato un portavoce di Facebook “È spesso complicato stabilire quale sia il contenuto violento condiviso per incitare alla violenza e quello che cerca di informare e riportare i fatti”.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/facebook-put-on-the-spot-as-rohingya-crisis-goes-on

Featured image source: Flickr

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