Rassegna settimanale 23-29 Ottobre: Africa Subsahariana

23 ottobre, Nigeria – Attacco suicida uccide 13 persone in una città del Nord-Est del Paese

Fonti ufficiali riportano che un kamikaze si è fatto esplodere e ha ucciso 13 persone e ne ha ferite 5 nella città di Maiduguri domenica, l’attacco con più morti di questo mese.

Nell’area della città attaccata è presente un campo profughi che ospita più di 2 milioni di persone che sono scappate dagli scontri dell’insurrezione islamista di Boko Haram, che ha causato la morte di oltre 20.000 persone in nove anni di scontri.

Il conflitto, il cui epicentro è circoscritto nell’area nord orientale del Paese, sta mostrando un leggero segno di stallo, nonostante il Governo e le forze armate affermino che Boko Haram è sul punto di essere sconfitto a breve.

Venerdì, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha avvertito che “gli attacchi contro i civili – inclusi gli attacchi suicidi nei campi degli sfollati interni – continuano ad essere fonte di allarmante preoccupazione”.

Fonte: Reuters
Link: https://uk.reuters.com/article/uk-nigeria-security/suicide-bomber-kills-13-others-in-northeast-nigerian-city-police-official-idUKKBN1CR0Y1

23 ottobre, Nazioni Unite – G5 Sahel: per gli ambasciatori del Consiglio di Sicurezza “bisogna agire rapidamente”

Dopo quattro giorni, gli ambasciatori del Consiglio di Sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite hanno completato il tour del Sahel per valutare la situazione della sicurezza e identificare quale sia il sostegno da fornire in risposta alle minacce terroristiche. La delegazione dei 15 ambasciatori dei Paesi membri del CdS, guidati dall’ambasciatore francese François Delattre, l’etiope Tekeda Alemu e l’italiano Sebastiano Cardi, si dicono “convinti” che il Burkina Faso e gli altri Paesi del G5 Sahel meritino di essere sostenuti.

I diplomatici dell’ONU sono arrivati a Ouagadougou in un momento in cui il nord del Paese è colpito da attacchi a decadenza quasi settimanale. Giovedì 19 ottobre circa venti uomini armati hanno bruciato una scuola elementare pubblica che ha portato la popolazione ad evacuare l’area.

Didier Dacko, capo dello staff del G5 Sahel, richiama anche l’attenzione sulla precaria situazione legata all’instabilità in Libia e chiede un maggiore coordinamento con l’Algeria. “Non abbiamo la risposta a tutte le minacce, quindi ci sono movimenti avanti e indietro tra Libia e i Paesi del Sahel. Ma la forza congiunta costituisce una sorta di elemento, parte della risposta a questa situazione, ed è per questo motivo che manderemo due battaglioni al confine tra il Ciad e il Niger. Per quel che riguarda il lato algerino, al momento non abbiamo risposta. Tuttavia, riteniamo che sia importante che la forza comune abbia misure di coordinamento con le forze algerine, ma ciò richiede passi politici a monte a livello operativo dei nostri poteri. “

Secondo François Delattre, ambasciatore francese nelle Nazioni Unite, Paese attualmente alla presidenza del CdS, questo tour ha contribuito a comprendere meglio le realtà e gli sforzi dei Paesi del Sahel nella lotta contro il terrorismo.

Per gli ambasciatori membri del CdS, bisogna agire rapidamente insieme al Burkina Faso e ai membri del G5 Sahel. Quanto al diplomatico francese François Delattre, è già convinto che il Consiglio di sicurezza appoggerà i paesi membri del G5 Sahel. Resta da definire le “modalità” di questo supporto.

Fonte: Radio France Internationale
Link: http://www.rfi.fr/afrique/20171023-g5-sahel-ambassadeurs-conseil-securite-il-faut-vite-agir

24 ottobre, Etiopia – L’Etiopia deve dare voce ai giovani e agire in rispetto dei diritti umani

Nikki Haley, l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, ha affermato durante l’incontro di lunedì la necessità etiope di dar voce ai propri giovani, agendo anche e soprattutto sui diritti umani. L’Etiopia è la prima tappa del tour di tre nazioni Africa per la diplomatica americana, che comprende il Sud Sudan e la Repubblica Democratica del Congo.

Al centro degli scambi tra i due leader è stata la pace e la sicurezza regionale data la posizione chiave che l’Etiopia occupa nella lotta contro il terrorismo nella regione del Corno d’Africa. Al di là delle questioni di sicurezza, Haley ha reso noto che i colloqui sono stati anche incentrati sui diritti umani e sull’importanza della giovinezza etiopica di avere voce.

Il più grande Stato della nazione, quello di Oromia, ha visto nuove proteste anti-governative. Sentimenti simili alla fine del 2015, per gran parte del 2016, hanno portato all’imposizione di uno stato di emergenza, misura inizialmente di sei mesi che è invece durata dieci mesi ed è stata rimossa solo nell’agosto 2017.

Pur essendo un gigante economico nella regione dell’Africa Orientale, il Paese è nell’elenco delle ONG che si occupano della difesa dei diritti umani che accusano Addis Abeba di essere inutilmente prepotente nella gestione dei manifestanti e degli oppositori politici.

Fonte: Africa News
Link: http://www.africanews.com/2017/10/24/ethiopia-must-give-youth-a-voice-act-on-human-rights-us-envoy-to-un/

24 ottobre, Africa – 2016 anno record per il sequestro di avorio africano

Il sequestro d’avorio africano ha raggiunto nel 2016 il livello più alto mai registrato da quando il commercio del materiale è stato vietato nel 1989, ha dichiarato il rapporto della Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie Minacciate di Estinzione (CITES). Sono infatti circa 40 le tonnellate di avorio sequestrate lo scorso anno.

“Le popolazioni di elefanti africani continuano a cadere a causa del persistente bracconaggio, della trasformazione della terra e della rapida espansione umana”, ha aggiunto la relazione. “Le transazioni illegali d’avorio rimangono, però, elevate come nei sei anni precedenti”.

Il report riporta che il numero di elefanti è aumentato in Botswana, Namibia e Sud Africa, mentre sono diminuiti nei Paesi dell’Africa Centrale “dove sono state segnalate e registrate drammatiche perdite di gruppi di elefanti negli ultimi 10 anni”.

Altro dato importante è il fatto che esistono prove evidenti dell’alto numero di cittadini asiatici che esportavano avorio dall’Africa all’Asia. La spinta nel commercio può infatti essere una reazione alla “prospettiva di maggiori controlli, imminente divieto interno in diversi Paesi e anticipazione della continua diminuzione prezzo”.

Fonte: Daily Sabah e BBC News
Link: https://www.dailysabah.com/africa/2017/10/24/african-elephant-ivory-seizures-record-high-in-2016-report-says

http://www.bbc.com/news/world-africa-41727132

25 ottobre, Nigeria – Apertura del processo contro i sostenitori dell’indipendenza del Biafra

Il tribunale di Umuhia in Nigeria ha aperto un processo su vasta scala mercoledì 25 ottobre. Sessanta militanti separatisti sono stati accusati per dei presunti “atti di terrorismo” e “tentativi di omicidio”. Un processo condotto in un contesto difficile: il coprifuoco è ancora in vigore e nelle ultime settimane si sono verificati diversi scontri tra forze di sicurezza e sostenitori di uno Stato indipendente nel Biafra. Il clima è ancor più grave: a settembre il governo federale di Abuja ha classificato l’IPOB (Movimento indipendente per i popoli indigeni) come “organizzazione terroristica”.

I 60 imputati sono stati arrestati dall’esercito a settembre nello stato di Abia, dove le truppe hanno in corso una serie di operazioni ufficiali per combattere la criminalità. Sono membri del Movimento Indipendente per i Popoli Indigeni, IPOB. Queste persone fanno parte della fazione radicale del movimento, guidata dal controverso attivista Nnamdi Kanu. La giustizia li accusa di organizzare e realizzare “atti di terrorismo”.

Di fatto questi attivisti esigono la secessione del Biafra e cercano di scoraggiare i cittadini dalla partecipazione alle elezioni locali. Una mossa fortemente criticata dal governo federale di Abuja, che ha classificato, tra le altre, per questa ragione il Movimento IPOB come “organizzazione terroristica”.

Il Governo centrale ritiene che questo movimento stia alimentando tensioni, in particolare divulgando informazioni che evocano un presunto “genocidio” nei confronti delle comunità di Igbos. Da parte loro, i vicini a Nnamdi Kanu vedono questo processo in una brutta luce. Denunciano gli interventi violenti e prepotenti dell’esercito contro i manifestanti che, secondo loro, sono spesso disarmati.

Fonte: Radio France Internationale
Link: http://www.rfi.fr/afrique/20171025-nigeria-biafra-ouverture-proces-partisans-independance-nnamdi-kanu

25 ottobre, Kenya – Il leader dell’opposizione alla ricerca della disobbedienza civile come mezzo per boicottare il voto

Il leader dell’opposizione Raila Odinga ha invitato i keniani a boicottare le elezioni presidenziali di giovedì, intraprendendo una campagna di disobbedienza civile da lui guidata. Odinga ha parlato poco dopo che la Corte Suprema ha dichiarato di non poter considerare un appello all’ultimo minuto per ritardare il voto dopo che cinque su sette giudici non sono riusciti a presentarsi.

La ripetizione delle elezioni è stata ordinata dalla Corte Suprema il 1 settembre dopo che i giudici hanno annullato i risultati delle consultazioni dell’8 agosto per motivi procedurali. La commissione elettorale aveva affermato che Odinga aveva perso con uno scarto di 1,4 milioni.

Odinga si rifiuta di partecipare al concorso di giovedì 26 ottobre perché afferma che la commissione elettorale ha fallito nell’attuazione delle riforme per impedirgli di essere nuovamente distrutto dalle irregolarità. Da qui la decisione di guidare una campagna di disobbedienza civile che comporti il boicottaggio delle elezioni, appellandosi all’astensionismo degli elettori.

Con la Corte Suprema incapace dar seguito alle petizioni per ritardare la votazione, i funzionari elettorali hanno detto che avrebbero proseguito con la consultazione, indipendentemente dalla decisione di Odinga. Il capo del consiglio nazionale elettorale, Wafula Chebukati, ha detto che il voto procederebbe anche se alcune stazioni elettorali non sono state in grado di aprire. “Nei casi in cui ci saranno problemi (fornitura di materiali) … l’agente di voto avrà il diritto di informarci e l’elezione può essere posticipata ad un altro giorno”.

Cercando di motivare le assenze della Corte Suprema, il Giudice Capo David Maraga ha dichiarato che un magistrato era malato, un altro era all’estero e un altro non è stato in grado di assistere alla consultazione dopo che la sua guardia del corpo è stata colpita e ferita martedì sera. Non è chiaro perché gli altri non si siano presentati.

Il turbamento prima delle elezioni ha spinto il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti a rilasciare una dichiarazione di profonda preoccupazione per gli sforzi delle due parti di minare l’indipendenza della commissione elettorale. Ha condannato l’attacco alla guardia del corpo della vice capo della giustizia e ha invitato i keniani a rifiutare la violenza.

Fonte: Reuters
Link: https://uk.reuters.com/article/uk-kenya-election/kenya-opposition-leader-urges-vote-boycott-civil-disobedience-idUKKBN1CU0VQ

26 ottobre, Kenya – Colpi da arma da fuoco da parte degli oppositori per cercare di boicottare le elezioni

La polizia keniana si è scontrata con i sostenitori dell’opposizione, in seguito alla costruzione di barricate e bande di giovani che hanno impedito la votazione in alcune città, cercando di sfidare la credibilità della vittoria prevista dal presidente Uhuru Kenyatta.

Nella città occidentale di Kisumu, tenendo conto della richiesta di un boicottaggio elettorale della guida dell’opposizione Raila Odinga, di giovani, che lanciavano pietre contro le forze dell’ordine, sono stati colpiti da gas di lacrimogeni e cannoni d’acqua tre ore dopo che le sedi elettorali avrebbero dovuto essere aperte. Non ci sono rapporti immediati di vittime.

Le elezioni sono attentamente monitorate in tutta l’Africa Orientale, che si basa sul Kenya come centro commerciale e logistico, e ad ovest dove Nairobi è considerato un ostacolo contro la militanza islamica in Somalia e il conflitto civile nel Sud Sudan e in Burundi.

“In generale, la situazione della sicurezza nel Paese è sotto controllo. I seggi sono stati aperti in oltre il 90% della Nazione e sono iniziate le votazioni”, ha dichiarato il Ministro dell’Interno Fred Matiang’i a Citizen TV. Tuttavia, nella città occidentale di Migori, un’altra fortezza dell’opposizione, centinaia di cento giovani sono stati filmati riversati su strade ricoperte di detriti e barricate infuocate.

Una manciata di funzionari elettorali che si sono messi a lavorare a Kisumu, scena di grandi scontri su base etnica dopo la contestata elezione del 2007, si sono dovuti ritirare dietro porte chiuse, non in grado di distribuire qualsiasi materiale di voto.

Tali problemi, già riconosciuti dai giudici e dalla commissione elettorale, potrebbero innescare nuove polemiche e cause contro la legittimità del voto e potrebbero suscitare instabilità a lungo termine in un Paese, già spaccato da profonde divisioni etniche.

La nuova consultazione segue il voto di agosto il cui risultato – una vittoria di Kenyatta – è stato annullato dalla Corte Suprema a causa di irregolarità procedurali.

Fonte: The Independent
Link: http://www.independent.co.uk/news/world/africa/kenya-elections-2017-opposition-activists-voting-boycott-violence-shots-government-president-a8020591.html

26 ottobre, Africa – UNICEF: il futuro è Africa

La popolazione dell’Africa sta per salire, secondo uno studio rilasciato dall’UNICEF. Dal Report “Generazione 2030 Africa 2.0”, entro il 2100 quattro persone su 10 sulla Terra saranno africane, con oltre 1 miliardo di bambini che vivranno nel continente entro la metà del secolo.

“Più della metà dell’aumento previsto di 2,2 miliardi di unità nella popolazione mondiale nel 2015-2050 dovrebbe avvenire in Africa”, si legge nel rapporto.

Una delle cause è il crescente numero di donne in età riproduttiva che hanno in media 4,7 bambini – ben al di sopra della media globale di 2,5. Inoltre, i child marriage contribuiscono anche alla maternità in ragazze molto giovani che danno alla luce bambini piuttosto che ricevere un’istruzione

In Niger, il numero di bambini per donna è un impressionante 7,5.

Il rapporto esorta le Nazioni africane a migliorare o fornire i servizi più essenziali, poiché sei su 10 africani non hanno accesso alla sanità di base. In media, ci sono anche solo 1,7 professionisti medici per 1.000 abitanti – ben al di sotto dello standard internazionale minimo di 4,45 fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La relazione avverte che il cambiamento demografico in Africa richiede un forte investimento e attenzione in modo che “i figli di oggi e di domani possano trasformare il continente, rompendo cicli secolari di povertà e iniquità”, altrimenti il mondo rischia di creare pericolose instabilità politiche e miriadi di disastri nel rispetto dei diritti umani.

“Generazione 2030 Africa 2.0”, ha osservato che il mondo dovrebbe prestare particolare attenzione alla Nigeria, “il Paese con il più grande aumento del numero assoluto sia delle nascite che della popolazione infantile”. Infatti, nel 2015 un quinto delle nascite totali del continente si è verificato nella sola Nigeria, “che rappresenta il 5% di tutte le nascite globali”. La relazione ha sottolineato l’importanza di “un accesso più ampio ai servizi sanitari riproduttivi, all’istruzione delle ragazze e all’empowerment” per sollevare questi bambini dalle loro circostanze precarie.

“In termini assoluti, tra il 2031 e il 2050 la Nigeria è proiettata a aggiungere alla propria popolazione altri 224 milioni di bambini (21% delle nascite in Africa e 8% di tutte le nascite nel mondo)”.

Il principale risultato positivo dello studio, secondo la relazione, è che, mentre molti bambini africani continuano a vivere in povertà e conflitti, la mortalità infantile è diminuita e la speranza di vita è aumentata in qualche modo. Tuttavia, c’era ancora spazio per migliorare, ha sottolineato l’UNICEF, in quanto il continente africano conta ancora la metà di tutte le morti infantili globali.

Fonte: UNICEF e Deutsche
Link: http://www.dw.com/en/unicef-the-future-is-african/a-41119465

https://data.unicef.org/resources/generation-2030-africa-2-0/

27 ottobre, Burundi – Il Burundi è il primo Paese ad abbandonare la Corte Penale Internazionale

Il Burundi è il primo paese a ritirarsi dalla Corte penale internazionale. Un portavoce della CPI ha confermato che il rimpatrio avrà effetto venerdì, un anno dopo che la nazione dell’Africa Orientale ha notificato al Segretario Generale delle Nazioni Unite la sua intenzione di lasciare la Corte.

Il Burundi è la sola delle tre nazioni africane ad andare avanti con il suo ritiro dopo aver effettuato i passi necessari l’anno scorso per lasciare che la Corte accusano di concentrarsi quasi solamente sull’Africa. Infatti, il ritiro del Sudafrica è stato revocato a marzo., mentre il nuovo Governo del Gambia ha revocato il suo ritiro nel mese di febbraio.

L’abbandono del Burundi non pregiudica l’esame preliminare della situazione del Paese già in corso dal procuratore della Corte, ha detto il portavoce CPI Fadi El Abdallah all’Associated Press. L’esame è iniziato nell’aprile del 2016.

In Burundi si sta affrontando un grave turbamento politico partito nell’aprile 2015, quando il Presidente Pierre Nkurunziza ha annunciato i piani per chiedere un terzo mandato, che ha ottenuto in maniera alquanto controversa.

Il mese scorso, una Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite ha dichiarato che i crimini contro l’umanità, inclusi omicidi e violenze sessuali, sono ancora commessi in Burundi e ha chiesto alla CPI di avviare un’indagine quanto prima possibile. Secondo la relazione delle Nazioni Unite basata su interviste con più di 500 testimoni, nei presunti autori de fatti sono inclusi i principali funzionari nei servizi nazionali di intelligence e nelle forze di polizia, funzionari militari e membri della lega giovanile del partito di governo, noto come Imbonerakure. Migliaia di persone sono fuggite dal paese.

“Il ritiro ufficiale del Burundi dalla Corte penale internazionale è l’ultimo esempio degli sforzi deplorevoli del Governo per proteggere da qualsiasi tipo di responsabilità coloro che sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani” ha dichiarato Param-Preet Singh, direttore associato della giustizia internazionale dello Human Rights Watch, in una dichiarazione venerdì.

Fonte: Al Jazeera
Link: http://www.aljazeera.com/news/2017/10/burundi-leave-international-criminal-court-171027080533712.html

27 ottobre, Guinea Equatoriale – Figlio del presidente colpevole di corruzione secondo le autorità di Parigi

Il figlio maggiore del Presidente Teodoro Obiang, nonché vicepresidente della stessa Guinea Equatoriale, ha ricevuto una pena sospesa di tre anni e un’ammenda sospesa di 30 milioni di euro (34,78 milioni di dollari) dopo essere stata dichiarata colpevole di corruzione da parte di giudici all’Alta Corte di Parigi venerdì.

Il tribunale ha anche ordinato la confisca di beni sequestrati – tra cui un palazzo di 101 camere sulla Avenue Foch nel centro di Parigi, acquistato per 25 milioni di euro nel 2005.

Il quarantottenne Teodorin Obiang non è apparso on nessuna delle udienze di tribunale da quando è stato accusato nel 2014 dalla Corte Suprema di Parigi di riciclaggio di denaro. È stato condannato in contumacia venerdì.

Fonte: Deutsche Welle
Link: http://www.dw.com/en/french-court-finds-african-playboy-teodorin-obiang-guilty-of-embezzlement/a-41146626

28 ottobre, Somalia – Nuovo attacco terroristico a Mogadiscio: Al Shabaab rivendica

Due autobombe sono esplose nella mattina del 28 ottobre di fronte a un hotel a Mogadiscio. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo terroristico islamista di Al Shabaab, che sembra essere il responsabile anche dell’attentato nella capitale somala della settimana scorsa. Secondo l’ultimo bilancio delle fonti di sicurezza nazionale i morti sarebbero almeno 14.

Solo due minuti hanno separato le due esplosioni. La prima si è verificato all’ingresso del Naso Hablod Hotel a circa 600 metri dal Palazzo Presidenziale quando una macchina si è scagliata contro l’edificio. La seconda, vicino all’antico edificio del Parlamento, ad un crocevia non poco lontano dall’albergo già attaccato.

Secondo alcuni testimoni, dopo le due esplosioni si sono sentiti dei colpi d’arma di fuoco, come se fosse scoppiato uno scontro. Alla fine del pomeriggio il settore è ancora bloccato dalle forze di sicurezza.

È dunque difficile dire se gli aggressori sono stati in grado di entrare nell’edificio. In ogni caso, questo è ciò che normalmente fanno i militanti di Al Shabaab: le bombe all’esterno per consentire a un comando di entrare per ottenere un massimo di vittime.

La rivendicazione del gruppo è avvenuta oggi stesso tramite radio Al Andalous, lo strumento utilizzato da Al Qaeda e da Al Shabaab per fare le loro dichiarazioni.

Fonte: Radio France Internationale
Link: http://www.rfi.fr/afrique/20171028-somalie-shebabs-revendiquent-double-attentat-voiture-piegee

28 ottobre, Eritrea – Assemblea Generale: gli eritrei stanno ancora fuggendo da un regime feroce, il Mondo deve agire

Il relatore speciale delle Nazioni Unite sull’Eritrea ha ribadito l’invito all’ONU di non voltare le spalle ai cittadini eritrei che continuano a fuggire dal regime repressivo a casa.

Sheila Keetharuth ha dichiarato all’Assemblea Generale che i cittadini del Paese del Corno d’Africa continuano a subire gravi, continue e violente violazioni dei diritti umani. Ha aggiunto che a migliaia continuano a camminare per giorni alla ricerca di un’occasione per fuggire dal Paese. Ha elencato una serie di violazioni dei diritti, tra cui: arresti arbitrari, detenzioni inspiegabili e, nel caso di coloro che tentano di fuggire, aggiunge che ci sono presunti ordini di sparare a vista eseguiti dall’esercito.

“L’Eritrea non ha ancora una Costituzione per proteggere i diritti umani fondamentali, nessun giudice indipendente, nessun’assemblea legislativa – in realtà nessuna istituzione che possa garantire controlli e bilanci o proteggere contro l’abuso di potere da parte dello Stato.”

“Appello alla comunità internazionale di non voltare le spalle ai rifugiati eritrei per un guadagno politico a breve termine in risposta alle richieste o promesse elettorali populiste, che possono tradursi in vere e proprie restrizioni, molestie e violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato all’Assemblea Generale durante un aggiornamento sulla situazione dei diritti umani di Eritrea.

“Al massimo, gli sforzi per ridurre il numero di rifugiati eritrei che arriveranno porteranno solo ad una caduta temporanea dei numeri, ma non fermano le persone che attraversano deserti e mari in cerca di paradisi sicuri. Nessuna barriera sarà insormontabile per chi scappa dalle violazioni dei diritti umani.”, ha aggiunto.

Il Paese è visto come uno dei Stati che “producono” più profughi. La maggior parte di coloro che fuggono di solito si dirigono verso la vicina Etiopia e il Sudan, mentre alcuni cercano di attraversare il mare per andare all’estero. I dati recenti dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) mostrano che 20.000 persone sono passate fino ad oggi, quasi tutte nel 2016, in un Paese limitrofo.

Keetharuth ha espresso preoccupazione per l’assenza di una Costituzione nel Paese oltre due decadi dopo l’ottenimento dell’indipendenza dall’Etiopia. Secondo lei, è ciò che ha portato al totale abuso di potere da parte dello stato.

Fonte: Africa News
Link: http://www.africanews.com/2017/10/28/eritreans-still-fleeing-brutal-regime-world-must-act-un-gen-assembly-told/

29 ottobre, Etiopia e DR Congo – I Governi etiope e congolese rischiano di perdere la legittimità per la repressione delle proteste pacifiche

Secondo Herman J. Cohen, ex ambasciatore degli Stati Uniti che è stato Assistente Segretario di Stato per gli Affari Africani, i Governi dell’Etiopia e la Repubblica democratica del Congo (DRC) rischiano di perdere tutta la loro legittimità a causa della repressione violenta delle proteste pacifiche dei loro cittadini.

In Etiopia, i sentimenti anti-governativi crescenti, specialmente nello stato regionale di Oromia, sono stati fronteggiati con il dispiegamento delle forze di sicurezza federale che, negli scontri, ha portato alla morte di diversi individui. L’incidente più recente è avvenuto nella città di Ambo che ha causato la morte di 10 persone.

Proteste simili e un tentato blocco delle città hanno portato all’imposizione di uno stato di emergenza nell’ottobre dello scorso anno. La misura di sei mesi aveva l’obiettivo di sedare le proteste che si diffusero nella regione settentrionale di Amhara e nella capitale Addis Abeba.

Nel caso della DRC, il mantenimento permanente del potere di Joseph Kabila, nonostante la scadenza del suo mandato nel dicembre 2016, ha innescato diverse proteste e scontri con le forze di sicurezza, conclusesi con diverse vittime e arresti di massa.

Il fallimento del corpo elettorale, CENI, nell’organizzare elezioni destinate a sostituire Kabila, ha anche peggiorato la situazione. L’opposizione afferma che continuerà le proteste fino a quando Kabila lascerà l’ufficio. Il CENI si impegna a indire elezioni entro l’aprile del 2019, anche se gli Stati Uniti insistono sul fatto che dovranno essere indette l’anno prossimo.

Fonte: Africa News
Link: http://www.africanews.com/2017/10/29/ethiopia-drc-govts-risk-losing-legitimacy-over-crackdown-on-peaceful-protests/

29 ottobre, Kenya – Il capo dell’opposizione keniana chiede la calma in uno slum

Il leader dell’opposizione keniana Raila Odinga ha fatto un appello per riportare la calma nel Paese, durante una sua visita in data odierna in uno slam della capitale, quartiere in cui sono scoppiate violenti scontri su base etnica durante le consultazioni presidenziali di giovedì 26 ottobre.

Gli scontri a Kawangware e in un villaggio nel Kenya Occidentale dopo il voto di giovedì sono stati i primi segnali che i punti di confronto tra i sostenitori di Odinga e la polizia potrebbero eventualmente trasformarsi in conflitti tra vicini.

“Uno Stato non può essere governato dalla pistola. Stando qui in questa chiesa vogliamo condannare la militarizzazione della politica in questo paese “, ha detto Odinga ai residenti nella baraccopoli di Nairobi.

Venerdì, un giorno dopo il voto nella maggioranza del Paese, a Kawangware scontri nati su base etnica hanno causato la distruzione di decine di case e negozi e un uomo è stato ucciso. La maggior parte degli edifici andati a fuoco apparteneva a residenti della tribù Kikuyu del Presidente Kenyatta.

Un uomo del gruppo Luo di Odinga è stato ucciso durante la notte presso il villaggio di Koguta, nell’ovest del paese, dopo che i residenti di due gruppi etnici che sostengono diversi candidati si sono armati.

Se tali incidenti isolati diventino una tendenza generalizzata, potrebbero aumentare gli scontri seguendo un effetto domino, così come accaduto dopo le elezioni presidenziali del 2007, quando settimane di violenza hanno causato la morte di 1.200 persone. Questi avvenimenti sono un campanello di allarme per tutta l’Africa Orientale, che trova nel Kenya il centro diplomatico e commerciale della regione.

Fonte: Reuters
Link: https://uk.reuters.com/article/uk-kenya-election/kenya-opposition-leader-calls-for-calm-in-slum-hit-by-deadly-violence-idUKKBN1CY0H8

Featured Image Source: Wikimedia

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