Rassegna settimanale 09 – 15 ottobre: Africa Subsahariana

09 ottobre, Nigeria – Processi segreti per i sospettati di Boko Haram

Più di 2.300 persone, sospettati di essere militanti Islamisti appartenenti a Boko Haram, saranno sottoposti lunedì al primo processo su larga scala della Nigeria, dall’inizio dell’insurrezione di Boko Haram, nel 2009. Da allora i terroristi hanno colpito anche fuori dai confini nazionali, in Niger, in Camerun e in Ciad, uccidendo almeno 20.000 civili. Fin’ora in Nigeria solo nove persone sono state giudicate e condannate per appartenenza al gruppo armato jihadista. Le autorità governative sperano, di dare un segnale forte nella lotta al gruppo terroristico. Tuttavia, il processo si svolgerà a porte chiuse e non saranno ammessi neanche i giornalisti durante le udienze. Per questo gli analisti ritengono che la segretezza dei processi possa minare la risonanza e l’efficacia del provvedimento. Ai processi potrà partecipare personale del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) e delle ambasciate statunitense e britannica nel paese.

La giustizia federale assicura di essere in grado di processare 1670 persone, detenute presso il centro militare di Kainji, nello stato del Niger, nordovest del paese. Altri 651 imputati, imprigionati nel campo militare Giwa a Maiduguri, saranno giudicati per «atti terroristici». Mentre altri 200 detenuti saranno rilasciati e inseriti in un apposito «programma di recupero dalla radicalizzazione». Riportiamo inoltre che Amnesty International ha denunciato gravi violazioni dei diritti umani nella lotta a Boko Haram da parte dell’esercito regolare, segnalando circa 1200 esecuzioni sommarie e oltre 20.000 arresti arbitrari.

Fonte: The Guardian
Link: https://www.theguardian.com/world/2017/oct/09/nigeria-begin-secret-trials-thousands-boko-haram-suspects

11 ottobre, Africa – Disparità di genere e opportunità per le donne

Dallo studio promosso dall’organizzazione One Campaign, è emerso che più di 130 milioni di ragazze non hanno accesso all’istruzione “questi sono 130 milioni di potenziali ingegneri, imprenditrici, insegnanti e politiche della cui leadership il mondo sente la mancanza” ha affermato Gayle Smith, presidente dell’organizzazione. Lo studio dimostra inoltre come le ragazze non istruite, siano maggiormente esposte a rischio povertà, matrimonio in età infantile, violenza e malattia, inclusa HIV e Aids.

Il Sud Sudan risulta essere la nazione più difficile per le ragazze in cui ricevere un’istruzione, con i ¾ delle ragazze che non riescono a frequentare nemmeno la scuola primaria. A seguire si trova la Repubblica Centro – Africana, in cui si attesta solo un’insegnante ogni 80 studenti,  e il Niger, in cui solo il 17% delle donne di un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, è istruita. L’Afghanistan, invece, detiene il livello più alto di disparità di genere nella scuola primaria. Il Chad è quinto, seguito da Mali, Guinea, Burkina Faso, Liberia ed Ethiopia.

Alcune nazione, come Somalia e Syria non potevano essere incluse, a causa della mancanza di dati sufficienti da analizzare e comparare.

Fonte: The Guardian e One.org
Link: https://www.theguardian.com/global-development/2017/oct/11/revealed-the-10-worst-countries-for-girls-to-get-an-education-international-day-girl

https://www.one.org/international/about/

12 ottobre, Kenya – Vietate le manifestazioni contro Kenyatta in vista delle elezioni

Il governo del Kenya ha vietato proteste e manifestazioni nelle tre principali città: Nairobi, Mombasa e Kisumu, con l’obiettivo di ostacolare l’opposizione, che ha lanciato un appello alla popolazione per manifestazioni quotidiane, in vista delle elezioni presidenziali del 26 ottobre. Nelle scorse settimane, ci sono stati centinaia di manifestanti a supporto del candidato Odinga; numerosi gli scontri con la polizia, che ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Il divieto non fa che aumentare la tensione nel Paese, dopo l’annullamento del precedente voto dell’8 agosto, che aveva visto la rielezione di Uhuru Kenyatta grazie a brogli elettorali. Gli oppositori protestano contro la Commissione elettorale centrale, accusandola di brogli. Il candidato alternativo a Kenyatta, Raila Odinga, si è ritirato dalla corsa perché convinto che senza le fondamentali riforme della Independent Electoral and Boundaries Commission (IEBC) le elezioni non possano essere chiare e libere. Il ministero dell’interno ha fatto sapere che ogni violazione dell’ordine pubblico verrà messo in conto alla coalizione anti-Kenyatta, la NASA e al suo direttore esecutivo, Norman Magaya .

Fonte: The Guardian
Link: https://www.theguardian.com/world/2017/oct/12/kenya-bans-opposition-protests-as-election-crisis-deepens

13 ottobre – Liberia: Verso la designazione del nuovo Presidente. In vantaggio George Weah

I liberiani hanno votato per eleggere il nuovo presidente e i membri della Camera dei rappresentanti; queste erano le terze elezioni dal 2003, anno in cui è finita la guerra civile che ha causato più di 200mila vittime nel paese. Il premio nobel per la pace Ellen Johnson Sirleaf ha concluso i due mandati consentiti dalla Costituzione e per la prima volta dal 1944 a un presidente eletto democraticamente ne seguirà un altro eletto democraticamente. A garantire la regolarità del voto e la sicurezza nei seggi elettorali più di 5000 addetti, tra agenti di polizia e membri della Missione delle Nazioni Unite in Liberia

I candidati erano venti, ma a spuntarla potrebbe essere il senatore George Weah, che al terzo tentativo potrebbe diventare il nuovo presidente della Liberia. La Commissione elettorale nazionale ha annunciato i risultati parziali delle elezioni che si sono tenute martedì scorso e Weah sarebbe in testa in 14 delle 15 circoscrizioni elettorali, mentre il vice presidente liberiano Joseph Boakai, suo oppositore, è in testa nella sua contea natale, Lofa. La presidenza si ottiene al primo turno con la maggioranza del 50% più uno dei voti, mentre al secondo turno è previsto il ballottaggio, in questo caso a novembre.

Fonte: BBC News
Link: http://www.bbc.com/news/world-africa-41604740

14 ottobre – Sale a quasi 300 il numero delle vittime dell’attentato a Mogadiscio

Due camion bomba sono stati fatti esplodere nella capitale della Somalia, Mogadiscio. Si contavano inizialmente una trentina di vittime, poi salite a quasi 300. La prima esplosione è avvenuta davanti all’Hotel Safari al centro della città vicino ad uffici del governo, alberghi e ristoranti. Due ore dopo un’altra bomba è esplosa nel quartiere di Madina, nella zona sud della capitale. Non ci sono state rivendicazioni, ma è possibile che sia opera delle milizie al Shabaab, legati ad Al Qaeda dal 2012 e cacciati da Mogadiscio nel 2011, e responsabili di numerosi attacchi con l’obiettivo di rovesciare il fragile governo sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Africana. La gran parte delle vittime è costituita da venditori ambulanti che si trovavano sulla grande arteria stradale, in cui è esploso il camion-bomba.

Fonte: The Guardian
Link: www.theguardian.com/world/2017/oct/14/somalia-several-killed-in-mogadishu-truck-bomb

Liberia: Si denunciano brogli elettorali nell’ultima tornata elettorale

“Le elezioni del 10 ottobre non hanno superato gli standard minimi richiesti per elezioni libere e trasparenti. Sono state viziate da che si sono tenute martedì scorso in Liberia sarebbero state viziate da grosse irregolarità e frodi che hanno minato l’integrità delle elezioni e privato migliaia di cittadini dei loro diritti costituzionali di votare.” Ad affermarlo è Charles Brumskine candidato alle elezioni ed esponente del Liberty Party. Il partito ha chiesto di rimandare il primo annuncio sui risultati del voto previsto per giovedì ed è pronto ad avviare un’azione legale se l’agenzia indipendente che supervisiona il processo elettorale non accoglierà la richiesta. Inoltre, sta portando avanti un’inchiesta corposa in modo da poter presentare prove inoppugnabili alla National Elections Commission (NEC) per intraprendere i provvedimenti necessari.

Al contrario, John Mahama, presidente della missione Ecowas che ha monitorato le elezioni, ha lodato le istituzioni liberiane per la trasparenza del processo elettorale, affermando che non ci sono state irregolarità nelle procedure di spoglio e conteggio dei voti. Queste elezioni, le terze dalla fine della guerra civile nel 2003, sono le prime ad essere state gestite in maniera indipendente dalla Liberia. Le Nazioni Unite avevano supervisionato i due voti precedenti nel 2005 e 2011.

Fonte: All Africa
Link: http://allafrica.com/stories/201710150184.html

Featured Image: Frontpage Africa online

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