Rassegna settimanale 12-18 giugno: Sud Est Asiatico

12 giugno – Filippine – Concentrato sulla guerra contro la droga Duterte ha ignorato il terrorismo

Secondo un esperto di sicurezza, l’ossessione del presidente Rodrigo Duterte sulla controversa guerra contro la droga ha esposto il paese alla crescita dello Stato Islamico nelle regioni semi-autonome del sud.

Un analista e professore al National War College di Washington, specializzato nelle questioni di sicurezza del sud-est asiatico, Zachary M. Abuza, ha dichiarato che il governo si è rifiutato di riconoscere la crescita dello Stato Islamico e gruppi affiliati.

“Duterte si è preoccupato solo della sua campagna che ha messo in ginocchio lo stato di diritto, usando la polizia e altre forze di sicurezza per uccidere i rivenditori di droga.”

La battaglia a Marawi tra i militanti Maute e l’esercito filippino è in corso da quasi tre settimane ormai.

Gli scontri sono iniziati il 23 maggio quando le forze speciali filippine hanno lanciato un raid per arrestare Isnilon Hapilon, un leader ricercato del gruppo Maute, appartenente alla rete del terrore di Abu Sayyaf.

Le autorità hanno stilato una lista di 200 ricercati che avrebbero aiutato i ribelli coinvolti negli scontri con l’esercito che hanno portato alla morte di 200 persone.

Un portavoce dell’esercito filippino ha confermato che gli Stati Uniti stavano portando supporto tecnico alle truppe governative.

Questa assistenza avviene dopo mesi di relazioni complicate tra i due alleati di lunga data dopo che il neo eletto Duterte abbia usato toni molto duri contro Washington e promesso di scacciare tutte le truppe americane dal paese.

La presenza di soldati statunitensi a Mindanao risale al 2002. Erano stati mandati 1200 soldati per allenare e consigliare l’esercito filippino nel combattere i militanti di Abu Sayyaf.

Il programma di cooperazione militare è stato chiuso nel 2015 ma è rimasta una piccola permanenza per il supporto tecnico e logistico.

Gli Stati Uniti e le Filippine sono alleati decennali, il loro rapporto ha permesso a Washington di mantenere un punto di appoggio in Asia e ha permesso a Manila di proteggersi contro la volontà cinese di affermarsi nella regione.

Duterte ha però apertamente criticato l’alleanza, vedendola come un ostacolo ad un possibile avvicinamento con la Cina, e ha dichiarato senza mezzi termini che Washington trattasse il suo paese come un lacchè.

In questo contesto esplosivo, ci si aspetta che Duterte faccia qualche mossa in direzione degli Stati Uniti per cercare di contrare la sempre crescente influenza dello Stato Islamico.

Un report del New York Times dimostra che le popolazioni musulmane Moro a Mindanao portano con sé una lunga storia di malcontento dovuta alla povertà e alla criminalità endemica nella regione – tutti fattori da sfruttare per lo Stato Islamico.

Nel 2015, gli sforzi per pacificare la regione dal predecessore di Duterte, Benigno S. Aquino III, sono risultati insoddisfacenti e nuove misure devono ancora vedere il giorno sotto l’attuale amministrazione.

Abuza ha dichiarato: “Non è stata la diffusione dell’ISIS in Iraq e Siria che ha dato vita alle cellule nelle Filippine, ma il collasso del processo di pace.”

Anche se dovesse finire presto conflitto armato a Marawi, secondo le previsioni militari, ci sarebbero comunque fondate preoccupazioni che nuove reclute arrivino a Mindanao.

“Se Duterte non vuole occuparsi di questo, la situazione si deteriorerà per molto tempo ancora” ha commentato Abuza.

Sempre secondo Abuza l’assenza di controllo su Mindanao è da considerarsi una minaccia per la sicurezza regionale, non solo nazionale.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/06/philippines-duterte-focused-on-drugs-ignored-rise-of-is-analyst/#rovxw5QCbqIObwzs.97

13 giugno, Malesia  – Il ministro della difesa malesiano parla di pattuglie aeree ASEAN contro il terrorismo

Il ministro della difesa malesiano Datuk Seri Hishammuddin Hussein ha evocato una possibile pattuglia aerea ASEAN per lottare contro il rischio terrorista nella regione. “Dobbiamo fare di tutto per impedire allo Stato Islamico di arrivare qua. I paesi Asean si sono impegnati in questa direzione e inizieremo una pattuglia marittima nella regione il più presto possibile”. “A seguire, potremmo inaugurare delle pattuglie aeree.” Inoltre Hishammuddin ha aggiunto che sia Singapore che il Brunei saranno invitati come stati osservatori e e che è necessario convincere altri paesi nel contrastare questa minaccia.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/malaysian-defence-minister-says-asean-may-launch-joint-air-patrols-to-tackle-terror

Thailandia – La giunta militare decisa ad approvare il progetto di ferrovie cinese

Il primo ministro tailandese, Prayut Chan-o-cha, a capo della giunta militare che governa il paese, ha detto che invocherà i suoi “poteri assoluti” per mandare avanti il progetto di infrastrutture ferroviarie ad alta velocità concordato con lo stato cinese. Il progetto ammonta ad un totale di quasi 5.2 miliardi di dollari americani e permetterà di connettere meglio il sud della Cina con l’intera regione del sud-est asiatico. L’iniziativa è uno degli investimenti più importanti che lo stato cinese abbia mai effettuati in Thailandia e fa parte di un immenso progetto di infrastrutture attraverso tutto il sud-est asiatico.

Da quanto il progetto è stato approvato ci sono stati però numerosi ritardi e contrattempi. Inizialmente ci sono stati problemi per le condizioni e le modalità del prestito di Pechino. Recentemente sono le leggi thailandesi che pongono un limite massimo al numero di ingegneri e architetti stranieri che possono lavorare su progetti infrastrutturali che si rivelano problematiche. Il Primo ministro ha fatto sapere che farà di tutto per che questo progetto veda il giorno, incluso invocare il controverso articolo 44 della Costituzione.

L’articolo in questione dà la possibilità al primo ministro di poter prendere qualsiasi decisione nel nome della sicurezza nazionale. Il governo ha già usato questo stratagemma in diverse occasioni, e sarebbe pronto a farlo di nuovo anche per superare la burocrazia statale e non preoccuparsi troppo del numero di personale qualificato straniero. Una decisione senza dubbio apprezzata da Pechino.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/thai-junta-chief-prayut-says-will-invoke-absolute-powers-to-force-through-chinese

14 giugno, Filippine –  I ribelli giustiziano i civili a Marawi

I combattenti affiliati allo Stato Islamico di Mindanao stanno entrando nella loro quarta settimana di battaglia all’ultimo sangue contro l’esercito filippino. Un ufficiale ha dichiarato che cinque civili erano stati giustiziati nella giornata di lunedì. Facevano parte di un gruppo di 13 persone che si nascondevano all’interno di una casa quando i militanti islamisti hanno fatto irruzione, gli altri sono riusciti a scappare. Questo evento non è isolato, sono numerosi i video di civili giustiziati a Marawi.

Secondo i soccorritori sarebbero tra i 500 e i 600 i civili che stanno morendo di fame nella città. Quasi tutti i 200.000 abitanti sono riusciti a lascare Marawi, quelli che non sono riusciti a scappare stanno lentamente esaurendo le risorse di acqua e cibo. Un gruppo di superstiti ha dichiarato che sono riusciti a sopravvivere con cibi disidratati, riso, e cibo in scatola. La notte dovevano uscire per delle “missioni suicide” alla ricerca di acqua, a volte nascondendosi a qualche metro dai ribelli.

Dall’altra parte, stando alle dichiarazioni di un ufficiale, i militanti stanno usando gli ostaggi come scudi umani, cuochi, corrieri. Gli abitanti che vogliono scappare dalla città e mettersi in salvo devono evitare i militanti con i loro cecchini, mitragliatrici fisse, esplosivi, trappole e altro ancora. Secondo un portavoce dell’esercito, le forze armate ribelle controllano ancora una decina di distretti sui 96 della città, all’incirca il 20 percento di Marawi. Inoltre i militari hanno dichiarato che i militanti stanno dando segni di cedimento, rifiutandosi di dare un pronostico per la liberazione della città.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/militants-executing-civilians-as-marawi-siege-enters-4th-week

15 giugno, Cambogia- Il Primo ministro autorizza il ritorno nel paese del leader dell’opposizione

Il primo ministro cambogiano Hun Sen ha deciso di revocare l’ordine che impediva il leader del partito di opposizione, Sam Rainsy, di poter tornare nel suo paese. Tutto ha avuto inizio dopo un’intervista radiofonica di Sam Rainsy nella quale ha definito Hun Sen un codardo e gli ha chiesto di essere “abbastanza coraggioso” da rimuovere il divieto. In seguito il Primo ministro ha “sfidato” il membro dell’opposizione invitandolo a tornare in Cambogia.

Sam Rainsy è stato per cinque anni il leader del partito di opposizione Cambodia National Rescue Party. In seguito si è dovuto dimettere nel mese di febbraio dopo essere stato minacciato di azioni legali dal Primo ministro in carica. Dopo esser scappato in esilio in Francia gli è stato vietato di candidarsi per cinque anni e di entrare in Cambogia. Era stato dato l’ordine a tutte le compagnie aeree che operano in Cambogia di non poter imbarcare Rainsy.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/06/cambodia-pm-hun-sen-lifts-ban/#43JWM1hxIWKSqm31.97

16 giugno, Filippine – Le autorità dichiarano che alcuni militanti possono esser scappati da Marawi

Il brigadiere generale Restituo Padilla ha dichiarato che le misure di sicurezza sono state rafforzate ovunque sull’isola di Mindanao dopo il prolungamento della battaglia tra l’esercito filippino e i militanti islamisti. Le autorità stanno cercando individui che potrebbero “provare a fomentare confusione o terrore”. Inoltre il brigadiere generale dichiara che alcuni ribelli possono essersi mischiati alle persone evacuate, “non neghiamo che ci sono probabilmente un paio di loro che si possono esser confusi con la folla”.

La battaglia in corso tra centinaia di militanti ben addestrati e armati, capaci di occupare una città ha allarmato vari governi del sud-est asiatico. I governi indonesiani, malesiani e filippini si incontreranno in Indonesia per discutere della minaccia e delineare un piano di azione contro il terrorismo.

I militari hanno fatto sapere che ancora 200 individui, per la maggior parte gente del posto insieme a qualche foreign fighters che hanno giurato fedeltà allo stato islamico, sono ancora all’interno della città con degli ostaggi. Sarebbero morte più di 300 persone nelle ultime quattro settimane di scontri, 225 militanti, 59 soldati e 26 civili.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/philippines-says-some-militants-may-have-slipped-out-of-embattled-marawi-city

17 giugno, Filippine – Alcune persone evacuate da Marawi morte per malattia

“Almeno 59 delle persone evacuate a causa dei combattimenti in corso nella città di Marawi sono morte per via di diverse malattie” ha dichiarato un ufficiale della sanità. La Ministra della sanità  ha dichiarato “Ci sono 40 morti dovute alla disidratazione” e altre 19 dovute a condizioni preesistenti. “Questi pazienti con problemi di salute sono stati curati in ospedale ma hanno scelto di tornare nei centri di evacuazione dove sono morti a causa di complicazioni”.

Inoltre la Ministra si è detta preoccupata dal fatto che su 218.551 evacuati solo 20.000 si trovano all’interno di un centro, nutrendo forti timori per le condizioni di salute degli altri 200.000. Tra i problemi di salute delle persone monitorate ci sono casi di gastroenterite, infezioni delle vie respiratorie, diarree e malattie della pelle. I militari hanno dichiarato che molti filippini cercano di venire in aiuto ai rifugiati, chiedendo però di non portare direttamente il cibo o i vestiti, per non estendere le epidemie al resto della popolazione.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/59-marawi-evacuees-have-died-of-various-illnesses-officials

18 giugno, Malesia – Anwar Ibrahim rinuncia a candidarsi come primo ministro

Uno dei leader dell’opposizione, Anwar Ibrahim, ha dichiarato che non si presenterà come possibile candidato per le elezioni del prossimo anno. Considerato un astro nascente della politica malesiana, Anwar Ibrahim è uno dei principali rivali dell’attuale primo ministro Najib Razak (attualmente implicato in ampio scandalo di corruzione), dopo aver portato un’opposizione composta da tre partiti diversi ad un incredibile risultato elettorale nel 2013. In seguito Anwar è stato imprigionato per aver avuto rapporti omosessuali con un suo assistente, un’accusa considerata come un tentativo di mettere fine alla sua carriera politica.

Anwar Ibrahim ha dichiarato di volersi dare da parte per evitare il fenomeno della dispersione dei voti e permettere la vittoria della coalizione. In caso di vittoria della coalizione il Primo ministro sarà probabilmente Mahathir Mohamad, che ha ricoperto la carica più a lungo di qualsiasi altra persona. Il politico di 91 anni ha accettato l’incarico solo in caso non ci sia nessun’altro candidato considerato accettabile.

Fonte:Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/06/malaysia-jailed-opposition-leader-anwar-withdraws-pm-candidate/#32MLRFdK7XSpEx0K.97

 

Featured Image Source:  http://sa.kapamilya.com/absnews/abscbnnews/media/2017/news/06/13/20170526-marawi-residents-rescue-13-jc.jpg?ext=.jpg

 

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