Il Giappone e le Olimpiadi. Tokyo ’64 e le prospettive per i Giochi del 2020

Daniela Fornasari

Introduzione

Nel 2020 il Giappone ospiterà le Olimpiadi a Tōkyō. L’evento sarà un’occasione per il Paese di rilanciarsi sulla scena internazionale, dopo un periodo segnato dalla crisi economica, e di risollevare la nazione all’indomani del grande terremoto che ha colpito la regione del Tōhoku nel 2011.

Le Olimpiadi sono state, storicamente, un evento di ampio respiro, che ha coinvolto, oltre alla nazione ospitante, anche tutte le nazioni che hanno partecipato con le delegazioni di atleti, nonché un vasto numero di spettatori.

I Giochi Olimpici non sono un evento fine a se stesso: nel momento in cui una città e, con essa, il Paese di cui fa parte, decide di candidarsi per ospitare un’edizione olimpica, sono molteplici i fattori che entrano in gioco. La proclamazione della città vincitrice da parte del Comitato Olimpico avviene, generalmente, sette anni prima dell’anno dei Giochi e questo fa comprendere quanto l’organizzazione sia importante ai fini della buona riuscita della manifestazione.

L’appoggio del governo è uno dei presupposti che permettono ad una città di candidarsi e di avere la possibilità di ospitare i Giochi. Inoltre, è fondamentale un solido programma di finanziamento, che coinvolge il Comitato Organizzatore, il governo cittadino e quello nazionale. All’interno del programma olimpico vengono presi in considerazione diversi aspetti, che vanno dalla costruzione delle strutture olimpiche, in un’ottica di ridefinizione dell’assetto urbanistico, agli effetti sul turismo, sul lavoro e sull’economia del Paese. Gli effetti possono essere riscontrati anche diversi anni dopo la fine della manifestazione e ne costituiscono una peculiarità. Ogni Paese che abbia ospitato un’Olimpiade vi ha attribuito finalità diverse, ricercando obiettivi in linea con la propria storia e il proprio presente e cercando di trarre dall’esperienza i maggiori benefici.

La storia olimpica in Asia, nella parte orientale, è relativamente recente e si intreccia con la ricostruzione del secondo dopoguerra e con il desiderio dei Paesi asiatici emergenti di affermarsi sul panorama mondiale. Il fatto che l’Asia abbia iniziato ad ospitare i Giochi solo dal 1964 è legato alla ripresa economica dei vari Stati: solo una nazione economicamente sviluppata, infatti, può sostenere a pieno le spese necessarie a organizzare questo evento. La prima edizione delle Olimpiadi estive a essere ospitata in un Paese dell’Estremo Oriente è stata quella di Tōkyō 1964, seguita da Seoul 1988 e Pechino 2008. Le Olimpiadi di Tōkyō 2020 saranno, quindi, la quarta edizione dei Giochi estivi a essere ospitata in Asia orientale.

Il dossier affronta, in un’ottica aperta e rivolta al futuro, le prospettive di Tōkyō 2020, riservando un primo paragrafo ai Giochi del ‘64. Quali sono i presupposti di questa edizione dei Giochi e quale impatto avranno sul Giappone?

Nel tentativo di delineare un quadro che possa rispondere a queste domande, sono stati analizzati il progetto presentato all’atto della candidatura della città e altri report sui possibili impatti delle Olimpiadi in Giappone.

Tōkyō 1964

I Giochi Olimpici di Tōkyō 1964 furono un’esperienza senza precedenti, sia per il Giappone, sia per l’Asia. Il Giappone fu, infatti, la prima potenza del continente asiatico a riaffacciarsi sulla scena mondiale dopo il ‘45, nonché pioniere nell’ospitare i Giochi in Asia.

Gli interrogativi furono molteplici: ci si domandava se le infrastrutture avrebbero rispettato gli standard del mondo globalizzato e se le barriere linguistiche sarebbero state superate o avrebbero rappresentato un problema per l’organizzazione. I Giochi infransero nuovi record, sia nel numero dei partecipanti, sia in quello degli spettatori, richiamando nella capitale giapponese più di 7500 atleti e oltre 150mila spettatori da tutto il mondo.[1]

Le Olimpiadi del 1964 segnarono un punto di svolta per l’identità del Giappone nel XX secolo, offrendo ai cittadini l’opportunità di separare le due identità che li avevano segnati: quella prima della Guerra e quella dopo. Il Giappone non era più un attore malvisto sulla scena internazionale, ma era tornato a far parte della comunità internazionale, appoggiato e riconosciuto dagli altri Paesi. I Giochi servirono per celebrare questa riammissione storica. Ci fu un’ampia eco mediatica: il New York Times descrisse la perdita della guerra come una sconfitta anche psicologica, da cui il Giappone riuscì a riprendersi solo dopo due decenni.

I Giochi segnarono la continuazione di un periodo che era stato interrotto dalla pesante sconfitta subita nella Seconda Guerra mondiale. Nel caso del Giappone, diverso da quello di Cina e Corea del Sud, ci fu, infatti, un vero e proprio ritorno (e non un’entrata) sulla scena internazionale. Il Giappone era sempre stato una potenza mondiale, anche prima e dopo la sconfitta del 1945, e fu il primo Paese asiatico a modernizzarsi secondo i canoni occidentali, entrando anche a far parte di organizzazioni internazionali.[2]

Per simboleggiare questo ritorno del Giappone sulla scena internazionale e la ricostruzione del Paese dopo la Guerra, la Fiamma Olimpica fu accesa da Sakai Yoshinori, nato a Hiroshima il 6 agosto 1945, data in cui fu sganciata sulla città la bomba atómica.

La città di Tōkyō si presentò al mondo trasformata, mostrandosi ospitale, organizzata e tecnologica. I progetti per le Olimpiadi furono inclusi nel piano decennale per la ripresa economica voluto dal Primo Ministro Ikeda[3]. L’intento fu quello di creare un “boom olimpico” che favorisse il potenziamento dei trasporti, la crescita economica e la diffusione della cultura dello sport.

Furono spesi più di 2,8 miliardi di dollari[4] per costruire le infrastrutture, che andarono a rimodellare e modernizzare il panorama urbano della Tōkyō postbellica. Gli alberghi, destinati ad ospitare stranieri da tutto il mondo, furono occidentalizzati, divenendo i moderni alberghi presenti anche oggi. La città subì una trasformazione, furono costruiti molti edifici e infrastrutture e la capitale, da semplice città, divenne una metropoli. In quegli anni fu progettato anche il treno ad alta velocità Shinkansen, che collegava Tōkyō ad Ōsaka. La trasformazione di Tōkyō fu il segno tangibile della trasformazione dell’intero Paese, guidato da un governo e da una politica che intendevano risollevare la nazione dalla profonda crisi causata dalla sconfitta nella II Guerra Mondiale.

I finanziamenti per le Olimpiadi furono stanziati dalla città di Tōkyō e dal governo, ma anche da donatori privati e dal Comitato Olimpico. Dal 1959 al 1964 furono messi a disposizione per il budget dei Giochi 4,3 miliardi di dollari.

Grazie ai Giochi aumentò anche la possibilità di impiego in quattro settori produttivi. Quello dell’industria manifatturiera registrò il più alto tasso di impiego, con 210 mila lavoratori. Sia il settore delle costruzioni sia quello dei trasporti diedero lavoro a 180 mila persone, mentre in quello dei servizi trovarono impiego 80 mila lavoratori.[5]

La candidatura di Tōkyō per il 2020: obiettivi e linee guida

La città di Tōkyō si è candidata per ospitare i Giochi del 2020 nel settembre del 2011. La votazione finale ha avuto luogo il 7 settembre 2013, durante la 125ª sessione del CIO,[6] a Buenos Aires.

Il 7 gennaio 2013 il Comitato Olimpico Giapponese ha pubblicato il Candidature File, in cui sono stati fissati tutti i presupposti e gli obiettivi relativi alla candidatura, suddivisi in 14 capitoli, ripartiti in tre volumi.

Il progetto olimpico avanzato dalla città di Tōkyō comprende tre linee guida che costituiscono i valori fondanti dei Giochi:

  1. Ospitare l’evento garantendo un’elevata qualità e massimi benefici.
  2. Ispirare le generazioni più giovani.
  3. Usare l’innovazione tecnologica e la creatività giapponese per caratterizzare l’evento e trarre benefici per i Giochi e per il futuro.

Attraverso lo sloganDiscover Tomorrow” (scoprire il domani) viene mostrato il chiaro intento di proiettare l’evento verso il futuro, improntandolo ai possibili benefici per le nuove generazioni, pur mantenendo lo sport al centro. Questa attenzione verso il futuro viene anche esemplificata nelle immagini scelte per l’inizio di ogni capitolo del Candidature File. Alle foto di alcuni sportivi giapponesi raffigurati durante i loro gesti atletici, vengono affiancate quelle di bambini intenti a praticare lo stesso sport.

Il progetto si basa su cinque obiettivi fondamentali:

  1. Rinnovare e rafforzare gli ideali olimpici in Giappone e nel resto del mondo. I Giochi di Tōkyō ’64 hanno significato molto per la nazione. L’evento ha segnato un momento storico, in cui la nazione ha celebrato il ritorno sulla scena mondiale e la ripresa economica, mostrandosi unita e fiduciosa. Oggi Tōkyō è una grande città, una metropoli moderna e all’avanguardia, che però può ancora trarre enormi vantaggi dall’ospitare un evento mondiale. L’esempio di Londra 2012 ha dimostrato, infatti, che questo può essere possibile e che organizzare i Giochi può essere, ancora oggi, un modo per affermarsi ulteriormente sul panorama internazionale.
  2. Ospitare Giochi ben organizzati e garantire la sicurezza. Nei sette anni che intercorrono tra la vittoria nella candidatura e l’inizio dell’evento, sarà portata avanti una pianificazione ben strutturata, caratterizzata dalla volontà di ospitare Giochi senza precedenti. Grazie alla tecnologia avanzata, all’efficienza nei trasporti e ai progetti per gli impianti e le strutture di accoglienza, questa edizione delle Olimpiadi sarà un investimento sicuro per il CIO. Il Giappone è una delle nazioni con il minor tasso di criminalità, che ne fa uno dei posti più sicuri al mondo. I Giochi del 2020, quindi, saranno anche caratterizzati da un efficiente programma per la sicurezza.
  3. Accogliere un pubblico mondiale nel cuore della città e nella nazione. I Giochi saranno celebrati in una Tōkyō rinnovata e ridefinita e coinvolgeranno a pieno la comunità. Il centro dell’evento, ossia il Villaggio Olimpico, sarà situato nell’area della Baia di Tōkyō, che verrà quindi valorizzata e rimodernata. Inoltre saranno creati altri 21 tra impianti sportivi e strutture per le cerimonie. La maggior parte degli impianti saranno situati a soli otto chilometri dal Villaggio. Il progetto prevede quindi una disposizione compatta delle strutture, collegate tra loro da un efficiente sistema di trasporti e a poca distanza da alberghi e alloggi. L’organizzazione dei Giochi mira a creare un concetto di “Comunità Olimpica”, formata dai residenti e da coloro che prendono parte all’evento, e a portare, quindi, nella società, i valori olimpici. Lo stretto contatto che si vuole creare tra la comunità locale e la cosiddetta “famiglia olimpica” è funzionale anche al futuro della nazione, sia in termini di impianti e strutture, sia per appassionare i giovani allo sport.
  4. Promuovere collaborazione e comprensione reciproca. L’unicità della cultura e delle tradizioni giapponesi sono state fonte di ispirazione per numerose forme d’arte e pratiche in tutto il mondo. Tōkyō è una città singolare, in cui coesistono pacificamente antico e moderno, templi e grattacieli, pratiche tradizionali e alta tecnologia. Con Tōkyō 2020 si assisterà a un rinnovamento e a un rafforzamento del legame tra il Giappone e il resto del mondo. L’Oriente incontrerà l’Occidente attraverso lo sport. L’antico e il moderno saranno condivisi e apprezzati da ogni generazione.
  5. Collaborare per mantenere lo spirito olimpico al centro di un mondo che sta cambiando rapidamente. Tōkyō e il Giappone sono rinomati in tutto il mondo per essere un centro globale di innovazione. Il Paese ha raggiunto il primo posto per “capacità di innovazione” nella classifica del 2011-2012 sulla competizione globale, pubblicato dal Forum economico mondiale. Si punterà, quindi, su questa capacità di innovare, per portare benefici ai Giochi, al Movimento Olimpico e allo sport. Anche in questo obiettivo viene rimarcata l’importanza dell’avanzata conoscenza tecnologica giapponese, che costituirebbe un valido aiuto nella collaborazione con il CIO.

Prospettive di Tōkyō 2020                                                                                                           

In seguito all’assegnazione dei Giochi del 2020 a Tōkyō, il Comitato Organizzatore ha completato la stesura del “Games Foundation Plan”,[7] un documento che riepiloga tutto il progetto delle Olimpiadi, dai lavori necessari per la preparazione, fino alle prospettive per il periodo successivo ai Giochi. Il “Games Plan” è stato sottoposto al CIO per essere approvato ed è stato pubblicato sul sito di Tōkyō 2020 il 27 febbraio 2015.

Lo slogan “Discover Tomorrow” viene declinato in tre concetti fondamentali, che vengono esemplificati nel primo capitolo del “Games Plan” e messi in evidenza nella sezione “Vision” del sito di Tōkyō 2020.

  • Achieving Personal Best” (realizzare il record personale). Viene data priorità al carattere sportivo della manifestazione. Il Comitato Organizzatore si impegna per garantire un evento in cui ogni atleta possa realizzare la sua miglior performance e stabilire il proprio record personale. Per favorire gli atleti, verranno quindi impiegate tutte le migliori tecnologie esistenti per costruire impianti e strutture. I cittadini giapponesi, inclusi i volontari, accoglieranno spettatori ed atleti da tutto il mondo, mostrando la migliore omotenashi おもてなし(ospitalità) giapponese. Tutti potranno vivere un’esperienza unica e potranno partecipare ai Giochi a modo loro, stabilendo il loro “record personale”.
  • “Unity in Diversity” (unità nella diversità). Il mondo di oggi è eterogeneo, caratterizzato dalla diversità e dalle differenze: accettarle e rispettarsi reciprocamente permette di mantenere la pace e di far sviluppare e fiorire la società. Lo sport può aiutare a realizzare questo obiettivo, che è posto al centro dei valori olimpici. I Giochi di Tōkyō 2020 promuovono un clima di convivenza fra diverse culture e aumentano la consapevolezza, tra i cittadini di tutto il mondo, di questa “unità nella diversità”.
  • “Connecting to Tomorrow” (rivolti al futuro). I Giochi del 1964 hanno trasformato il Giappone. Gli impianti costruiti per l’occasione continuano a essere usati anche oggi e alcuni saranno luogo delle competizioni olimpiche nel 2020.[8] Molte infrastrutture costruite all’epoca hanno formato le fondamenta per la ricostruzione post bellica e per la ripresa economica del Giappone. I Giochi del 1964 hanno permesso ai cittadini giapponesi di riaprire i rapporti con l’Occidente e di ristabilire un contatto con il resto del mondo.Sono passati più di 50 anni da quando Tōkyō ha ospitato per la prima volta i Giochi. Fin dall’inizio della pianificazione, il Comitato Organizzatore si è focalizzato su alcune importanti domande in un’ottica rivolta al futuro: che cosa erediteranno le future generazioni giapponesi dai Giochi del 2020? Che messaggio trasmetterà al mondo il Giappone, un’economia ormai matura, attraverso i Giochi? Dopo aver tratto beneficio dalle Olimpiadi del 1964, quali cambiamenti sarà in grado di produrre la nazione per il proprio futuro e per quello del mondo?

Il “domani” (tomorrow), ovvero il futuro, che deve essere “scoperto” (discover) tramite le Olimpiadi, è stato analizzato da tre differenti prospettive:

  1. Prospettiva degli atleti. Il futuro viene considerato dal punto di vista dello sport e si basa su vari obiettivi. Attraverso le Olimpiadi il Giappone vuole diffondere lo spirito olimpico, permettere a ogni sportivo di raggiungere il proprio risultato migliore e promuovere lo sport in tutta la nazione, entusiasmando soprattutto le generazioni più giovani.
  2. Prospettiva di Tōkyō, del Giappone e del mondo. Il futuro, qui, è quello che riguarda il successo dei Giochi in senso più ampio: il Giappone viene rilanciato sulla scena mondiale e ha un’occasione unica per mostrare la propria tecnologia avanzata e per trasmettere i propri valori, le proprie tradizioni e la propria cultura ad una platea mondiale e alle giovani generazioni.
  3. Prospettiva individuale. Attraverso il web sono state raccolte le opinioni personali dei cittadini di tutto il Giappone. Questo ha permesso di considerare la pianificazione dei Giochi anche da una “microprospettiva”, che tenga conto dei singoli desideri.

L’Istituto di ricerca Mizuho, nell’ottobre del 2014, ha pubblicato il risultato di alcune analisi, condotte con lo scopo di definire gli impatti dei Giochi sull’economia del Paese.[9]

L’Istituto di ricerca ha previsto un incremento del trend di crescita in occasione delle Olimpiadi di Tōkyō 2020. Tale trend, calcolato tra il 2010 e il 2013, aumenterà sia a causa dell’impatto del programma “Abenomics”,[10] sia per l’organizzazione dei Giochi. Le Olimpiadi porteranno il PIL ad una crescita annua dello 0,3% dal 2015 al 2020. La crescita, in termini di Yen, sarà di 36.000 miliardi, pari a 281 miliardi di Euro. Nel 2020 si arriverà ad un PIL di 600.000 miliardi di Yen, pari a 4.700 miliardi di Euro.

Per determinare gli impatti delle Olimpiadi sulla nazione sono state considerate tre fasi temporali, prima, durante e dopo i Giochi, e due tipi di effetti, diretti e indiretti.

Gli effetti diretti, nel periodo precedente ai Giochi, saranno gli investimenti nel settore delle costruzioni per realizzare impianti ed edifici e le spese di consumo legate a queste nuove strutture.

Gli effetti indiretti saranno legati a più ambiti. Si assisterà ad una crescita delle azioni e dei prezzi dei terreni. Il numero dei turisti stranieri aumenterà, grazie anche ad eventi internazionali, come conferenze. Questo sarà possibile attraverso la promozione di un’immagine positiva e rinnovata del Giappone sulla scena mondiale. I processi per il miglioramento delle infrastrutture urbane subiranno un’accelerazione e verranno incoraggiati gli investimenti del settore privato.

Durante il periodo dei Giochi gli impatti diretti riguarderanno le spese strettamente legate all’evento e quelle sostenute dagli spettatori per il viaggio, l’alloggio e i trasporti. Tali spettatori saranno turisti provenienti sia da tutto il Giappone sia dall’estero e le spese saranno quindi ripartite tra consumatori locali e stranieri. Un altro impatto diretto sull’economia sarà costituito dai consumi di beni e servizi forniti nell’ambito della manifestazione.

Come conseguenza indiretta, la grande affluenza di turisti stranieri richiamata dalle Olimpiadi potrà favorire anche quelle aree del Giappone che non ospiteranno i Giochi. Sarà quindi promosso, in tutta la nazione, il turismo regionale.

Secondo l’Istituto di ricerca Mizuho, dopo il 2020 si sentiranno ancora gli effetti diretti e indiretti provocati dai Giochi. L’uso delle strutture impiegate durante la manifestazione sarà ridefinito e i luoghi delle competizioni verranno anch’essi riqualificati. L’influenza positiva esercitata dalle Olimpiadi sull’immagine del Giappone consentirà di richiamare un numero sempre maggiore di turisti. Le infrastrutture potenziate e gli investimenti del settore privato faciliteranno la competitività e la produttività delle aree urbane.

Le Olimpiadi creeranno una nuova domanda, che, secondo la ricerca, avrà un valore pari a 1.000 miliardi di Yen, ovvero 7,8 miliardi di Euro. La somma sarà generata dalle opere di miglioramento degli impianti, dalle spese per le operazioni legate ai Giochi, come l’affitto degli impianti, dalle spese degli spettatori e da altre spese individuali.

La spinta nella produzione genererà un valore di 2.500 miliardi di Yen (19,5 miliardi di Euro). Verranno creati 209.000 posti di lavoro, suddivisi in vari settori: costruzioni, commercio, servizi di business e servizi per le persone. Questi settori incentiveranno, inoltre, gli investimenti dei privati, che nell’area di Tōkyō avranno un incremento di 10.000 miliardi di Yen (77,7 miliardi di Euro).

Il numero dei turisti diretti in Giappone potrebbe arrivare, entro il 2020, a 20 milioni e raggiungere i 30 milioni nel 2030.

Conclusioni

Le Olimpiadi di Tōkyō 2020 per la città e per il Giappone si prospettano come un’occasione per ridefinire sia la struttura urbanistica e il sistema delle infrastrutture nella capitale, sia l’immagine della nazione sulla scena globale.

L’esperienza di Londra è stata di ispirazione per il Comitato Organizzatore di Tōkyō 2020 che, all’indomani della fine dei Giochi londinesi, ha espresso il proprio entusiasmo per la manifestazione, considerandola un modello per Tōkyō.[11]

L’appoggio immediato del governo, prima guidato da Noda, poi da Abe, ha dato all’evento, fin dalla candidatura, una base solida su cui hanno preso forma tutti i progetti del Comitato Organizzatore e del Governo Metropolitano di Tōkyō.

Così come è accaduto per Londra 2012, anche il progetto di Tōkyō 2020 è stato seguito nei minimi dettagli già dal periodo della candidatura e tutti gli obiettivi e le iniziative sono stati riportati nel Candidature File. I finanziamenti sono stati definiti con precisione e l’appoggio del governo si è rivelato indispensabile per ovviare alle spese e a un eventuale sforamento nel budget messo a disposizione dal Comitato Organizzatore.

Quello che si evince analizzando i report ufficiali e visitando il sito dei Giochi di Tōkyō, tokyo2020.jp/en, è il grande impegno che sia il governo della città sia il governo nazionale stanno dimostrando nella preparazione dell’evento.

Il Giappone, che aveva già ospitato le Olimpiadi nel 1964, si è mostrato particolarmente entusiasta e interessato ad avere ancora questa possibilità, a distanza di più di cinquant’anni. Le finalità del progetto sono cambiate, adattandosi ai tempi, ma hanno confermato il grande potenziale che il governo vede nella manifestazione e i benefici che ne potranno derivare.

Nell’arco del periodo di candidatura e durante la preparazione (non ancora ultimata), il Giappone ha dimostrato di possedere i requisiti necessari a portare avanti un progetto di grande portata e di ampia eco mediatica come le Olimpiadi.

Forti del supporto dato dal governo e dalla popolazione e contando su un programma dettagliato e in evoluzione, nonché su numerosi sponsor, i Giochi di Tōkyō 2020 potranno essere, per il Paese, un’occasione di ulteriore crescita e un modo per mostrare al mondo la propria maturità.

Bibliografía

Monografie

CHA, Victor D., Beyond the final score. The politics of sport in Asia. Columbia University Press, 2008, pp.200.

Saggi

COLLINS, Sandra, “The Fragility of Asian National Identity in the Olympic Games” in PRICE, Monroe e DAYAN, Daniel (a cura di), Owning the Olympics: Narratives of the New China. Ann Arbor: The University of Michigan Press, 2008, pp. 185-209.

Articoli

LECHENPERG, Harald, Olympic Games 1964: Innsbruck-Tokyo. New York: A.S. Barnes and Co., 1964, p. 137s citato in PRICE, Monroe e DAYAN, Daniel (a cura di), Owning the Olympics: Narratives of the New China. Ann Arbor: The University of Michigan Press, 2008, p. 191.

WHITSON, David e HORNE, John, “Underestimated costs and overestimated benefits? Comparing the outcomes of sports mega-events in Canada and Japan”, Sociological Review. vol. 54, n. suppl. 2, 2006, pp. 71-89.

YUAN, Shuying, “A miraculous revitalization of Japan? A comparative analysis of the 1964 Tokyo Olympic Games, the failed 2016 host city bid and the successful 2020 bid”, Asia Pacific Journal of Sport and Social Science, vol. 2, n. 3, 2013, pp. 198-213.

Report e documenti ufficiali

 CIO (a cura di), The Games of the XVIII Olympiad Tokyo 1964. The Official Report of the Organizing Committee, vol. I. Tokyo: Kyodo Printing Co., 1966, pp. 638.

MIZUHO RESEARCH INSTITUTE, “The Economic Impact of the 2020 Tokyo Olympic Games”, 2014, pp.11.

TOCOG (Tokyo Organizing Committee for the Olympic Games), Tokyo 2020 Games Foundation Plan, 2015, pp.177.

TOKYO 2020, Discover Tomorrow, Candidature File Tokyo 2020, vol. 1, 2013, pp. 104.

 Sitografia

http://tokyo2020.jp/en.

http://www.olympic.org.

“Economic Impacts on Olympics Host Countries”, http://nccur.lib.nccu.edu.tw/bitstream/140.119/37406/8/803008.pdf.

“Tokyo 2020 Delegation Praises London Games as an Inspiration for Games in Tokyo”, 2012,https://tokyo2020.jp/en/news/index.php?mode=page&id=317.

[1] V. Cha, cit., p.51.

[2] Nel ’55 il Giappone entrò a far parte del GATT (oggi WTO), l’organizzazione mondiale del commercio, nel ’56 dell’ONU. Nel ’64 diventò membro del Fondo monetario internazionale e dell’OCSE (cooperazione e sviluppo economico).

[3] Ikeda fu Primo Ministro del Giappone dal 1960 al 1964 (Wikipedia).

[4] S. Collins, cit., p.191.

[5] “Economic Impacts on Olympics Host Countries”, http://nccur.lib.nccu.edu.tw/bitstream/140.119/37406/8/803008.pdf.

[6] Il CIO è il Comitato Internazionale Olimpico, che si occupa dell’organizzazione dei Giochi.

[7] https://tokyo2020.jp/en/plan/gfp/Tokyo_2020_Games_Foundation_Plan_EN.pdf.

[8] Lo Stadio Olimpico del ‘64 è stato demolito a metà del 2014, mentre nell’ottobre del 2015 inizieranno i lavori per la nuova struttura.

[9] http://www.mizuho-ri.co.jp/publication/research/pdf/eo/MEA141017.pdf.

[10] Il Primo Ministro Abe Shinzo, nella primavera del 2013, mise in atto una serie di misure economiche per risollevare il Giappone dalla depressione. Questo programma prese il nome di “Abenomics”, una parola composta, formata da “Abe” e da “Economics” (economia).

[11]“Tokyo 2020 Delegation Praises London Games As an Inspiration for Games in Tokyo”, 2012, https://tokyo2020.jp/en/news/index.php?mode=page&id=317.

(Featured image Source Flickr CTG/SF)

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