Rassegna settimanale 3-9 Luglio: Sud Est Asiatico

3 luglio, Filippine – L’alleanza tra Stati Uniti e Filippine resiste

Malgrado la volontà del presidente filippino Rodrigo Duterte di perseguire una politica estera più indipendente, Stati Uniti e Filippine rimarranno saldamente legati. I due paesi hanno appena concluso un esercizio nel mare di Sulu a sud dell’isola di Mindanao, dove le l’esercito filippino sta combattendo per la settima settimana di fila i ribelli dello Stato Islamico. L’esercizio si è svolto sull’invito del governo filippino.

“Queste pattuglie rafforzano la stabilità e la pace regionale” ha commentato il retro-ammiraglio Don Gabrielson in una dichiarazione dell’ambasciata americana nelle Filippine. Numerose di queste esercitazioni sono state portate avanti malgrado la dichiarazione nello scorso ottobre del presidente Duterte “annuncio la mia separazione dagli Stati Uniti”, “Sia a livello militare […] che economica. L’America ha perso”. Qualche giorno dopo però, Duterte ha dovuto chiarire i suoi propositi spiegando che queste parole prese fuori contesto non rappresentassero il suo pensiero.

Il professore Rommel Banlaoi, direttore del centro filippino per gli studi di intelligence e sicurezza, ha fatto notare che, malgrado le numerose critiche nei confronti degli Stati Uniti, Duterte non ha ancora abrogato il trattato di mutua difesa del 1951. L’accordo è la pietra miliare dell’alleanza americana e filippina. Secondo Banlaoi, Duterte sta portando avanti una politica di “ambiguità intenzionale” e questo rende “Duterte altamente imprevedible per le due potenze che stanno lottando per il controllo globale. Essendo imprevedibile, Duterte lascia le due potenze, ma anche l’intera comunità internazionale, in un costante situazione di ‘indovinello’ che aumenta la libertà di azione del paese nei confronti della Cina e degli Stati Uniti”.

Fonte: Asian Correspondent
Link: https://asiancorrespondent.com/2017/07/philippines-us-security-alliance-still-holds/#D8Ucd6kFmUiRZF3o.97

4 luglio, Indonesia – Joko Widodo incontrerà Donald Trump durante il G-20

Il presidente indonesiano Joko Widodo si incontrerà con Donald Trump durante il G – 20 di Hamburgo. Il ministro degli affari indonesiano esteri Retno Marsudi ha dichiarato che “il punto centrale sarà l’economia” e altre questioni bilaterali senza specificare quali. I due presidenti si sono già incontrati nel mese di maggio in un summit a Ryad senza però avere l’opportunità di discutere. Inoltre il presidente Indonesiano si incontrerà con i leader dell’Australia e dei Paesi Bassi.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/indonesian-president-joko-widodo-to-meet-donald-trump-discuss-economy-at-g-20-summit-in

5 luglio, Filippine – La corte suprema sostiene la legge marziale

La corte suprema filippina, chiamata a pronunciarsi sulla legalità della corte marziale, ha deciso con 14 voti a favore e solo uno contrario che vi erano le condizioni per giustificare la decisione del presidente. Il presidente filippino Rodrigo Duterte decise di proclamare la legge marziale solo poche ore dopo l’inizio degli scontri armati tra l’esercito filippino e 500 militanti che hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico. Tre giudici hanno però commentato che non era necessario estendere la misura a tutta l’isola di Mindanao che ospita un terzo della popolazione filippina, visto che i combattimenti si concentrano nella città di Marawi.

Il presidente ha dichiarato che la sua decisione era quella giusta e che “finché ci sarà anche solo un terrorista a Marawi questa (minaccia) continuerà ad esistere”. La costituzione filippina prevede un limite di 60 giorni e Duterte avrebbe bisogno dell’accordo del congresso per estenderla. Il segretario della difesa Delfin Lorenzana si è però dichiarato fiducioso che la battaglia per la città di Marawi si concluda entro la data limite. I ribelli mantengono una piccola porzione della città e continuano a combattere una guerra urbana che ha già ucciso 460 persone e spostato 400.000 persone.

I critici della legge marziale si sono detti preoccupati che questo potrebbe portare il paese a rivivere le violazioni dei diritti umani su larga scala sotto la dittatura di Ferdinand Marcos. La vita sull’isola di Mindanao è andata avanti malgradi l’arresto di dozzine di sospettati terroristi e l’introduzione di un coprifuoco e checkpoint per tutta l’isola.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/top-court-upholds-martial-law-in-mindanao

6 luglio, Malesia, Indonesia – Gruppi islamici boicottano Starbucks per il sostegno ai diritti LGBT

Un importante gruppo musulmano malesiano ha deciso di unirsi al richiamo di alcuni islamisti conservativi indonesiani nel boicottare Starbucks per via del supporto della marca per i diritti LGBT. I gruppi hanno chiamato a revocare la licenza della catena americana e vietarla così dall’operare in entrambi i paesi. Il leader del movimento malesiano Amini Amir Abdullah ha dichiarato “Ci opponiamo perché promuovono qualcosa di contrario all’istinto umano, contro la natura umana e contro la religione.”

La decisione di boicottare la marca è stata presa dopo la comparsa di un video della marca americana nel 2013 dove il presidente del consiglio di amministrazione, Howard Schultz, si è dichiarato a favore del matrimonio omosessuale. In risposta ad alcuni azionisti che lo hanno criticato per via del rischio di perdere alcuni clienti, Schultz ha dichiarato “non tutte le decisioni sono decisioni economiche”.

Fonte: Channel News Asia
Link: http://www.channelnewsasia.com/news/asiapacific/malaysia-muslim-group-joins-indonesian-call-for-starbucks-boycott-over-lgbt-stand-9009312

7 luglio, Filippine – La devastazione di Marawi rispecchia quella di Mosul

Settimane di bombardamenti aerei e di artiglieria hanno ridotto metà della città di Marawi in campi di edifici in rovina, sventrato centinaia di case e formato crateri come a Mosul, in Iraq.

Le immagini del satellite Stratfor, appartenente ad un’impresa di intelligence privata, mostrano all’incirca metà dei quartieri di Marawi, una città di 200.000 abitanti, duramente colpita dai bombardamenti. Alcuni quartieri sono stati addirittura totalmente rasi al suolo.

Ogni giorno scoppiano incendi, alcuni per via dei bombardamenti, altri appiccati dai ribelli che si sono testardamente barricati nei loro checkpoint al centro della città.

“Non ci aspettavamo fosse questa la situazione. Sapevamo dei bombardamenti aerei e di artiglieria, ma la situazione è critica in tutta la città” ha spiegato Sim Tack, un analista di Stratfor.

“Quando l’ho paragonato ad altre zone di guerra, la cosa che si avvicini di più è paragonarla (Marawi) alla città di Mosul. Non ho visto altri scenari dove le case erano distrutte in maniera simile”.

All’incirca 500 uomini armati hanno dato l’assalto a Marawi il 23 maggio in un audace tentativo di trasformare la zona in una “provincia” dello Stato Islamico.

I ribelli sono stati in grado di occupare grandi porzioni della città, respingere assalti terrestri con armi anti-carrarmati e cecchini. Si sono spostati usando tunnel sotterranei a prova di bomba per radunare le armi, munizioni, e gli approvvigionamenti necessari prima di iniziare i combattimenti. Si sono rifugiati all’interno di edifici e cantine fortificate.

Le truppe del governo hanno pilonato i quartieri controllati dalle forze nemiche con raid aerei e artiglieri. Le forze speciali lottano per ogni casa e ogni strada.

Le forze di sicurezza hanno chiuso le forze islamiche in un’area di un chilometro quadrato nella zona di Bangolo, una volta un importante distretto commerciale.

Le immagini satellitare fornite da Stratfor hanno mostrato che la zona è ormai un cumulo di macerie.

Uno degli unici edifici ancora in piedi è il Centro Islamico di Masjed Mindanao, il che sarebbe dovuto ad una scelta delle autorità. Il Generale Eduardo Ano, a capo delle operazioni, ha dichiarato che i suoi uomini non bombarderanno la moschea per rispetto della popolazione musulmana. Alcuni però sostengono che questo sia dovuto al fatto che all’interno dell’edificio si possa trovare Isnilon Hapilon, l’uomo a capo e responsabile dell’assalto a Marawi, che si sarebbe circondato di ostaggi usati come “scudo umano”.

Un’altra foto mostra un’enorme cratere che potrebbe essere dovuto ad un raid aereo.

“L’esercito filippino ed il governo non hanno avuto scelta” se non di bombardare pesantemente la città come hanno fatto fino ad ora ha dichiarato Scott Stewart, vide presidente di Stratfor. “Abbiamo visto in Iraq e in Siria cos’è successo quando non sono prese rapide decisioni” per sloggiare i militanti dalle zone urbane.

Malgrado il fatto che i ribelli non sembrino pronti a cedere, il governo filippino ha già iniziato a mettere in atto dei piani per la ricostruzione della città. Il presidente Rodrigo Duterte ha creato nella scorsa settimana una task force e messo da parte 400 milioni di dollari per ricostruire quello che era una volta un centro di cultura e tradizione islamica.

Quando però è stato chiesto a qualche ufficiale entro quanto tempo la popolazione potrà tornare nelle proprie case e ricostruire la propria vita le uniche risposte sono state: Non ancora. Non adesso.

A dimostrazione del fatto che la ricostruzione della città rimane un miraggio, il governo è pronto a procedere con la costruzione di un campo di rifugiati per migliaia di persone a cinque chilometri da Marawi.

Il segretario della difesa Delfin Lorenzana, a capo della task force per la ricostruzione, ha dichiarato che i militanti stanno ancora resistendo e che i civili rischierebbero di essere presi come ostaggi. “La lezione di Marawi è che se i civili permettono ad elementi radicali di agire impunemente nelle loro città questo è quello che succede. Speriamo che questo serva di lezione a tutto il resto del paese”.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/scale-of-devastation-in-marawi-mirrors-that-in-iraqs-mosul

8 luglio, Filippine – Un terremoto scuote le Filippine

Un’importante porzione centrale del paese rimane senza elettricità dopo che un terremoto di magnitudo 6.5 ha scosso il paese e ucciso due persone. La centrale elettrica di Leyte, l’isola principale del paese con una popolazione di 1.75 milioni di persone, che alimenta l’intera isola e le regioni circostanti ha subito importanti danni. L’impianto geotermico, vicino all’epicentro, è stato danneggiato sia dal terremoto stesso che dalle frane immediatamente dopo.

Secondo le autorità tra massimo 10 giorni la maggior parte dei danni sarà riparata e l’impianto dovrebbe essere in grado di funzionare. Le Filippine si trovano sul cosiddetto Ring of Fire, una vasta regione dell’oceano pacifico nota per la sua attività sismica e vulcanica. Nel mese di febbraio un altro terremoto di magnitudo 6.5 aveva ucciso 4 persone e ferite più di 250 nella città di Suriago. Il disastro più importante negli ultimi anni si è però registrato nell’ottobre del 2013 con un terremoto di magnitudo 7.1 che uccise 220 persone e che distrusse numerosi siti storici.

Fonte: The Straits Times
Link: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/power-outages-after-deadly-philippine-quake

9 luglio, Birmania – La fame colpisce lo stato di Rakhine, terra dei Rohingya

Secondo un nuovo report del World Food Program (WFP) la fame, malnutrizione, e la mancanza di accesso alle risorse più basilari stanno duramente colpendo lo stato di Rakhine, a nord del paese. Sarebbero 225.000 persone a vivere in queste condizioni, una regione già nota per l’instabilità e le tensioni etniche. Inoltre la zona è controllata dalle forze di sicurezza Tatmadaw, note per la loro crudeltà nei confronti dei Rohingya, che costituiscono il 90 percento della popolazione dello stato.

Phil Robertson, vice direttore della regione asiatica per Human Rights Watch ha commentato la situazione dei Rohingya: “Non possono lasciare il proprio villaggio senza permesso, e devono affrontare numerosi posti di blocco dove i poliziotti fanno ciò che vogliono, hanno poche opportunità di guadagnarsi qualcosa per vivere, pescare, raccogliere la legna, o qualsiasi attività con la quale procurarsi cibo a sufficienza”. Secondo il report del WFP due terzi delle famiglie non possono mangiare a sufficienza.

Tragicamente sono i bambini ad avere la peggio, per ovvie ragioni la carenza di cibo in età della crescita potrebbe avere ripercussioni estremamente gravi e tragiche. Secondo lo studio, ogni singolo bambino esaminato presentava segni di malnutrizione, portando così i minori a rischio malnutrizione a 80.500. Secondo alcuni la carenza di cibo è volontaria e cerca di indebolire e rendere le condizioni di vita insopportabili per i Rohingya. “Questo è perché abbiamo bisogno di un’investigazione indipendente ed imparziale, come quella autorizzata dal Human Rights Council dell’ONU nella forma di una fact-finding mission, alla quale il governo e Aung San Suu Kyi si oppongono”.

Fonte: Asian Correspondent
Link: https://asiancorrespondent.com/2017/07/starvation-hits-burmas-rakhine-state-food-supplies-dwindle/#H3d4xemx8GWdwx16.97

Feautured Image Source: Flickr

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