Rassegna settimanale 26 giugno -2 luglio: Sud Est Asiatico

26 giugno, Filippine –  La leadership dei ribelli comincia a vacillare

Le forze governative filippine sono convinte che la vittoria per la battaglia di Marawi sia a portata di mano, alcune fonti di intelligence rivelano che la leadership nel campo nemico stia vacillando. Le pesanti perdite e i combattimenti incessanti hanno causato pesanti perdite tra le forze islamiste, e sembra che decisioni circa gli aspetti logistici e finanziari stiano causando fratture interne. Inoltre, alcuni militanti sarebbero scappati con l’accerchiamento delle truppe governative mentre altri sarebbero rimasti per difendere le posizioni.

Dall’altra parte le forze militari continuano ad avanzare nella città, nei giorni scorsi sono stati liberati altri 86 edifici precedentemente tra le mani dei ribelli. “Ci stiamo muovendo centimetro per centimetro verso il loro centro di gravità. Queste cose cominciano a pesare sul loro morale.” Ha dichiarato un ufficiale.

La scorsa domenica è stato osservato un cessate il fuoco di otto ore in onore delle celebrazioni di Eid al-fitr che segnano la fine del periodo di Ramadan. Durante la tregua, gli emissari di entrambe le parti si sono incontrate per discutere del rilascio di 150 ostaggi. La battaglia è entrata nel suo trentacinquesimo giorno e ha causato la morte di 290 ribelli, 70 militari e 27 civili. Inoltre, 246.000 persone sono state evacuate dalla citta di Marawi.

Fonte: The Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/06/marawi-siege-end-sight-maute-leadership-begins-crumble/#po8Sbvl1UVgFAHvG.97

27 giugno, Birmania – Le truppe Birmane in allerta contro possibili attacchi da parte dei Rohingya

Le truppe birmane nello stato di Rakhine, a nord-est del paese, sono state messe in stato di allerta dopo che 200 abitanti di un villaggio buddista sono scappati. Questo movimento di panico è dovuto ai numerosi assassini avvenuti negli ultimi giorni, alcuni temono di origine Rohingya. Alcuni giornali locali hanno riportato la notizia degli attacchi parlando di “assalitori mascherati”, in una di questa aggressioni è stato ucciso il capo del villaggio.

Gli ufficiali militari hanno dichiarato di aspettarsi degli attacchi da parte della minoranza musulmana Rohingya con la fine del Ramadan. Non è però ben chiaro quante persone siano morte in questi attacchi o chi ci sia dietro a tutto questo per il fatto che l’esercito birmano ha vietato la presenza di giornalisti nella regione dal mese di ottobre. I rifugiati Rohingya dalla loro parte hanno organizzato delle ronde, preoccupati di possibili ritorsioni.

La questione dei Rohingya è un argomento spinoso per lo stato birmano. Nel mese di ottobre, un gruppo di Rohingya ha attaccato un avamposto frontaliero birmano. La risposta da parte dell’esercito non si è fatta aspettare e centinaia sono stati uccisi, migliaia di case bruciate e 75.000 Rohingya sarebbero stati forzati a lasciare il loro paese. Le Nazioni Unite ha lanciato una missione per cercare di ricostruire con precisione l’accaduto e investigare su possibili crimini contro l’umanità ma il governo birmano guidato da Ang San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, si è categoricamente opposto.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/myanmar-troops-on-high-alert-after-spate-of-attacks-blamed-on-rohingya-insurgents

28 giugno, Thailandia – La Thailandia vuole cooperare con gli Stati Uniti per combattere il traffico di esseri umani

Il governo thailandese ha tenuto a difendere gli sforzi e i risultati della lotta contro il traffico degli esseri umani malgrado il fatto che gli Stati Uniti abbiano lasciato il paese sulla lista dei paesi da monitorare. La Thailandia è un centro regionale per i lavoratori provenienti dai paesi circostanti più poveri come la Birmania, il Laos o la Cambogia. Il Trafficking in Person (TIP) report del 2017 riconosce che il numero di investigazioni e giudizi nei casi di traffico sono aumentati ma ciò non dimostra “un aumento degli sforzi rispetto al report precedente”.

Nel 2016 la Thailandia è stata rimossa dalla lista nota come Tier 3, che raggruppa i paesi più a rischio dopo che il governo militare ha fatto della lotta contro il traffico di persone una delle sue priorità. Ciononostante, secondo il report, lo stato thailandese non ha “portato a giudizio persone di alto rango complici nel traffico e la complicità di numerosi ufficiali impedisce una lotta efficace”.

La Thailandia è il più vecchio alleato americano nella regione ma i rapporti si sono raffreddati dal colpo di stato del 2014. Dall’elezione del nuovo presidente Donald Trump sembra che le cose tornino alla normalità, e il premier thailandese Prayut Chan-o-cha è stato invitato alla Casa Bianca. Il report del TIP del 2017 ha spostato la Cina nel gruppo Tier 3 mentre ha promosso la Birmania a Tier 2.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/thailand-seeks-us-cooperation-following-trafficking-report

29 giugno, Filippine – Le Filippine vogliono promuovere la loro guerra contro la droga presso l’ASEAN

Il governo filippino sarebbe intenzionato a promuovere la sua guerra anti droga in un summit ASEAN sulle forze dell’ordine a Pasay City. Il presidente Rodrigo Duterte e gli altri membri del governo vorrebbero promuovere un approccio tolleranza-zero sui temi di sicurezza e controlli anti-droga. Nella maggior parte dei paesi del sud-est asiatico il consumo di stupefacenti è duramente punito, la pena prevista in alcuni casi è quella della morte.

La guerra contro la droga è stata lanciata un anno fa, quando Duterte è stato incaricato presidente delle Filippine e ha causato oltre 7000 morti e 80.000 arresti. Molti accusano la polizia di portare avanti omicidi extra-giurisdizionali in tutta impunità. Inoltre questa campagna anti droga colpisce soprattutto la popolazione urbana e povera. Il governo ha però dichiarato che ciò ha portato a una diminuzione del traffico e un aumento dei prezzi dei prodotti stupefacenti.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/06/philippines-seeks-promote-war-drugs-asean/#btD2K0rergFwCXr0.97

30 giugno, Birmania – La Birmania rifiuta l’ingresso dell’investigazione Onu sui Rohingya

Il governo birmano ha fatto sapere che non permetterà l’ingresso ad una missione diplomatica delle Nazioni Unite per indagare sulla questione della minoranza musulmana Rohingya. Il governo guidato dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi aveva già dichiarato nel mese di marzo che non avrebbe collaborato con il Human Rights Council dopo che quest’ultimo aveva adottato una risoluzione in merito.

Anche se Aung San Suu Kyi non ha il controllo delle forze armate è stata durante criticata per non aver difeso i Rohingya. Più di 75.000 mila di loro sono fuggiti dallo stato di Rakhine dove normalmente risiedono per rifugiarsi nei paesi vicini. L’esercito è accusato di violenze, stupri, esecuzioni sommarie e genocidio.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/myanmar-says-it-will-refuse-entry-to-united-nations-investigators-probing-rohingya

1 luglio, Filippine – Esercitazione militare congiunta tra Stati Uniti e Filippine

Stati Uniti e Filippine hanno pattugliato insieme nel sud del paese, una zona considerata pericolosa per via delle attività terroriste dello Stato Islamico e dei numerosi atti di pirateria. Il retro ammiraglio americano Don Gabrielson ha dichiarato che “le nostre operazioni marittime, insieme alla marina filippina, sono la prova della nostra alleanza e della nostra determinazione a combattere la pirateria e le altre attività illegali”.

Il presidente filippino Rodrigo Duterte non permette però che le esercitazioni tra i due paesi si tengano nel Mar Cinese Meridionale, questo per non danneggiare i rapporti con l’alleato cinese. Due settimane fa le Filippine hanno portato avanti altre esercitazioni militari con l’Indonesia e la Malesia. Ci sono molte preoccupazioni fra i Paesi circostanti per la crisi in corso nella città di Marawi, dove le truppe filippine stanno combattendo contro i ribelli dell’ISIS da più di un mese causando centinaia di morti.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/07/philippines-navy-conducts-joint-patrol-us-piracy-islamic-state/#5uRCEsFBBUmUtIrF.97

2 luglio, Filippine – Il governo filippino firma un accordo con un gruppo islamista per lottare contro la droga

Il governo filippino e il gruppo islamista Moro Islamic Liberation Front (MILF) hanno stretto un accordo per lottare contro la droga nel paese. Il gruppo musulmano è noto per le sue posizioni intransigenti e per le sue rivendicazioni separatiste, che ha abbandonato nel 2011 per accordare un regime di semi autonomia alla propria regione.

Il governo ed il MILF sono entrambi feroci oppositori dei narcotrafficanti e hanno firmato un protocollo che inquadra i “meccanismi di cooperazione e coordinamento” per combattere contro il traffico di stupefacenti. L’accordo include anche un preavviso di 24 ore da parte del governo filippino in caso di raid in una zona controllata dal MILF.

La guerra contro la droga del presidente Rodrigo Duterte è stata lanciata ormai un anno fa e ha causato oltre 7000 morti. Sono numerose le organizzazioni ad avere criticato questa campagna accusando la polizia di condurre in tutta impunità omicidi extra giurisdizionali, e che questa repressione pesi soprattutto sulle spalle della popolazione più povera.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/07/philippines-government-signs-pact-hardline-islamic-group-drugs/#dpicDs9KwESFR3DG.97

 

 

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