Rassegna settimanale 8-14 maggio: Sud Est Asiatico

8 maggio, Cambogia/Vietnam – Il traffico di legname aiutato da ufficiali e personale militare

Secondo un report investigativo, alcune compagnie vietnamite sono accusate di violare un divieto di esportazione di legname cambogiano. In soli tre mesi 300.000 metri quadri di legname sarebbero stati contrabandati dalla Cambogia al Vietnam, la merce è poi riciclata in Vietnam tramite un sistema di quota che gli conferisce uno status legale e tassabile. Il valore totale dell’operazione ammonterebbe a 75 milioni di dollari.

La rapida deforestazione della regione ha portato diversi governi, tra i quali Laos, Vietnam e Cambogia, a vietare le esportazioni di legno. La Birmania aveva sospeso qualsiasi esportazione per un anno, divieto che si è concluso nel marzo del 2017, e la Cina ha momentaneamente sospeso le sue attività commerciali di legname. Ciononostante,  l’industria della falegnameria è in costante crescita, sostenuta da importanti flussi di esportazioni illegali.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/timber-smuggling-from-cambodia-to-vietnam-aided-by-complicit-officials-and-military

9 maggio, Indonesia – Usare la religione per scopi politici

La condanna a due anni di prigione per il governatore cristiano di Jakarta per blasfemia è una decisione scioccante. La sentenza è più dura di quella richiesta dall’accusa,  che aveva richiesto la sospensione condizionale della pena per Basuki Tjahaja Purnama – conosciuto come Ahok. Ahok aveva citato un versetto del Corano che è poi stato usato contro di lui per scoraggiare gli elettori a votarlo, in quanto un non-musulmano non può guidare una popolazione musulmana. Il suo avvocato ha fatto sapere che faranno appello.

L’Indonesia non è soltanto una democrazia recente, ma anche la terza al mondo per popolazione; ed è il paese musulmano più grande al mondo. Il paese è stato presentato come la prova che democrazia e Islam sono compatibili, e – anche se con periodi di intense violenze inter-etniche – si presenta come un modello di moderazione, pluralismo e tolleranza.

Il processo è stato seguito con preoccupazione sia a livello nazionale che internazionale. Le assoluzioni sono sempre più rare per i casi di blasfemia. L’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha chiesto una modifica della legge e Amnesty International la sua abrogazione. La decisione di oggi dimostra che ciò è necessario. Se un uomo potente come Ahok – un alleato del presidente – viene trattato in questo modo con un caso così fragile, cosa possono fare le persone comuni? I suoi sostenitori denunciano la “giustizia della piazza”: sostengono che la corte si sia piegata alla pressione dei gruppi islamisti più intransigenti che hanno organizzato proteste di massa.

Come ha fatto notare il presidente del paese, Joko Widodo – detto Jokowi – questa decisione non deve essere vista come la prova che la società indonesiana si stia indirizzando verso un Islam più conservatore. Quello che dimostra, però, è l’intenzione dei gruppi più radicali di manipolare il discorso religioso per fini politici, con grande successo. Hanno fomentato le proteste per rendere la campagna di Ahok per la propria rielezione impossibile. Prima delle accuse era considerato come un politico pulito e competente, con tassi di approvazione al 70 percento, sebbene abbia una personalità irritante e schietta. Le sue origini cinesi sono spesso state al centro dell’attenzione vista la lunga tradizione anticinese del paese.

Jokowi, e tutti gli altri politici, sono stati visibilmente assenti e attenti a non commentare la vicenda, sapendo quanto fosse una questione politicamente rischiosa. Il presidente ha pure accettato di fare una breve comparsa ad una delle manifestazioni e pregare con capi dei movimenti islamici. In quanto outsider politico – è il primo presidente eletto al di fuori dell’élite del paese – deve essere particolarmente attento a bilanciare tra gli elettori.

I pericoli rappresentati dal populismo sono sotto gli occhi di tutti in tutto il mondo. I politici indonesiani dovrebbero prenderne nota anche nel considerare questa sentenza della corte. Ignorare questi fattori è distruttivo, irresponsabile e controproducente. Non ignorarli può essere costoso, ma la maggioranza pagherà un prezzo molto più elevato in caso contrario.

Fonte: The Guardian, https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/may/09/the-guardian-view-on-blasphemy-in-indonesia-exploiting-religion-for-political-purposes

10 maggio, Indonesia – I sostenitori di Ahok protestano contro la sentenza

Più di un migliaio di persone si sono radunate davanti alla prigione dove è stato incarcerato Basuki “Ahok” Tjahaja Purnama dopo un controverso processo per blasfemia. L’attivista Tunggal Pawestri ha dichiarato che “questa sera saremo davanti alla prigione di Cipinang. Accendiamo delle candele nella speranza che il nostro amico appartenente ad una minoranza etnica non si senta solo. Siamo qui per esprimere vicinanza”.

La polizia avrebbe spostato Ahok in un’altra prigione fuori dalla capitale, abitualmente usata per i terroristi perché “gli altri prigionieri erano disturbati dal rumore” delle proteste. Non sono stati solo i sostenitori di Ahok ad essere scioccati dalla decisione del tribunale di condannare l’ex governatore, i mercati finanziari sono scesi e l’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha definito la questione “preoccupante”.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/05/ahok-supporters-come-force-protest-jailing-blasphemy/#VDobdvRRwQ0irjFv.97

11 maggio, Cambogia – Il Primo ministro cambogiano lancia l’allarme per una possibile guerra civile

Il Primo ministro cambogiano, Hun Sen, ha condannato le uccisioni di quattro peacekeeper cambogiani in Repubblica Centraficana e ha fatto sapere che il paese rischia la guerra civile se il suo partito non dovesse vincere le prossime elezioni. “Dobbiamo vincere le prossime elezioni, tutte le elezioni” ha minacciato il leader del paese nonché ex Khmer Rouge, “non lasciate che la situazione del 2013 accada di nuovo”.

Nel 2013 sono stati uccisi alcuni sostenitori del partito di opposizione dopo aver contestato i risultati elettorali e aver accusato il partito di frode massicce. Le tensioni politiche stanno aumentando nel paese, l’opposizione accusa il primo ministro di portare avanti campagne elettorali appoggiandosi sulla macchina statale per mantenere il potere. La leadership di Hun Sen è una delle più lunghe e durature del pianeta.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/05/hun-sen-warns-civil-war-cambodian-peacekeepers-killed/#X20sUxtATIPpLWAG.97

12 maggio, ASEAN – L’ASEAN non può rimanere in disparte nella crisi nord coreana

La telefonata tra il presidente statunitense Donald Trump e Prayut Chan-o-chan nella scorsa settimana è stata una sorpresa per tutti, compreso il premier thailandese. La “sorpresa” ha portato con sé “elementi piacevoli” e segnali contrastanti.

Il tema principale del presidente Trump era molto semplice: come la Thailandia può aiutare ad aumentare la pressione sulla Corea del Nord. L’invito per Prayut a venire alla Casa Bianca è un importante passo avanti nei rapporti tra Stati Uniti e Thailandia, che si erano deteriorati dopo il colpo militare.

Si potrebbe quasi pensare che la telefonata fosse il primo passo verso una normalizzazione dei rapporti bilaterali. Un ufficiale thailandese ha dichiarato: “Mentre l’amministrazione Obama ha cercato di evitare qualsiasi contatto di alto livello tra Washington e Bangkok, Trump, con la sua chiamata, ha dato un chiaro segnale che le cose potrebbero tornare normali se fossimo disposti a allinearci contro la Corea del Nord.”

E’ molto probabile che Prayut abbia interpretato la telefonata come una riconsiderazione statunitense dei rapporti politici tra i due paesi e dei rimproveri americani per il colpo di stato. La democrazia, i diritti umani e il traffico di esseri umani sembrano essere passati in secondo piano rispetto alla questione nord coreana.

In controparte la Thailandia non sembra dover operare un brusco cambio di politica nei confronti di Pyongyang. Lo stato thailandese si è sempre allineato sulla posizione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il segretario di stato americano, Rex Tillerson, ha invitato i ministri degli affari esteri a Washington e li ha invitati a tagliare sia i finanziamenti alla Corea del Nord, che permetterebbero allo stato comunista di finanziare i propri programmi nucleare e missilistici, sia i legami diplomatici.

Una settimana prima, Tillerson aveva chiesto a tutti i paesi di sospendere o diminuire sostanzialmente i legami diplomatici con Pyongyang spiegando che la Corea del nord abuserebbe dei propri privilegi diplomatici per finanziare i propri programmi di armamenti. Inoltre ha minacciato di sanzioni contro tutti coloro che vorrebbero fare affari con lo stato nord coreano.

La Thailandia e tutti gli altri paesi ASEAN hanno relazioni diplomatiche con la Corea del Nord, e cinque  Paesi hanno anche un’ambasciata.

Ma ancor prima che Donald Trump chiamasse i dirigenti delle Filippine, Singapore e Tailandia, la Corea del Nord stava già chiedendo all’ASEAN comprensione e sostegno.

In una lettera per il segretario generale dell’ASEAN, il ministro degli affari esteri nord coreano Ri Yong-ho ha avvisato che la situazione stava “raggiungendo lo stato di guerra” a causa del comportamento di Washington.

Inoltre ha chiesto al segretario generale di informare i membri ASEAN “della situazione pericolosa” e di “fornirgli alcune proposte”, criticando duramente le esercitazioni militari tra Corea del Sud e Stati Uniti.

In una dichiarazione rilasciata alla fine del Summit ASEAN dello scorso anno in Laos, l’organizzazione aveva espresso “grandi preoccupazioni” per i test nucleari dello stato comunista e di rispettare la risoluzione delle Nazioni Uniti che prevede una diminuzione del suo programma atomico.

Alcuni diplomatici hanno dichiarato come questa mossa fosse altamente inusuale e che sarebbe probabilmente la prima volta che Pyongyang chiede aiuto all’ASEAN sulla questione.

Questa mossa è venuta nel momento in cui i legami diplomatici tra lo stato nord coreano e la Malesia, stato ASEAN, erano compromessi dall’uccisione del fratellastro del Kim Jong-un, Kim Jong-nam, a Kuala Lumpur.

Le crescenti aspettative di Washington e Pyongyang nei confronti dell’ASEAN possono magari aiutarci a rispondere alla seguente domanda: può l’ASEAN aiutare a trovare una soluzione politica alle tensioni nella penisola coreana?

O meglio: invece di essere percepito come una parte degli sforzi americani tesi ad aumentare la pressione su Pyongyang, può l’ASEAN convincere la Corea del Nord ad usare i “buoni uffici” dell’organizzazione regionale per raggiungere un accordo regionale nell’attuale disputa?

Gli sforzi cinesi di spingere il vicino verso i tavoli di negoziazione, non sembrano aver avuto alcun successo. I tentativi di Trump di persuadere Pyongyang a lasciare da parte i piani di sviluppi nucleari sono tutti falliti.

Il precedente segretario generale ASEAN, Surin Pitsuwan, ha richiamato l’organizzazione regionale ad aumentare e migliorare la propria integrazione regionale contro il declino del multilateralismo e per rafforzare il ruolo dell’ASEAN Regional Forum (ARF) per risolvere la crisi nord coreana.

Surin ha portato avanti un importante attività di lobby per invitare la Corea del Nord a raggiundere l’ARF nel 2000 quand’era il ministro degli esteri thailandese. Tutti i membri dell’ormai dormiente “Six Party Talks”, per risolvere la questione atomica nord coreana sono tutti membri dell’ARF, ma questa organizzazione non è mai stata menzionata sin dall’inizio di questa nuova escalation.

“L’ARF dovrebbe ricoprire ruoli più importanti, non soltanto riunirsi per discutere di disastri naturali. Dovrebbe affrontare queste crisi e permettere il confronto tra gli attori regionali” ha spiegato Sarin recentemente. “La mia opinione è che la Corea del Nord non farà nessuna concessione, che sia agli Stati Uniti, alla Cina o al Giappone, ma potrebbe rispondere alle sollecitazioni dell’ARF”.

Per quanto sia una possibilità remota, l’ASEAN dovrebbe affrontare il problema. Fare lo spettatore mentre le tensioni regionali aumentano non è la scelta giusta.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/asean-cant-play-role-of-bystander-in-korean-crisis-the-nation-columnist

13 maggio, Filippine – Le Filippine e la Cina discuteranno del Mar Cinese Meridionale

“Le Filippine e la Cina apriranno una discussione bilaterale sulla questione del Mar Cinese Meridionale” ha dichiarato l’ambasciatore filippino a Pechino. Il presidente filippino Rodrigo Duterte cerca di migliorare i rapporti con lo stato cinese nonostante il comportamento aggressivo della Cina. Il presidente Duterte è atteso a Pechino per il summit riguardante il nuovo colossale progetto cinese “One Belt, One Road”.

Un analista ha dichiarato che l’amministrazione Duterte vuole mettere da parte la disputa con la Cina riguardo il Mar Cinese Meridionale, disputa nella quale rivendicazioni cinesi e filippine si accavallano. Questa decisione proviene dagli importanti investimenti cinesi previsti nelle Filippine e in tutta la regione.

Inoltre il presidente filippino ha iniziato una politica di avvicinamento con la Russia e sta cercando di prendere le proprie distanze con il tradizionale alleato americano. Sono ulteriormente aumentate le preoccupazioni internazionali dopo che il summit ASEAN, quest’anno presieduto dalle Filippine, abbia portato ad una posizione più conciliante nei confronti della Cina.

Fonte: The Straits Times , http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/philippines-and-china-to-open-south-china-sea-talks-next-week

14 maggio, Thailandia – L’esercito thailandese uccide nove trafficanti del Triangolo d’oro

Le forze di sicurezza thailandesi si sono imbattute in un gruppo di trafficanti del triangolo d’oro. Stando ad un ufficiale thailandese i trafficanti si sarebbero messi quasi subito a sparare e l’esercito ne avrebbe uccisi nove dei quindici. 700.000 tavolette di metamfetamine sono state ritrovate, oltre a fucili semi automatici.

Il triangolo d’oro, una regione che comprende la Thailandia, la Birmania, il Laos ed il sud della Cina, è il secondo più grande produttore di stupefacenti dopo l’America Latina. Immense quantità di oppiaci, eroina e metamfetamine sono trasportate da laboratori segreti nella giungla e poi distribuiti in tutta l’Asia. La corruzione e la mancata presenza di forze dell’ordine hanno permesso al commercio illegale di prosperare.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/thai-forces-kill-9-drug-smugglers-in-golden-triangle

Featured Image: http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/thai-forces-kill-9-drug-smugglers-in-golden-triangle

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