Dall’impeachment all’arresto: la caduta di Park Geun-hye – Lo scandalo presidenziale che ha scosso la Corea del Sud

di Martina Basile

La Corea del Sud, uno dei paesi asiatici economicamente più avanzati, sta vivendo un periodo di estrema instabilità politica. Lo scandalo che ha visto coinvolta la Presidente Park Geun-hye ha scosso l’intera nazione e portato in piazza milioni di persone non solo a Seul ma in tutto il Paese e perfino nel mondo.

Park Guen-hye, figlia del dittatore sud coreano Park Chung-hee[1], è la prima donna nella storia della Corea del Sud a ricoprire il ruolo di Presidente dopo la vittoria alle elezioni del 19 dicembre 2012[2].

In questo dossier ripercorreremo le tappe fondamentali che hanno portato, il 31 marzo 2017, all’arresto della Presidente – e, nei giorni precedenti, di altre 21 persone coinvolte – per 13 capi di accusa tra cui corruzione, diffusione di segreti di stato e abuso di ufficio.

L’origine dello scandalo

Choi Soon-sil. Questo il nome della donna intorno alla quale in Corea del Sud si è originato il peggior scandalo di corruzione che il Paese abbia mai visto. Una civile, senza alcuna carica pubblica ufficiale e nessun ruolo governativo. Choi Soon-sil è una donna coreana di sessant’anni che durante la sua vita ha gestito diverse attività immobiliari tra cui, le più famose, delle scuole per l’infanzia e il ristorante italiano “Testa Rossa[3].

Negli anni, l’opinione pubblica ha spesso accusato la Park di essere troppo vicina alla famiglia Choi. Secondo alcuni documenti dei servizi segreti sud coreani, Choi Tae-min, padre di Choi Soon-il, si avvicinó a Park Geun-hye poco dopo l’omicidio della madre nel 1974[4]. Da quel momento, Choi sfruttó i legami politici della famiglia Park per creare una estesa rete di corruzione attraverso la quale chiedeva tangenti a funzionari governativi e importanti uomini d’affari. La Presidente Park Geun-hye conobbe Choi Soon-sil alla fine degli ’70 e da allora l’amicizia tra le due famiglie si è andata solidificando. Addirittura, quando nel 2006 Park fu aggredita durante un evento per le elezioni municipali di Seul, Choi Soon-sil le rimase accanto per tutta la degenza in ospedale e, quando fu dimessa, ospitò Park Geun-hye a casa della sorella maggiore (Choi Soon-deuk) fino alla completa guarigione.

Choi Tae-min fece da mentore alla futura Presidente della Corea del Sud e nel frattempo fondò un culto religioso (“Church of Eternal Life“) che alcuni ritengono essere legato a qualche forma di sciamanesimo[5].

Lo scandalo vero e proprio ha però origine il 24 ottobre 2016 quando l’emittente televisiva JTBC afferma di essere entrata in possesso di un tablet presumibilmente di proprietà di Choi Soon-sil. Il network rivela che nel tablet erano contenuti più di duecento documenti presidenziali. Alla luce di queste rivelazioni e delle accuse di estorsione ai danni di grandi società sud coreane da parte della stessa Choi, l’opinione pubblica insorse e richiese a gran voce le dimissioni della Presidente.

Park Geun-hye si scusò una prima volta il 25 ottobre ma rifiutò di farsi da parte. Il 27 ottobre 2016, la Procura di Stato creò una task force investigativa speciale per indagare sulle accuse rivolte alla Presidente e a Choi Soon Sil.

Il 4 novembre, pressata dall’opinione pubblica e dalle incalzanti indagini iniziate dalla procura di Seul – grazie alle quali il giorno prima Choi Soon-sil fu arrestata – Park Geun-hye si rivolse nuovamente alla nazione e, in un discorso di nove minuti, accettò di sottoporsi a indagine. In seguito a questa decisione, inoltre, Park Geun-hye limitò i propri poteri in favore della figura del Primo Ministro Hwang Kyo-ahn.

L’impeachment e la decisione della Corte Costituzionale

Il 4 novembre 2016 segna il primo passo della veloce disfatta politica della Park e di molti dei suoi collaboratori. Infatti, il 6 dicembre 2016 l’Assemblea Nazionale votò l’impeachment della Park. L’impeachment del parlamento equivale alla formalizzazione e al riconoscimento delle accuse da parte dei membri dell’Assemblea Nazionale contro la Presidente. Con 236 voti favorevoli su 300 totali, i legislatori sud coreani hanno ufficialmente accusato la Presidente Park di corruzione, diffusione di segreti di stato e abuso di ufficio. Dal momento del voto, la Corte Costituzionale ha avuto 180 giorni entro cui decidere se formalizzare la decisione dell’Assemblea o reinsediare la Presidente nel suo ufficio. Nel frattempo, il Primo Ministro Hwang Kyo-ahn è stato incaricato Presidente ad interim e occuperà questa carica fino alle elezioni presidenziali che si terranno a maggio 2017.

Lo stesso partito politico della Park, il Saenuri, ha subito una scissione interna a causa dello scandalo e alcuni dissidenti hanno lasciato le file del partito per formarne uno nuovo, il partito Bareun. Da febbraio 2017, inoltre, il Saenuri ha deciso di cambiare nome ed è ora conosciuto come Partito Libertà della Corea (o Liberty Korea Party).

Durante i quattro mesi che ci sono voluti affinché la Corte giungesse a giudizio, il team della procura ha continuato a indagare e sono emerse nuove prove e accuse. Lo scandalo di corruzione non ha risparmiato nemmeno le grandi aziende sud coreane, vanto del Paese nel mondo e una delle università di élite.
Il vice presidente della Samsung Electronics Lee Jae-yong è stato arrestato nel corso delle indagini per aver accettato di pagare tangenti (oltre 35 miliardi di dollari) e per aver finanziato le due società gestite dalla Choi per il riciclaggio del denaro. E’ accusato di corruzione, frode e spergiuro.

L’Università Femminile Ewha, una delle istituzioni universitarie più prestigiose della Corea del Sud, è stata accusata di aver favorito Choi Yoo-ra, figlia di Choi Soon-sil e di Jeong Yun-hoe ex capo dello staff di Park Geun-hye. L’università avrebbe aiutato la giovane donna a immatricolarsi e poi l’avrebbe favorita anche durante il percorso scolastico. Quando lo scandalo esplose, l’università si vide costretta a ritirare l’ammissione di Choi Yoo-ra che, per evitare le accuse, fuggì in Danimarca dove venne poi arrestata ed estradata.

Durante le udienze indette dalla Corte Costituzionale, Choi Soon-sil si è sempre difesa e ha sempre difeso strenuamente Park Geun-hye affermando che le accuse contro di lei fossero diffamanti. La stessa Presidente ha più volte dichiarato, attraverso i suoi avvocati, di non avere niente a che fare con le accuse ma non si è mai presentata in aula a testimoniare. Hanno testimoniato, invece, molte altre persone e alcuni dei suoi collaboratori più stretti sono stati arrestati insieme alla Choi. Tra questi spiccano i suoi ex assistenti alla presidenza, Park An Chong-bum, Jeong Ho- seong, Kim Ki-choon e Cho Yoon-sun, accusati di aver agito su ordine della Park. Le prove a loro carico risultano essere soprattutto registri di telefonate e ordini scritti.

Una delle questioni su cui il team della procura ha cercato di focalizzarsi è anche quello della misteriosa scomparsa della presidente Park durante i momenti successivi al naufragio, il 16 aprile 2014, del traghetto Sewol in cui sono morte centinaia di persone, per la maggior parte studenti liceali. Secondo alcune fonti, nei novanta minuti successivi al naufragio, quando la Park avrebbe dovuto essere raggiungibile per rispondere prontamente all’emergenza nazionale, la Presidente si stava facendo acconciare i capelli da una parrucchiera dentro il suo ufficio della Casa Blu. La Park e i suoi legali hanno sempre negato le accuse ma non hanno nemmeno mai fornito delle valide giustificazioni a quei novanta minuti di vuoto.

La grandezza e l’impatto mediatico che ha avuto lo scandalo ha messo in moto l’intera società civile. Milioni di persone sono scese in piazza per chiedere la rimozione ufficiale della Park dal ruolo di presidente e le immagini che hanno fatto il giro del mondo sono diventate iconiche. Non solo a Seul ma in tutta la nazione e anche negli Stati Uniti d’America, i coreani sono scesi pacificamente in piazza e hanno fatto sentire la propria voce.

Per contro, molti sostenitori della Park, soprattutto persone avanti con gli anni e conservatori, hanno cercato di organizzare delle contro manifestazioni ma il loro numero era decisamente più esiguo.

La Corte Costituzionale ha tenuto l’ultima udienza il 27 febbraio 2017 ma la Presidente non si è presentata in aula scegliendo di esporre le proprie argomentazioni finali (si è dichiarata innocente) attraverso un comunicato letto dai suoi avvocati. Il giorno dopo, la task force investigativa della procura ha terminato le proprie indagini e ha rivelato le conclusioni: Park Geun-hye è stata complice di Choi Soon-sil nell’estorsione di tangenti alla Samsung in cambio di favori.

Il 10 marzo 2017, confermando la votazione dell’Assemblea Nazionale, la Corte Costituzionale ha approvato all’unanimità l’impeachment di Park Geun-hye e ne ha richiesto la rimozione dal suo ufficio. La decisione della Corte è di fondamentale importanza poiché da questo momento in poi, Park Geun-hye perde l’immunità presidenziale e può essere formalmente perseguita dalla legge.

L’arresto di Park Geun-hye e gli scenari futuri

Dopo la decisione della Corte Costituzionale del 10 marzo la Procura di Seoul si è presa del tempo per continuare le sue indagini, solidificare le accuse e, infine, un mese dopo richiedere un mandato di arresto per l’ex Presidente Park Geun-hye. Le accuse rivolte contro Park sono 13 tra cui corruzione, abuso di ufficio e diffusione di segreti di stato ad una persona (Choi Soon-sil) non autorizzata. Secondo quanto dichiarato nel comunicato stampa con cui la procura commentava la decisione di arrestare Park, “la sospettata ha sfruttato il suo status e la sua autorità di Presidente per raccogliere fondi dalle aziende, violando la loro libertà di gestione. In più, ha rivelato fondamentali informazioni governative a una terza parte.” Oltre alle tangenti, Park condivideva con Choi documenti presidenziali riservati e si faceva influenzare nelle nomine in capo alla Presidente.

Nei giorni precedenti l’annuncio da parte del Procuratore Generale, in molti speculavano su ciò che sarebbe accaduto. Richiedere il mandato di arresto avrebbe significato mettere a rischio l’intera Procura Generale in quanto fu la stessa Park Geun-hye a designare il Procuratore Generale. Di contro, in molti sostenevano che la continua negazione delle accuse da parte della Park, durante le estenuanti ore di interrogatorio, poteva portare a un’eventuale distruzione delle prove come strategia difensiva. In merito alla questione, si è nuovamente espressa la procura nello stesso comunicato sopracitato: “la sospettata potrebbe distruggere le prove, visto che ha negato di aver commesso alcun crimine. Considerato che non solo la sua complice Choi e i suoi assistenti, ma anche chi ha pagato le tangenti, il Vice Presidente della Samsung Electronics Lee Jae-yong, sarebbe ingiusto non emanare un mandato di arresto per Park.”

Alla luce della gravità delle accuse e soprattutto di quest’ultima seria evenienza, il Procuratore Generale il 27 marzo ha quindi emesso un mandato di arresto nei confronti di Park Geun-hye che è stata poi formalmente arrestata il 31 marzo.

Park è stata trasferita al Seul Detention Center di Uiwang, nella provincia di Gyeonggi, subito dopo l’emanazione del mandato di arresto e resterà confinata fino al 19 aprile, giorno in cui scade la validità del mandato. La procura ha già dichiarato di aver intenzione di voler interrogare la Park più volte prima dello scadere del mandato e ha formalizzato le accuse contro l’ex Presidente il 17 aprile, giorno di avvio della campagna elettorale per le presidenziali del 9 maggio. L’intento della procura sembra quello di evitare che il caso della Park influisca in maniera troppo preponderante sulle elezioni. Park oggi rischia una condanna all’ergastolo.

Alle elezioni presidenziali di maggio il confronto finale sarà quasi sicuramente tra Moon Jae-in, ex leader del Partito Democratico di Corea (PDC), e Ahn Cheol-sool, rappresentante del Partito del Popolo.

[1] Park Chang-hee, ex generale militare, governò la Corea del Sud dal 1961 al 1979. Salì al potere il 16 maggio 1961 con un colpo di stato ponendo fine alla Seconda Repubblica di Corea. Nel 1963 venne eletto presidente della Terza Repubblica fino a che, nel 1972, dichiarò la legge marziale e guida la Quarta Repubblica di Corea come dittatore. Sopravvisse a diversi tentativi di omicidio, alcuni dei quali tentati dall’allora governo nord coreano, fino a morire per mano del capo dei servizi segreti sud coreani Kim Jae-gyu.

[2] Park vinse le elezioni ottenendo il 51,6% dei voti contro il 48% del rivale Moon Jae-In candidato del Partito Democratico.

[3] Il ristorante si trova al 270-33 di Nonhyeon 2(i)-dong, Gangnam-gu a Seul, Corea del Sud.

[4] Yuk Young-soo fu uccisa il 15 agosto 1974 durante una ceremonia per il Giorno dell’Indipendenza. Mun Se-gwang, un cittadino coreano residente in Giappone e simpatizzante nord coreano, cercò di uccidere il Presidente Park Chung-hee ma uno dei suoi proiettili colpí Young-soo che morí poco dopo in ospedale.

[5] Lo sciamanesimo, per come è maggiormente inteso oggi giorno, è una credenza e un modo di vivere e vedere la realtà circostante che si basa molto sulla figura di un saggio-guaritore e sulle sue capacità religiose e magiche.

Featured Image source: http://www.voanews.com/a/south-korea-court-ends-park-presidency/3758328.html

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