Rassegna settimanale 3-9 aprile: Giappone e Corea del Sud

3 aprile, Corea del Sud – Moon Jae-in vince le primarie del PDC

Lunedi, Moon Jae-in, ex leader del Partito Democratico di Corea (PDC), è stato eletto candidato alle presidenziali del partito per le elezioni del 9 di maggio.

Moon ha vinto con grande distacco tutte le precedenti primarie, evitando così il ballottaggio. Nelle scorse primarie, ha guadagnato il 60,7% dei voti davanti al sindaco di Seongnam Lee Jae-myung e il Governatore della Provincia di Chungcheong Sud An Hee-jung che hanno ricevuto rispettivamente il 22 percento e il 17,3%.

Considerando tutte le tornate di votazioni, ha guadagnato il 57% dei voti mentre An il 21,5% e Lee il 21,2%.

“Grazie mille per il vostro incredibile supporto. Vi ripagherò con la vittoria il 9 maggio”, ha dichiarato Moon durante il suo discorso di accettazione al Gocheok Sky Dome di Seul.

Ha giurato che rivitalizzerà l’economia, rafforzerà la sicurezza nazionale, e sradicherà la corruzione, le irregolarità e l’ingiustizia, tenendo bene a mente lo scandalo presidenziale che ha duramente colpito il paese.

Moon si batterà contro Hong Joon-pyo dell’ex partito di governo Liberty Korea (LKP), Yoo Seong-min del partito conservatore Bareun e Sim Sang-jung del più piccolo Partito per la Giustizia.

Ahn Cheol-soo del Partito del Popolo molto probabilmente si unirà alla corsa. Ahn, ex leader del partito, ha vinto tutte le tornate delle primarie finora, sollevando l’ipotesi che possa vincere anche quella finale che si terrà oggi.

Gli ultimi exit poll di Realmeter mostrano come Moon guidi un’ipotetica corsa a cinque con un supporto del 43%, seguito da Ahn con il 22.7%, Hong con il 10.2% e da Yoo e Sim, entrambi con il 3.9%

In seguito allo scandalo di corruzione che ha coinvolto l’ex presidente Park e che ha portato al suo impeachment e rimozione dall’ufficio, Moon è sempre stato il candidato più forte. Nella corsa presidenziale liberale, l’ex leader dell’opposizione ha sempre vinto nei sondaggi opinionistici con un supporto settimanale di oltre il 30%.

Secondo gli analisti, la grande popolarità di Moon riflette il desiderio del pubblico di veder finire il governo decennale dei conservatori. Moon venne sconfitto dalla Park alle elezioni del 2012, ma sta utilizzando questa esperienza per la sua campagna, affermando che lui è l’unico candidato presidenziale “verificato e preparato”.

I giornalisti politici dicono che se l’opposizione si unisse e presentasse un candidato unico contro Moon, questa potrebbe essere una sfida alla sua corsa.

“Se non in una competizione uno-contro-uno, Moon vincerá la corsa finale,” ha dichiarato Bae Jong-chan, il direttore capo di Research e Research. Anche se un’alleanza tra Ahn, Hong e Yoo non è uno scenario attendibile.

Una possibile alleanza tra i partiti conservatori è partita male quando Hong e Yoon si sono scambiati delle frecciatine. Hong ha definito Yoo, che guida il partito che si è scisso dal LKP, un “traditore” mentre Yoo si interroga sulla validitá di Hong come candidato presidenziale quando sta affrontando un processo davanti la Corte Suprema per il suo coinvolgimento in uno scandalo di tangenti.

Anche Ahn per il momento ha negato la possibilità di formare delle alleanze con altre forze politiche. Se si unisse al LKP – di cui la Park fa ancora parte – Ahn rischierebbe di perdere la sua base di supporto principale, gli elettori della regione di Jeolla, la terra natia dei liberali.

Ci si aspetta peró un’offensiva contro Moon da parte degli altri candidati. L’analista politico Hwang Tae-soon ha dichiarato che Moon dovrá chiarire le sue posizioni sul dispiegamento del sistema anti missile americano (il THAAD) e le sue posizioni sulla Corea del Nord.

Moon al momento ha solo dichiarato che il dispiegamento del THAAD dovrà essere rimandato fino all’avvio del nuovo governo. In precedenza, il suo commento riguardo una sua visita in Corea del Nord subito dopo le elezioni aveva scatenato enormi proteste da parte dei conservatori che ritengono che la principale priorità del paese sia l’alleanza con gli Stati Uniti. Secondo Hwang, queste questioni potrebbero rimanere oggetto di contesa.

Secondo Lee Jun-ahn, professore di politica all’Universitá Nazionale di Incheon, un’altra sfida per Moon è quella di riuscire a sanare i rapporti con i suoi rivali nelle primarie di partito. L’endorsement di An e Lee Jae-myung potrebbe significare ottenere un’ulteriore slancio nella corsa presidenziale.

Fonte: Korea Times, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/04/356_226899.html

4 aprile, Giappone- Lo stallo del Giappone con la Corea del Sud sulla statua si può tradurre solo come un fallimento

Con il ritorno dell’ambasciatore giapponese Yasumasa Nagamine in Corea del Sud, sembra che il governo abbia accettato il fatto che la sua mossa abbia fallito nello spingere Seul a rimuovere la statua per le “comfort women” che è stata eretta fuori dal consolato giapponese di Busan e quella più vecchia situata vicino l’ambasciata a Seul.

Per protesta contro la nuova statua, quasi quattro mesi fa Nagamine fu richiamato in patria. I monumenti commemorano le donne che furono costrette a offrire sesso alle truppe giapponesi prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

“In quanto ambasciatore in Corea del Sud, voglio fare ogni sforzo possibile per risolvere le sfide attuali,” ha dichiarato Nagamine ai giornalisti questo martedí dopo un incontro con il Primo Ministro Shinzo Abe. Tuttavia, si è rifiutato di fornire dettagli sugli ordini che ha ricevuto dal primo ministro.

Se il Giappone si rifiutasse di fare un passo indietro sulla questione della statua, ci sarebbe il rischio di inasprire le relazioni con il prossimo presidente sud coreano – che verrá eletto il prossimo 9 maggio – sin dall’inizio.

Dopo l’annuncio del ritorno di Nagamine, una fonte governativa ha dichiarato: “abbassiamo il pugno che avevamo alzato.”

Questa questione lascia un’impressione confusa su come l’amministrazione del Primo Ministro Shinzo Abe conduce la diplomazia.

Le relazioni bilaterali si erano distese sotto la Park, con il Giappone e la Corea del Sud che nel dicembre 2015 firmarono un accordo volto a risolvere “definitivamente” la questione. Secondo questo accordo, il Giappone ha versato dei fondi per la cura delle donne sopravvissute. Tuttavia, la statua rimane un tasto dolente.

La statua di Busan ha lo stesso design di quella eretta a Seul nel 2011 e in molte altre località all’estero. Dopo l’accordo del 2015, il Giappone ha continuamente chiesto alla Corea del Sud di “risolvere” la questione delle statue.

Lunedì, funzionari giapponesi hanno ribadito che l’amministrazione sud coreana dovrebbe “immediatamente mettere in atto” l’accordo.

Un membro anziano dell’amministrazione di Abe lunedì ha dichiarato: “le date e i candidati per le prossime elezioni presidenziali sud coreane sono stati decisi. Questo è il momento migliore (per il ritorno di Nagamine)”.

Al momento di questa dichiarazione, era diventato chiaro come il Partito Democratico di Corea, il maggior partito d’opposizione in Corea del Sud, avrebbe scelto Moon Jae-in come suo candidato presidenziale.

Una fonte del Ministero degli Esteri ha dichiarato: “Moon Jae-in è il candidato più forte nella corsa alla presidenza. Dovremo incontrarlo in fretta e parlarci. Alcuni pensano che avremmo dovuto rimandare l’ambasciatore molto prima.”

Prima che la campagna elettorale ufficiale inizi a metà mese, Nagamine cercherá di incontrarsi con Moon per costruire una qualche fiducia tra i due.

Dopo il suo ritorno in Corea del Sud, Nagamine incontrerà il presidente ad interim Hwang Kyo-ahn e fará pressione affinché il governo sud coreano implementi l’accordo.

La decisione finale di rimandare Nagamine indietro è stata presa da Abe, che ha messo su uno spettacolo di forza contro la Corea del Sud per non aver rimosso le statue.

Dopo l’arresto della Park di venerdì per lo scandalo che ha portato al suo impeachment e alla sua rimozione, Abe si è incontrato con il Ministro degli Esteri Fumio Kishida nel suo ufficio per scambiarsi delle opinioni sulla situazione.

Il Capo Segretario di Gabinetto Yoshihide Suga, il portavoce principale del governo, ha dichiarato che la decisione di lunedì è stata presa sulla base di una serie di informazioni fornite da Kishida.

Tuttavia, alcuni all’interno del governo hanno messo in discussione il richiamo di Nagamine giá dal 9 gennaio, chiedendosi se questo stallo avrebbe giocato a favore di Tokyo.

Non era davvero sicuro che l’amministrazione Park, sotto attacco, sarebbe stata capace di convincere l’opinione pubblica e rimuovere la statua di Busan.

I deputati, a quel punto, avevano già votato per l’impeachment della Park e stavano solo aspettando la decisione finale della Corte Costituzionale.

Tuttavia le ritorsioni per la statua andarono avanti.

“La Corea del Sud avrebbe dovuto lavorare su una soluzione per la questione della statua, sulla base dell’accordo tra il Giappone e la Corea del Sud sulle comfort women, ma non l’ha fatto,” ha dichiarato una fonte governativa. “Il Primo Ministro, che a quel punto aveva perso la faccia, non avrebbe potuto tirarsi indietro nemmeno se lo avesse voluto.”

Quando il Ministro degli Esteri sud coreano Yun Byung-se disse a Kishida, durante un meeting di febbraio in Germania, che il suo paese avrebbe “fatto di tutto” per risolvere la questione della statua, Kishida gli rispose che Seul avrebbe dovuto far seguire alle parole i fatti.

La risposta di Kishida era un messaggio a Seul: l’ambasciatore non sarebbe ritornato finché Seul non avesse iniziato a compiere degli sforzi per rimuovere la statua.

Tuttavia si è rivelata una minaccia a vuoto, visto che l’amministrazione Park non ha fatto nulla, nemmeno ora che elezioni presidenziali si avvicinano.

La posizione di Moon verso il Giappone è più dura rispetto a quella della Park e deve essere molto attento alla sensibilità degli elettori sud coreani sulle questioni bilaterali tra le due nazioni.

Ha chiesto la revisione dell’accordo del 2015 e recentemente è stato fotografato mentre toccava le mani della statua di Busan, dove ha dichiarato che “c’è un motivo dietro al luogo in cui è stata eretta questa statua”.

C’è da vedere se Moon risponderà positivamente al Giappone anche se esso richiederà un miglioramento nelle relazioni bilaterali o maggior coordinamento nella questione nord coreana.

Quando è stato loro chiesto cosa si fosse raggiunto in questi 4 mesi in cui Nagamine è stato richiamato, i funzionari governativi hanno dato risposte vaghe.

Secondo un funzionario vicino al primo ministro, “la questione non è conclusa.”

Suga, mai a corto di una giustificazione per l’amministrazione Abe, ha offerto una scusa tremolante per questo stallo.

“Immagino che abbiamo fatto capire alla Corea del Sud quanto è forte la nostra convinzione.”

A Seul, un funzionario anziano del Ministero degli Esteri ha espresso il desiderio che il ritorno dell’ambasciatore possa promuovere comunicazioni bilaterali: “speriamo che il ritorno dell’Ambasciatore Nagamine al suo ufficio possa facilitare le comunicazioni tra le due nazioni.”

Fonte: Japan Times, http://www.japantimes.co.jp/news/2017/04/04/national/politics-diplomacy/japans-statue-standoff-south-korea-yields-loss-face/#.WOdiYzvyjIU

5 aprile, Corea del Sud – Nessun candidato rispetta l’accordo sulle “comfort women” con il Giappone

La disputa diplomatica tra la Corea e il Giappone sulla questione delle “comfort women” potrebbe inasprirsi nei prossimi anni, poiché nessun candidato coreano alle presidenziali rispetta l’accordo bilaterale firmato a dicembre 2015.

Tutti i cinque principali candidati presidenziali – Moon Jae-in, Ahn Cheol-soo, Hong Joon-pyo, Yoo Seong-min e Sim Sang-jung – chiedono di rinegoziare o cancellare l’accordo.

Le loro regole diplomatiche si oppongono al piano giapponese di assicurarsi che il prossimo governo coreano metta in atto l’accordo cosí come promesso dall’attuale amministrazione conservatrice.

Secondo gli analisti, fallire in sanare questa distanza potrebbe portare le relazioni tra Seul e Tokyo a livelli minimi. Ritengono che le relazioni bilaterali potrebbero addirittura essere peggiori rispetto a quelle precedenti dicembre 2015, quando i due paesi hanno firmato l’accordo.

“Almeno una delle due parti dovrebbe cedere, ma è molto improbabile che accada”, ha dichiarato Kim Hyun-wook, professore dell’Accademia Nazionale di Diplomazia della Corea.

Shin Yul, professore di scienze politiche all’Universitá di Myongji concorda e ha dichiarato che “Seul deve prepararsi al peggio”.

Ha fatto notare come persino i due candidati conservatori – il Governatore Hong della Provincia di Gyeongsang Sud, del Partito della Libertá di Corea (PLC), e l’On. Yoo del Bareun – concordano con i loro candidati liberali nel protestare contro l’accordo di dicembre 2015.

Hong ha dichiarato che sarebbe “giusto eliminare l’accordo”, aggiungendo, “è un tradimento allo spirito del paese.”

Yoo giura di mandare a monte l’accordo “unilateralmente”, se il Giappone si rifiutasse di accordare una rinegoziazione.

La Presidente del Partito della Giustizia, l’On. Sim Sang-jung, ha dichiarato che “l’annullamento dell’accordo” è necessario e ha chiesto che si aprano delle indagini su di esso una volta che il nuovo governo inizierá il suo mandato.

I principali candidati alle elezioni, il democratico Moon e l’On. Ahn del Partito del Popolo hanno entrambi chiesto che l’accordo venga rinegoziato.

Tuttavia, non appena tornato a Seul questo lunedì, l’ambasciatore giapponese Yasumasa Nagamine ha dichiarato che questo scenario non è gradito al Giappone.

Ha temporaneamente abbandonato la sua carica dal 9 gennaio come ritorsione del Giappone contro la Corea per aver “violato” l’accordo dopo che era stata eretta una statua raffigurante una ragazza che simboleggia le comfort women, fuori dal consolato giapponese di Busan.

Nagamine ha dichiarato che esigerà dal Presidente ad interim e Primo Ministro Hwang Kyo-ahn e da altri funzionari coreani di alto rango l’esecuzione dell’accordo.

“Sembra che il Giappone voglia utilizzare Hwang e gli altri funzionari del governo uscente come messaggeri per il prossimo governo: la sua posizione sull’accordo rimane invariata”, ha dichiarato Shin.

Ritiene che la disputa diplomatica tra la Corea e il Giappone derivi principalmente dall’incoerenza nell’interpretazione dell’accordo fatta verbalmente dal Ministro degli Esteri Yun Byung-se e dal Ministro degli Esteri giapponese Fumio Kishida.

Tokyo afferma che Seul abbia concordato di rimuovere le “statue delle ragazze” erette fuori dagli edifici diplomatici in Corea in cambio di 1 miliardo di yen (9 milioni di dollari) per aiutare le ex schiave del sesso coreane.

Seul non nega di aver concordato di effettuare degli sforzi per rimediare alla questione delle statue erette dagli attivisti civici. Tuttavia, nega di averlo promesso in cambio di denaro.

Fonte: Korea Times, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/04/120_227012.html

6 marzo, Giappone – Abe e Trump si consultano sulla minaccia missilistica nord coreana: Beijing deve fare più pressione su Pyongyang.

Giovedí mattina il Primo Ministro Shinzo Abe e il Presidente americano Donald Trump hanno avuto una teleconferenza di 35 minuti in cui hanno concordato di cooperare per affrontare la minaccia missilistica nord coreana. Solo il giorno prima, infatti, la Corea del Nord aveva lanciato un missile balistico nel Mare Orientale.

Un funzionario anziano ha inoltre rivelato ai giornalisti che i due leader avrebbero anche concordato sul fatto che Beijing dovrebbe fare di più per convincere Pyongyang a fermare i suoi programmi nucleare e missilistico. Le sue azioni dovrebbero andare oltre l’interruzione delle importazioni di carbone dalla Corea del Nord.

“La Cina ha già messo in atto l’interruzione delle importazioni di carbone. Ma non è sufficiente,” ha dichiarato il funzionario durante un resoconto sul meeting alla stampa.

Secondo il funzionario, la teleconferenza è stata un’idea dei giapponesi che volevano discutere le questioni nord coreane.

La conversazione è avvenuta un giorno prima dell’incontro tra Trump e il Presidente cinese Xi-Jinping al resort Mar-a-Lago in Florida. Sembra che Tokyo puntasse a dimostrare la sua stretta relazione con gli americani prima dell’incontro Xi-Trump.

“Abbiamo avuto un profondo scambio di opinioni,” ha dichiarato Abe ai giornalisti pochi minuti dopo aver terminato la chiamata.

Abe ha aggiunto che i due leader concordano sul fatto che il lancio missilistico di mercoledì è “un’azione molto pericolosa e provocante” e che è “una grave minaccia alla sicurezza” del Giappone.

“Domani, l’incontro tra gli Stati Uniti e la Cina avverrà in questo clima. Ho detto (al presidente) che il Giappone osserverà da vicino come la Cina si comporterà nella questione nord coreana,” ha aggiunto Abe.

La Cina è da tutti ritenuta un giocatore chiave nell’influenzare Pyongyang, visto che il 90% degli scambi internazionali della Corea del Nord sono con la Cina, inclusa la totalitá delle sue importazioni di petrolio.

Il Giappone, gli Stati Uniti e molti altri paesi hanno spesso chiesto alla Cina di fare maggior pressione su Pyongyang affinchè ponesse fine ai programmi sulle armi nucleari e sui missili, tuttavia Beijing ritiene che la sua influenza sia limitata ed è riluttante a intraprendere sanzioni economiche piú severe nei confronti di Pyongyang.

“Il Presidente Trump ha quindi aggiunto che tutte le opzioni sono state presentate in modo chiaro, una dichiarazione molto forte,” ha detto Abe.

Recentemente, i funzionari di alto rango americani hanno ripetutamente affermato che per affrontare la questione nord coreana si prendono in considerazione “tutte le opzioni”, un modo di dire che in molti hanno interpretato come inclusivo anche di opzioni militari.

La retorica, chiaramente distante dalla “strategia della pazienza” adottata finora dall’ex presidente Obama, è stata ben accolta dai funzionari giapponesi, che sperano che servirá a scoraggiare Pyongyang dall’intraprendere azioni militari imprudenti contro il Giappone, gli Stati Uniti o la Corea del Sud.

Durante la telefonata, Trump ha confermato l’intenzione degli Stati Uniti di difendere il Giappone secondo gli accordi sulla sicurezza tra i due paesi, promettendo pieno sostegno al Giappone.

Secondo il trattato sulla sicurezza tra Giappone e Stati Uniti, gli Stati Uniti sono obbligati a difendere il Giappone in caso un’area controllata dal Giappone fosse attaccata da uno stato terzo. In cambio, Tokyo è obbligata a permettere alle forze americane di stazionare sul suo territorio.

Fonte: Japan Times, http://www.japantimes.co.jp/news/2017/04/06/national/politics-diplomacy/abe-trump-huddle-north-korea-missile-threat-want-beijing-pressure-pyongyang/#.WOoUN4iLTIU

7 aprile, Giappone – Abe sostiene l’intervento USA sulla Siria

Il Primo Ministr Shinzo Abe venerdì ha espresso il suo sostegno all’attacco punitivo sferrato dagli Stati Uniti alla Siria con dei missili, affermando che capisce che è stata “una misura per prevenire l’ulteriore deterioramento della situazione.”

“In Siria, molti cittadini innocenti sono stati colpiti nuovamente da delle armi chimiche, ” ha riferito Abe ai giornalisti dall’Ufficio del Primo Ministro. “è un atto inumano e che viola le risoluzioni delle Nazioni Unite.”

Ha aggiunto: “Il Governo giapponese sostiene la determinazione del governo americano nel non tollerare per nessun motivo l’ulteriore diffusione e utilizzo delle armi chimiche.”

La dichiarazione di Abe si allinea al suo tentativo di rafforzare l’alleanza militare con gli Stati Uniti per affrontare la minaccia militare nord coreana.

Sin dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali di novembre, Abe ha cercato in tutti i modi di far apparire il Giappone come un forte alleato degli Stati Uniti.

“Anche nell’Est asiatico la minaccia delle armi di distruzione di massa è cresciuta in modo preoccupante,” ha aggiunto Abe.

“In questo contesto, il Giappone tiene in alta considerazione la determinazione del Presidente Trump nel mantenere l’ordine internazionale, la pace e la stabilità dei suoi alleati nel mondo,” ha detto Abe.

Precedentemente quel giorno, il Presidente americano Donald Trump aveva tenuto una conferenza stampa per rivelare che aveva ordinato un attacco missilistico su una base aerea della Siria. In quel momento, si trovava con il Presidente cinese Xi-Jinping al resort Mar-a-Lago in Florida.

Un funzionario giapponese ha dichiarato che l’annuncio di Trump sará interpretato come il segnale che Trump potrebbe attaccare la Corea del Nord se non abbandonerá i suoi programmi nucleari e missilistici.

Fará anche da silenziosa pressione sul presidente cinese Xi affinchè faccia sforzi maggiori nell’aiutare a fermare Pyongyang, ha aggiunto il funzionario.

Nel frattempo, la decisione di Abe di mostrare sostegno all’attacco missilistico di venerdì potrebbe avere conseguenze diplomatiche difficili per Tokyo. Innanzitutto, potrebbe aumentare le tensioni con Mosca perché la Russia da tempo sostiene il regime siriano guidato dal Presidente Bashar Assad.

Il sostegno di Abe potrebbe rendere ancora più complicato per Tokyo ricevere delle concessioni dalla Russia nell’ambito della disputa territoriale tra i due paesi sulle quattro isole di Hokkaido che sono state occupate da Mosca sin dagli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale.

È stato più volte chiesto al Capo di Gabinetto Yoshihide Suga che conseguenze potrebbe avere la posizione di Abe sui negoziati con la Russia, ma lui ha risposto che non ritiene che possa avere un “impatto diretto.”

L’esercito siriano venerdì ha dichiarato che l’attacco missilistico americano ha causato la morte di sei persone e seri danni. Il governo  e l’esercito negano di aver mai utilizzato armi chimiche o di essere coinvolti nell’incidente che ha causato lo sbarramento.

Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, le morti causate dall’attacco chimico di Idlib sono salite a 86, 30 dei quali sono bambini. Oltre 160 persone sono rimaste ferite.

La Turchia ha dichiarato che l’autopsia su tre vittime ha confermato l’utilizzo di armi chimiche. Tuttavia la Siria ha accusato Washington di essere alleata di entità jihadiste come lo Stato Islamico e che cercava di “giustificare l’aggressione” puntando il dito contro Damasco per il sospetto utilizzo di armi chimiche “senza conoscere la verità.”

In Russia, il Cremlino ha definito l’attacco come “un’aggressione a uno stato sovrano in violazione del diritto internazionale.” L’azione ha inflitto “danni considerevoli” alle gia “spiacevoli” relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, ha aggiunto la dichiarazione. È stato anche chiesto a Suga come Tokyo fosse sicura che la Siria avesse utilizzato armi chimiche. Suga non ha risposto direttamente alla domanda ma ha spiegato che sono in corso delle indagini da parte delle Nazioni Unite.

Venerdì, un funzionario giapponese ha dichiarato che il governo americano ha mostrato al Giappone alcuni documenti dell’intelligence che suggerivano l’utilizzo di armi chimiche, tuttavia Tokyo non lo ha mai reso pubblico.

Quando il Presidente George W. Bush invase l’Iraq nel 2003, ritenendo che Baghdad avesse armi di distruzioni di massa, il Primo Ministro Junichiro Koizumi lo aveva sostenuto apertamente. Tuttavia, dopo la fine della guerra in Iraq, non furono ritrovate armi di distruzione di massa e il Ministero degli Esteri giapponese fu duramente criticato per essersi basato solamente su informazioni americane.

Beijing ha mostrato una posizione poco diversa all’attacco americano, affermando che è stato “urgente” per evitare “l’ulteriore deterioramento della situazione.”

[…]

Fonte: Japan Times, http://www.japantimes.co.jp/news/2017/04/07/national/politics-diplomacy/abe-backs-u-s-missile-strike-might-see-backlash-putin/#.WOocz4iLTIU

8 aprile, Corea del Sud – Una foto commemorativa davanti al relitto del Sewol mette nei guai alcuni politici

È stato un errore non voluto o il risultato di mancata compassione?

Il Partito del Popolo, facente parte dell’opposizione, sta affrontando critiche durissime dopo che alcuni suoi rappresentanti sono stati colti a farsi fotografie con alle spalle il relitto del Sewol al porto di Mokpo, questo venerdì, nonostante le proteste delle famiglie delle vittime.

Almeno tre membri del partito, che hanno visitato il porto al seguito del leader del partito Park Ji-won, sono stati colti nel fare quello che i critici ritengono essere un atto “immorale” e “non etico” che è l’equivalente di “rigirare il dito nella piaga di coloro che hanno perso i loro cari nell’incidente.”

Il naufragio del Sewol, avvenuto il 16 aprile 2014, è stato registrato come uno dei peggiori disastri marittimi della storia della Corea del Sud che ha causato la morte di oltre 300 passeggeri, molti dei quali studenti del liceo in gita scolastica, e 9 dispersi. Presto si daranno inizio alle ricerche all’interno del relitto, sperando che così si possano ritrovare i resti delle nove vittime ancora disperse.

La foto incriminata è stata denunciata venerdì e il partito d’opposizione è stato immediatamente sommerso da un’ondata di forti critiche.

Il leader del partito si è prontamente scusato e ha promesso di prendere provvedimenti contro coloro che hanno scattato la foto.

“Esprimo le mie piú sentite scuse per questo atto sconsiderato da parte dei membri del (mio) partito,” ha dichiarato Park dalla sua pagina Facebook. “Faró in modo che paghino il prezzo per il loro comportamento sconsiderato. Chiederò anche l’intervento delle forze dell’ordine visto che è stato vietato di scattare foto personali all’interno dell’area portuale per motivi di sicurezza.”

Il porto in cui verrá spostato il Sewol è considerato un impianto di sicurezza e qualsiasi fotografia non autorizzata all’interno della zona potrebbe essere multata fino a 3 milioni di won.

Secondo alcuni resoconti, uno dei responsabili avrebbe dichiarato di aver scattato la foto per mostrarla agli amici, senza sapere che fosse illegale.

Fonte: Korea Times, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/04/251_227183.html

9 aprile, Corea del Sud – Trump deve consultare Seul su qualsiasi decisione che riguarda la Corea del Nord

I politici sud coreani dichiarano che l’amministrazione americana di Donald Trump deve consultarsi con Seul prima di mettere in atto azioni aggressive che riguardano la Corea del Nord, incluso lanciare un attacco preventivo.

I politici, incluso il candidato presidenziale Moon Jae-In del Partito Democratico di Corea (PDC), ritengono che Seul sia direttamente coinvolta nella questione nord coreana, facendo notare che qualsiasi decisione presa da Washington avrá un impatto diretto sulla Penisola Coreana.

La richiesta di consultazioni preliminari nasce soprattutto alla luce delle tensioni che sono seguite all’attacco missilistico contro la Siria di giovedì notte, che è stato interpretato come un messaggio a tutti gli stati canaglia, come la Corea del Nord e l’Iran; gli Stati Uniti possono avviare azioni militari contro di loro in ogni momento.

Durante il summit di giovedì e venerdí con la Cina, inoltre, gli Stati Uniti hanno fatto capire di voler continuare con la linea dura contro Pyongyang a meno che il regime di Kim Jong-un non cambi il suo atteggiamento.

“La Corea del Sud dovrebbe essere padrona della questione nord coreana e prendere la guida dei negoziati invece che lasciare che a farlo siano stati vicini come la Cina e gli Stati Uniti,” ha dichiarato Moon ai giornalisti, facendo riferimento al risultato del summit tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping.

“Gli americani stanno discutendo delle varie possibilità delle loro azioni conflittuali contro il Nord. Gli Stati Uniti devono consultarsi con la Corea del Sud prima di prendere qualsiasi decisione,” ha detto.

Moon ha aggiunto che non è corretto interpretare avventatamente i riferimenti di Washington alle “varie possibilità” come un’indicazione di volontà ad utilizzare la forza militare.

Il portavoce del partito conservatore Liberty Corea ha anche detto che, “Gli Stati Uniti dovrebbero vivamente consultarsi con la Corea del Sud che ha un interesse diretto nella questione della sicurezza della Penisola Coreana.”

Apparentemente concorde con la posizione di Washington nei confronti del Nord, il portavoce del Commando Americano nel Pacifico Dave Benhame ha detto all’AFP, questa domenica, che un gruppo d’attacco della Marina americana guidato dalla portaerei a propulsione nucleare Carl Vinson è al momento in viaggio per essere dispiegato in acque vicino alla penisola in modo da monitorare la crescente minaccia nucleare del Nord.

“La principale minaccia nella regione continua ad essere la Corea del Nord, per via del suo avventato, irresponsabile e destabilizzante programma di test missilistici e per la sua ricerca di armi nucleari,” ha dichiarato Benham.

Dopo il summit tra gli Stati Uniti e la Cina in Florida, il Segretario di Stato Tillerson ha detto chiaramente che “la posizione della Corea del Nord deve cambiare prima che ci siano delle basi per un dialogo o delle trattative” e che gli Stati Uniti “sono pronti a seguire il proprio piano se la Cina non riuscisse a coordinarsi con noi per ottenerlo.”

Tillerson non ha specificato che tipo di azioni unilaterali il suo paese sarebbe disposto a mettere in atto, ma il commento faceva riferimento a tutte le opzioni, incluso l’utilizzo di forze militari così come sanzioni economiche e diplomatiche.

Tuttavia, le trattative sono state quasi del tutto messe in ombra dall’attacco missilistico americano in Siria.

L’attacco sembra essere anche un messaggio di Trump a Pyongyang e Beijing: gli Stati Uniti potrebbero colpire nello stesso modo a meno che il Nord non abbandona le sue ambizioni nucleari e la Cina non riesca a tenere sotto controllo il Nord.

L’addetto stampa della Casa Bianca, Sean Spicer, ha dichiarato che l’attacco “manda un forte segnale non solo alla Siria ma a tutto il mondo.”

Tuttavia, Yang Moo-jin, professore all’Univeristá per gli Studi Nord Coreani, ha dichiarato che è improbabile che Trump colpisca militarmente il regime di Kim Jong-ung, poiché il Nord, contrariamente alla Siria, possiede armi nucleari e la Russia e la Cina sono fortemente contrari a un simile attacco.

“Parlando di opzioni militari, il governo americano sta cercando di deviare l’attenzione degli americani dalla complessa situazione della politica interna,” ha detto Yang. “La Corea del Sud dovrebbe avere un ruolo attivo nel prendere decisioni diplomatiche ogni volta che gli Stati Uniti menzionano la possibilitá di attacchi preventivi contro il Nord, tuttavia il paese non lo sta facendo. È un problema.”

Yang ha aggiunto che Seul e Washington sono alleati, il che significa che dovrebbero condividere le loro opzioni su come gestire il Nord.

“Qualsiasi misure – dialogo o opzione militare – saranno prese, gli Stati Uniti dovrebbero condividere le loro strategie e filosofia con la Corea del Sud,” ha aggiunto. “Altrimenti, non è un’alleanza.”

Fonte: Korea Times, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/04/120_227218.html

FOTO: http://img.koreatimes.co.kr/upload/newsV2/images/K2017040900097_main.jpg (dall’art. Del 9/3)

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