Rassegna settimanale 06 – 12 febbraio: Africa Subsahariana

06 febbraio: Tolleranza zero verso le mutilazioni genitali femminili #EndFGM

Duecento milioni nel mondo, più di mezzo milione in Europa e tra le 46 e le 57mila in Italia: sono questi i numeri delle donne vittime delle mutilazioni genitali femminili. L’Onu ha inserito la sua abolizione entro il 2030 tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Una trentina di Paesi africani, ha adottato norme che puniscono severamente chi continua a mutilare le ragazze, ma i numeri dicono che non basta senza un progetto culturale, come le azioni portate aventi dalle organizzazioni internazionali.

In Africa però la situazione è ancora grave soprattutto nel Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea), ma anche nell’Ovest (Nigeria, Gambia, Guinea, Senegal, Mali) e in Egitto. Dall’Africa, lentamente, sta arrivando anche in Europa attraverso le migrazioni.

Fonte: United nations

Link: http://www.un.org/en/events/femalegenitalmutilationday/

08 febbraio – Somalia: Farmajo è il nuovo presidente

L’ex primo ministro Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, con doppia cittadinanza (somala e statunitense) ha vinto le elezioni, scatenando l’entusiasmo della popolazione a Mogadiscio e nella parte centrale del paese. È portatore di un messaggio inedito, che dovrà mostrarsi più forte di corruzione, rendite di posizione dei clan e interessi stranieri. Le votazioni si sono concluse oggi, dopo una serie di ritardi e di rinvii che avevano esacerbato gli animi della società somala.ele

La nuova procedura ha riaffidato l’elezione del presidente al parlamento, di fatto riconoscendo l’impossibilità di proporre oggi in Somalia il suffragio universale e la necessità di ricorrere al più ampio organo rappresentativo.

Fonte: The Guardian

Link: https://www.theguardian.com/world/2017/feb/08/somali-presidential-election-won-mohamed-abdullahi-mohamed

Africa – Usa: Trump permette il commercio dei blood diamonds

Trump ha firmato un decreto esecutivo di abrogazione del Dodd Franck Act, legge promossa da Barack Obama nel 2010, che modifica i meccanismi di regolazione della finanza statunitense con lo scopo di migliorare la tutela dei consumatori. Nella sezione 1502 chiede alle aziende statunitensi, quotate in Borsa e che impiegano nelle loro lavorazioni oro, stagno, tantalio e tungsteno, di certificare che tali risorse non provengano dalla Rd Congo e dai Paesi confinanti. Dagli anni’ 90 ad oggi solo in DRC sono morte 5 milioni di persone.

Secondo Donald Trump alcune aziende, dato l’elevato costo che si devono sobbarcare per tracciare la provenienza dei minerali, sono state costrette a tagliare dei posti di lavoro per ridurre le spese. Spese che la Securities and Exchange Commission avrebbe stimato intorno ai 200 milioni di dollari all’anno.

Insorgono le organizzazioni a tutela dei diritti umani. «È un regalo per le aziende che vogliono fare affari con i criminali e i corrotti» – ha commentato Global Withess, associazione che per anni ha investigato sul ruolo dei minerali nella guerra civile nella parte orientale del Congo

Fonte: The Guardian

Link: https://www.theguardian.com/us-news/2017/feb/08/trump-administration-order-conflict-mineral-regulations

09 febbraio – Sudafrica: Scontri in Parlamento dopo il discorso di Zuma

Il giorno del “discorso alla nazione” di Zuma finisce in una rissa nel Parlamento di Città del Capo, in Sudafrica. L’intervento del presidente Zuma è stato interrotto da parlamentari dell’opposizione guidati da Julius Malema che lo hanno accusato di essere “corrotto fino al midollo”. I parlamentari sono stati trascinati di peso fuori dall’aula. Gli scontri ci sono stati anche fuori dal parlamento tra polizia e manifestanti.

La figura politica di Zuma sembra delegittimata anche da alcuni esponenti del suo partito, i quali attribuiscono agli scandali del presidente le recenti sconfitte alle elezioni amministrative.

Fonte: The Guardian

Link: https://www.theguardian.com/world/2017/feb/09/brawls-break-out-in-south-african-parliament-after-denunciation-of-zuma

10 febbraio – Nigeria: Tangenti da Eni e Shell al governo

L’Alta Corte Federale della Nigeria ha tolto temporaneamente all’ENI e alla Shell la concessione detenuta dal 2011 pariteticamente dalla due società, per lo sfruttamento del campo petrolifero offshore OPL245. Questo giacimento, nel golfo di Guinea, è il più ricco di tutta l’Africa, è superficiale (quindi con costi estrattivi contenuti) ed è stato valutato in 9 miliardi di barili. Le società di diritto nigeriano di proprietà di ENI e Shell sono indagate per una tangente di 1,2 miliardi di dollari che sarebbe stata versata per ottenere le concessioni di sfruttamento, ora sono sospese fino al termine dell’inchiesta.

Le agenzie anticorruzione della Nigeria stanno indagando a fondo sulle accuse rivolte alla NAOC (Nigerian Agip Oil Company, la sussidiaria nigeriana di proprietà dell’ENI) e alla SPDC (Shell Petroleum Development Company of Nigeria, dell’anglo-olandese Shell) di avere sottoscritto un accordo fraudolento, con una società di proprietà dell’allora ministro del petrolio e di altri politici di vecchio corso. Le accuse ipotizzate sono “associazione per delinquere, corruzione, corruzione di funzionari del governo, e riciclaggio di denaro”. Indagini sul presunto caso di corruzione sono state aperte anche dai giudici italiani e olandesi, che accusano l’ex amministratore dell’Eni, Paolo Scaroni, e l’attuale ad, Claudio Descalzi, allora direttore operativo della società petrolifera di Metanopoli.

Fonte: Greenpeace Green Desk

Link: http://energydesk.greenpeace.org/2017/02/10/shell-and-eni-hit-with-corruption-charges-over-nigerian-oil-deal/

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