Rassegna settimanale 6-12 febbraio: Giappone e Corea del Sud

6 febbraio, Il Giappone sta considerando di comprare più energia americana mentre Abe si prepara ad incontrare Trump.

Due fonti a conoscenza del piano hanno rivelato a Reuters che il Primo ministro Shinzo Abe sta considerando di incrementare le importazioni di energia dagli Stati Uniti mentre si prepara a incontrare il Presidente Donald Trump, che si è lamentato del surplus negli scambi del Giappone.

Il Giappone sta costruendo un pacchetto di strategie per permettere alle compagnie giapponesi di investire in infrastrutture e di ideare progetti per la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti. Abe lo sottoporrà a Trump durante il loro incontro a Washington il 10 febbraio.

Una fonte appartenente al partito di governo ha anche rivelato a Reuters che un’altra idea è quella di offrire di incrementare le importazioni di gas naturale liquido dagli Stati Uniti.

Un’altra opzione, se Abe determinasse che Trump è maggiormente preoccupato per il gab negli scambi, è quella di aumentare le importazioni di petrolio di scisto o gas americani e porla come priorità del pacchetto di investimenti, secondo quanto detto da un delegato di una delle maggiori compagnie giapponesi e che è anche molto vicino ad Abe.

I funzionari giapponesi si stanno dando da fare per rispondere agli attacchi di Trump sin da quando si è insediato.

Ha minacciato di imporre dazi all’importazione di macchine dal Messico, criticato il gap degli scambi tra il Giappone e gli Stati Uniti e, più recentemente, ha accusato il Giappone, la Germania e la Cina di svalutare le loro valute per danneggiare le compagnie americane.

Il delegato, che desidera non essere identificato, ha aggiunto che “Abe vuole sapere quali sono le questioni di maggior interesse per Trump.”

“Se è il surplus negli scambi che preoccupa Trump maggiormente, per esempio, allora potremmo riuscire a pensare a qualche soluzione,” incluso importare maggior petrolio di scisto o gas.

L’approccio di Abe con Trump sarebbe “non accomodante, non nemico,” ha aggiunto.

Secondo un delegato di una compagnia di importazione petrolifera ha rivelato a Reuters che le utilità sarebbero restie a comprare ancora più gas americano poiché si sono già impegnate a comprarne grandi quantità e la domanda del Giappone per l’energia sta calando.

Quest’anno in Asia, a causa di un surplus nelle riserve, i prezzi per il gas liquido naturale sono crollati di oltre il 50%.

Il Giappone è il maggior compratore di gas raffreddato allo stato liquido per il trasporto su navi e accoglie circa un terzo delle spedizioni mondiali.

Se prima era visto come una panacea per la crisi energetica del Giappone dopo il disastro nucleare che nel 2011 ha costretto alla chiusura la maggior parte dei reattori del paese, il gas di scisto americano è ora solo una delle varie opzioni che il Giappone può scegliere per ottenere ciò di cui ha bisogno.

Il Giappone ha ricevuto la sua prima spedizione di gas allo stato liquido questo mese e molte altre ne dovranno ancora arrivare visto che molti terminali per l’esportazione iniziano le spedizioni quest’anno e il prossimo.

Il giornale Yomiuri giovedì ha riportato che l’iniziativa di Abe per la crescita e i posti di lavoro includerebbe un piano per il Giappone e gli Stati Uniti per sviluppare insieme un “mercato delle infrastrutture” del valore di 450 miliardi di dollari, nel quale il governo e le compagnie giapponese investirebbero 150 miliardi di dollari in 10 anni.

Fonte: Japan Today, https://www.japantoday.com/category/politics/view/japan-considers-buying-more-u-s-energy-as-abe-prepares-to-meet-trump

7 febbraio, Giappone e Russia si incontreranno a metà marzo per discutere progetti economici sulle isole contese

Secondo quanto riferito martedì da una fonte del governo giapponese, funzionari giapponesi e russi terranno dei negoziati intorno al 14 marzo a Tokyo per discutere su come procedere con i comuni progetti economici sulle isole detenute dalla Russia ma al centro di una disputa territoriale che i due paesi portano avanti da decenni.

All’inizio di martedì stesso, è stato istituito un nuovo ente che studierà la fattibilità di tali progetti.

Il Ministro degli esteri Fumio Kishida all’inizio del suo primo incontro ha dichiarato che “tenere dei negoziati su attività economiche congiunte sarebbe un grande incentivo” verso la conclusione di un trattato di pace post Seconda Guerra Mondiale tra le due nazioni.

L’impasse sulle isole a nord della prefettura di Hokkaido, che sono reclamate anche da Tokyo, non hanno permesso alle due nazioni di firmare un simile trattato.

“E’ molto significativo che il Giappone sarà per la prima volta coinvolto nei lavori” per disegnare un futuro alle isole, ha dichiarato Kishida che è anche a capo dell’ente.

Il lancio del panel ha seguito il summit di dicembre tra il Primo ministro Shinzo Abe e il Presidente russo Vladimir Putin e precede, invece, la visita di Abe in Russia pianificata per la prima metà dell’anno.

Durante il summit di dicembre, Abe e Putin hanno concordato la necessità di avviare dei negoziati su progetti economici comuni basati su “speciali strutture”, ma sono rimasti divisi sulla questione della sovranità.

Hiroshige Seko, Ministro dell’economia e Ministro per la cooperazione economica con la Russia, ricopre il ruolo di presidente temporaneo del panel. Insieme a lui lavorano i rappresentanti dei Ministeri delle finanze, dell’economia, dell’agricoltura, dell’ambiente e della salute.

Le due nazioni dovranno definire come le attività economiche proposte, che includono progetti per le industrie della pesca, del turismo e della sanità, potranno progredire senza andare a scontrarsi con le rispettive posizioni sulla sovranità.

Le isole, Etorofu, Kunashiri, Shikotan e il gruppo di isolotti Habomai – sono state confiscate dall’Unione Sovietica subito dopo la resa del Giappone nel 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In Russia vengono chiamate “Isole Curili del Sud” mentre in Giappone “Territori del Nord”.

Fonte: Japan Times, http://www.japantimes.co.jp/news/2017/02/07/national/japan-russia-meet-mid-march-discuss-economic-projects-disputed-islands/#.WKHaOPnhDIU

8 febbraio, Corea del Sud – Seoul considera le notizie dei media su Duterte “esagerate”

Mercoledì il Ministero degli Esteri ha definito “esagerati” i recenti servizi dei media nazionali sull’avvertimento del Presidente filippino Rodrigo Duterte ai gangster coreani.

Il ministero ha anche aggiunto che il Direttore generale della Polizia Nazionale delle Filippine (PNP) Ronald dela Rosa non ha mai fatto riferimento alla possibile presenza di criminalità organizzata coreana dietro l’omicidio dell’uomo d’affari coreano Jee Ick-joo, 53 anni, avvenuto in ottobre come invece avevano fatto credere i media.

Durante una conferenza stampa, il ministero ha fatto sapere che “quello che hanno riportato alcuni media filippini, ovvero che Duterte avrebbe minacciato di uccidere i gangster coreani, è molto diverso da quello che lui ha detto in realtà.”

Si fa riferimento alle esatte parole che Duterte ha usato durante un’intervista il 4 febbraio quando ha citato fonti dell’intelligence e ha dichiarato che una gang coreana di stampo mafioso e localizzata a Cebu sfrutterebbe la prostituzione e rapirebbe ostaggi.

Allora, dichiarò: “Coloro che sono coinvolti nel racket della prostituzione, della droga, tutto, anche rapimenti, saranno trattati come criminali ordinari, come dei filippini. Non godete di diritti speciali solo perché siete stranieri.”

Focalizzandosi su questo commento di Duterte, molti media coreani hanno riportato la notizia che Duterte stava minacciando di uccidere i criminali coreani.

Il ministero ha fatto sapere che è in contatto con l’Ambasciata coreana a Manila e il Consolato generale a Cebu per capire cosa ha fatto menzionare a Duterte il crimine organizzato coreano.

Dela Rosa ha negato alcune speculazioni dei media secondo cui avrebbe dichiarato che ci sarebbe una banda coreana dietro l’omicidio di Jee. Il ministero, ancora una volta, ha rilasciato una dichiarazione: “Si è incontrato privatamente con Kim Jae-shin, ambasciatore coreano nelle Filippine, e gli ha spiegato che quei resoconti sono stati distorti.”

In Corea, si specula sul fatto che Duterte e Dela Rosa, il capo della PNP, stiano focalizzando l’attenzione sui crimini commessi nelle Filippine da criminali coreani per cercare di alleviare le critiche dalla campagna omicida contro la droga di Duterte.

Jee è stato strangolato a morte nel quartier generale della PNP a Queen City il 18 ottobre 2016, dopo otto sospettati, tre poliziotti attivi e due in pensione, lo avevano accusato di crimini di droga e lo avevano prelevato dalla sua casa. In seguito, hanno presumibilmente bruciato il cadavere di Jee per eliminare ogni prova e hanno chiesto alla famiglia un riscatto di 5 milioni di pesos filippini (100,300 dollari).

Fonte: Korea Times, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/02/120_223505.html

9 febbraio,  Corea del Sud – Park Geun-hye mette a dura prova la pazienza del pubblico

L’accusata presidente Park Geun-hye a quanto pare sta adottato tutte le misure possibili, incluse minacce, ricatti e trucchi per ostacolare il lavoro del panel investigativo sul suo scandalo di corruzione e per rallentare il processo per impeachment attualmente in corso.

I critici ritengono che la Park stia deliberatamente causando conflitti e controversie per rafforzare la solidità dei propri sostenitori, così da mettere in ombra l’importante scandalo politico che ha portato al suo impeachment da parte dell’Assemblea Nazionale lo scorso dicembre.

Pensano che la presidente stia semplicemente cercando, fin che può, di evitare di essere incriminata e di perdere il posto piuttosto che affrontare le responsabilità dello scandalo che ha portato all’arresto della sua amica di lunga data Choi Soon-sil e di alcuni ex consiglieri presidenziali.

Mercoledì, Park ha rifiutato di presenziare all’interrogatorio della squadra investigativa, guidata dall’avvocato indipendente Park Young-soo, organizzato per giovedì con la scusa di “motivi particolari.”

L’ufficio della presidenza accusa la squadra investigativa di aver svelato alla stampa il luogo e il tempo dell’interrogatorio – i media, infatti, martedì avevano comunicato che la Casa Blu e la squadra si erano messi d’accordo per tenere l’interrogatorio nell’edificio presidenziale proprio giovedì.

Nel coordinare tutte le fasi dell’interrogatorio, l’ufficio della presidenza aveva imposto l’assurda condizione di “non divulgazione dell’orario e del luogo” nonostante la legge permetta ai procuratori speciali di informare i media sull’andamento delle indagini per soddisfare il diritto di sapere della popolazione. Tuttavia, gli investigatori accettarono la condizione visto che avrebbero dovuto interrogare Park in un modo o nell’altro, data la sua tendenza durante lo scorso anno a rifiutare di essere interrogata dall’accusa, rompendo di fatto la sua promessa ai cittadini.

Dopo che i dettagli sono stati rivelati ai media, la Casa Blu ha fortemente accusato la squadra investigativa, concludendo unilateralmente che era stato lo stesso team a far trapelare la notizia. La squadra ha negato che ciò sia mai accaduto.

Alcune delle speculazioni vorrebbero addirittura che fosse stata la stessa Casa Blu a fabbricare l’accusa: sarebbe in linea con la strategia di ritardare il processo per impeachment della Park.

Tuttavia, questa strategia è stata svelata e la Corte Costituzionale si sta muovendo in modo da emettere sentenza prima del 13 marzo, quando il mandato di uno degli otto giudici rimasti, Lee Jung-mi, terminerà. Il precedente Presidente della corte, Park Han-chul, che ha lasciato l’incarico il 31 gennaio, ha dichiarato che la sentenza finale deve essere emessa prima che il termine del presidente ad interim della corte Lee finisca.

In quello che sembra un tentativo di rallentare il processo per impeachment, la Park e i suoi rappresentati legali hanno recentemente richiesto che vengano ascoltati altri 17 testimoni. Tra di essi, la corte ne ha scelti otto e ha stilato un programma per sentirli, riducendo così le possibilità per la corte di emettere sentenza entro febbraio.

Inoltre, nella dichiarazione alla corte lunga 13 pagine, Park mantiene un atteggiamento irresponsabile limitandosi a dichiarazioni del tipo “Non ne ero a conoscenza”, o “Non ho dato ordini di questo tipo”.

Il 25 gennaio durante un’intervista online con un giornalista conservatore, Park ha definito l’imponente scandalo sulla corruzione come una “enorme montagna ricoperta di bugie”.

Il suo attuale comportamento va contro quello che lei stessa aveva promesso durante il suo video messaggio televisivo dell’anno scorso. Offrendo delle scuse per lo scandalo, la Park promise anche che avrebbe sinceramente e volontariamente cooperato alle indagini dell’accusa e del team indipendente, e che era disposta a sottostare alla decisione dell’Assemblea Nazionale sul suo futuro.

L’ex parlamentare conservatore Lee Jae-oh ha dichiarato: “Park dovrebbe rendersi conto che il paese sta cadendo a pezzi per colpa sua. Se ha una coscienza, si dovrebbe dimettersi volontariamente domani.”

Con la possibilità che il processo per l’impeachment possa venire interrotto o ostacolato, i partiti dell’opposizione hanno rinnovato la loro richiesta di vederla allontanata immediatamente.

Il Governatore della Provincia di Gyeonggi Nam Kyung-pil, appartenente al neo nato partito di Baerun, giovedì ha dichiarato che è “arrabbiato di vedere la Park che riesce sempre a fuggire via. Tutto ciò è davvero vergognoso. Questo non è il comportamento che dovrebbe tenere il presidente della Repubblica di Corea.”

I partiti dell’opposizione stanno anche facendo pressione affinché il presidente ad interim nonché Primo ministro Hwang Kyo-ahn approvi l’estensione del periodo di indagine in caso l’accusa lo richieda.

Il team indipendente che indaga sul caso dovrebbe, secondo quanto stabilito originariamente, concludere i suoi lavori il 28 di febbraio. Se Hwang approvasse, il termine potrebbe essere esteso una volta sola e per la durata di un mese.

Nel frattempo, la Casa Blu ha negato qualsiasi speculazione secondo cui la Park starebbe boicottando le indagini per corruzione, dichiarando che si sottoporrà all’interrogatorio presto “quando la fiducia nel procuratore speciale sarà ristabilita.”

Fonte:Korea Times, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/02/356_223631.html

10 febbraio,  Corea del Sud – Divisioni politiche macchiano le proteste cittadine

Le fiaccolate di protesta, inizialmente nate dalla determinazione delle persone di proteggere valori come onestà e stato di diritto, sono oggi diventate il campo di battaglia degli ideali politici.

Le proteste sono iniziate il 29 ottobre, in seguito allo scoppio dello scandalo che coinvolge la presidente Park Geun-hye e la sua amica Choi Soon-sil. Choi, che non ricopriva alcuna carica governativa, è ritenuta responsabile di aver interferito con gli affari di stato e di aver ricevuto innumerevoli favori, dall’ammissione all’università per sua figlia alle enormi donazioni da parte dei conglomerati.

All’inizio, le proteste delle domeniche vedevano coinvolte persone che chiedevano le dimissioni di Park Geun-Hye e le differenze politiche non si facevano sentire.

Tuttavia adesso, la linea tra i cittadini e i loro rappresentati politici che chiedono le dimissioni della Park e i sostenitori della presidente che dimostrano contro l’impeachment è ben chiara. Entrambi stanno cercando di superare in numero e soffocare gli altri.

Gli analisti ritengono che la frattura abbia avuto inizio quando qualche protestante progressista ha iniziato a chiedere il rilascio di Han Sang-kyun, il capo di uno dei più grandi sindacati della nazione, il quale sta affrontando un processo per aver organizzato un’imponente protesta anti-governativa nel 2015, e di Lee Seok-ki, un ex legislatore di sinistra imprigionato con accuse di tradimento.

“Più o meno in questo periodo i gruppi pro-Park si sono uniti alle proteste, (affermando che) avrebbero protetto l’amministrazione conservatrice della Park dall’essere sostituita dall’opposizione progressista”, ha dichiarato l’analista politico Choi Young-il.

L’entità delle proteste pro-Park nelle ultime settimane è cresciuta, e la Federazione per la Libertà della Corea, il più grande gruppo conservatore della nazione, ha giurato di organizzare un’enorme protesta per il 1 marzo, Giorno della Dichiarazione d’Indipendenza, a cui parteciperanno quasi un milione di persone.

“La natura delle proteste, che erano iniziate grazie alla sincera speranza del popolo per la giustizia, è cambiata ed è diventata politica,” ha commentato Choi. “La presenza dei candidati alle presidenziali, che non erano così entusiasti durante le fasi iniziali, ha maggiormente contribuito a questo cambiamento.”

La loro presenza viene criticata in quanto considerata un mezzo per ampliare i loro interessi e per ottenere supporto politico.

I parlamentari dell’opposizione e del partito di governo hanno dichiarato che saranno presenti alle proteste di oggi che si terranno su tutto il suolo nazionale, e solamente una piccola parte ha deciso di seguire una linea più cauta.

Gli organizzatori della protesta si aspettano più di un milione di partecipanti per oggi, proprio mentre la Park tenta di rallentare la decisione sull’impeachment. I partecipanti, che hanno iniziato a protestare venerdì, si ritroveranno a mezzogiorno presso l’Assemblea Nazionale e marceranno verso la Piazza di Gwanghwamun in centro a Seoul. La manifestazione sarà seguita da marce verso la Casa Blu e la Corte Costituzionale. Un gran numero di sostenitori della Park provenienti dal paese natio conservatore della presidente nelle province a sud di Gyeongsang arriveranno a Seul per una manifestazione pro-Park che inizierà alle due del pomeriggio nella Seoul Plaza, dove i gruppi conservatori hanno montato delle tende e delle bandiere coreane e americane.

Fonte: Korea Times, http://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2017/02/356_223725.html

11 febbraio,  Professore di diritto propone di abbandonare il sistema imperiale giapponese in favore di quello repubblicano per porre fine alle discriminazioni

Durante un evento in opposizione alla Giornata Nazionale della Fondazione, un professore di diritto ha dichiarato che i giapponesi e i loro rappresentati politici dovrebbero iniziare a discutere se non è il caso di abolire il sistema imperiale poiché legittima le discriminazioni in base allo status sociale.

Masahiko Shimizu, professore di diritto costituzionale all’Università Nippo di Scienze dello Sporti, riconosce che nell’attuale costituzione l’Imperatore è definito come il simbolo dello stato e dell’unità del popolo; un punto di vista molto diverso da quello della Costituzione Meiji che stipulava che l’Imperatore era l’entità sovrana.

Tuttavia, ha anche aggiunto che “il sistema imperiale è discriminazione basata sulle differenze di classe con delle tracce di feudalesimo.”

Shimizu stava tenendo un seminario a Yokohama sabato in occasione della Giornata Nazionale della Fondazione. Questa ricorrenza nazionale è stata indetta nel giorno in cui, si crede, il primo imperatore è salito al trono.

Shimizu ha definito il raro video messaggio dell’Imperatore Akihito lo scorso agosto, nel quale sembra suggerire di voler abdicare, come di natura politica e quindi incostituzionale.

Mentre un panel di esperti sta valutando la possibile abdicazione dell’Imperatore, Shimizu ha invece dichiarato che dovrebbe essere la nazione a discutere se è il caso che il Giappone abbandoni il sistema imperiale.

Il professore ha anche sfiorato la questione del tentativo del Primo ministro Shinzo Abe di far passare una legge che penalizzi il reato di cospirazione, un tentativo inutile secondo Shimizu che ha sottolineato come il tasso di criminalità del Giappone è ai minimi storici dal post guerra.

“Dietro a questa mossa c’è il suo tentativo di espandere la sua influenza e di assicurare il posto di lavori agli ufficiali di polizia,” ha dichiarato.

Sottolineando che una legge sulla cospirazione non sarebbe in grado di prevenire attacchi terroristici, Shimizu ritiene che il miglior modo per prevenire attacchi terroristici in Giappone sarebbe quello di non spalleggiare le operazioni militari americane.

Ha criticato Abe anche per aver fatto pressioni per far passare la cosiddetta “clausola d’emergenza” all’interno della costituzione e che permetterebbe al governo di dichiarare lo stato di emergenza in caso di disastri naturali di grande entità o altri casi contingenti.

Affermando che l’attuale normativa è perfettamente in grado di agire di fronte a questi eventi, Shimizu ritiene che una clausola d’emergenza porrebbe dei seri problemi di costituzionalità poiché permetterebbe al governo decreti che avrebbero effetto di legge, le quali invece dovrebbero essere approvate dalla Dieta.

Circa 120 persone hanno firmato un appello in cui criticano l’amministrazione Abe di cercare di costruire uno stato che può entrare in guerra con l’Imperatore a guidarlo.

Nel frattempo, nel distretto di Shibuya, circa 1200 persone si sono riunite a una cerimonia per celebrare la Giornata Nazionale della Fondazione.

Il vice presidente del Partito Liberal democratico Masahiko Komura ha dichiarato che “approfondiranno le discussioni sulla revisione della Costituzione come da policy del nostro partito.”

Fonte: Japan Times,

12 febbraio, La Corea del Nord lancia un missile balistico e riceve dure critiche da Trump e Abe

Domenica la Corea del Nord ha messo in atto il suo primo test missilistico da quando Donald Trump è diventato presidente; la mossa ha suscitato le critiche del leader giapponese che ha invece vinto il pieno supporto del nuovo presidente americano.

Secondo la Corea del Sud, Pyongyang sta mettendo alla prova Trump.

Il Primo ministro Shinzo Abe ha definito il lancio come “assolutamente intollerabile.”

Abe ha dichiarato che “l’ultimo lancio missilistico della Corea del Nord è assolutamente intollerabile.” Ha aggiunto che il Nord dovrebbe sottostare completamente alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e ha anche sottolineato che Trump ha assicurato il pieno sostegno dell’America al Giappone.

“Il Presidente Trump ed io condividiamo l’idea che approfondiremo la cooperazione tra le due nazioni. Inoltre, rinforzeremo ancora di più la nostra alleanza,” ha dichiarato.

Trump ha risposto rassicurando Abe, il quale è attualmente in visita negli Stati Uniti, che Washington è in prima linea nell’assicurare la sicurezza del suo alleato chiave in Asia.

“Vorrei che tutti capissero e siano a conoscenza del fatto che gli Stati Uniti d’America coprono le spalle al Giappone, il suo più grande alleato, al 100%,” ha commentato senza approfondire oltre.

A Tokyo, il Capo Segretario di Gabinetto Yoshihide Suge ha dichiarato ai giornalisti che il lancio è stato “una chiara provocazione al Giappone e alla regione”.

Secondo il Ministero della difesa della Corea del Sud, il missile è stato lanciato alle 7:55 del mattino dalla base aerea di Banghyon nella provincia occidentale di Pyongan Nord, ed ha volato verso est sul Mar del Giappone.

Ha volato per circa 500 km prima di cadere in mare, ha dichiarato un portavoce del ministero, aggiungendo che la tipologia del missile deve essere ancora verificata con precisione.

“Il lancio missilistico di oggi…è stato fatto per puntare l’attenzione mondiale sulla Corea del Nord e sulle sue capacità nucleari e missilistiche,” ha dichiarato il ministero in un comunicato.

Ha anche aggiunto che “è possibile che sia stata una provocazione armata per testare la risposta della nuova amministrazione americana sotto la guida del presidente Trump.”

Il Comando Strategico degli Stati Uniti ha dichiarato che ha rilevato e tracciato quello che ritiene sia un missile balistico di medio raggio.

È stato il primo lancio dallo scorso ottobre.

La Corea del Nord è costretta dalle risoluzioni delle Nazioni Unite a non utilizzare la tecnologia dei missili balistici. Ma le sei serie di sanzioni che le Nazioni Unite hanno varato sin dal primo test nucleare nord coreano nel 2006 non sono riuscite a fermare il paese nell’utilizzare quelle che definisce armi di difesa.

L’anno scorso il paese ha condotto due test nucleari e numerosi lanci missilistici nella sua corsa a sviluppare un sistema di armi nucleari che possa colpire il suo americano.

Un ufficiale dell’Esercito della Corea del Sud ha dichiarato all’agenzia di stampa Yonhap che è improbabile che sia stato un test con un missile a lungo raggio, e ha descritto il dispositivo come una versione aggiornata del missile Rodong del Nord.

L’accademico di stanza a Seul Yang Moo-jin ha detto che l’ultimo test è stato un “lancio celebrativo” in occasione del compleanno di Kim Jong Il, il 16 febbraio, ex dittatore e padre dell’attuale leader Kim Jong Un.

Secondo Yang, un professore dell’Università sugli Studi nord coreani, ha dichiarato che spesso Pyongyang celebra anniversari importanti che vedono coinvolti leader attuali o precedenti con dei lanci missilistici.

Il presidente ad interim sud coreano, Hwang Gyo-ahn, ha giurato che in risposta al lancio seguirà una “corrispettiva punizione”. Il lancio è avvenuto solo qualche giorno dopo la visita a Seul del Segretario della Difesa americano James Mattis.

Mattis aveva avvisato Pyongyang che qualsiasi attacco nucleare sarebbe stato seguito da una risposta “efficace e schiacciante.”

L’ufficio della presidenza di Seul ha fatto sapere che il consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Michael Flynn, ha parlato al telefono con la sua controparte sud coreana, Kim Kwan-jin, e ha concordato di “vagliare tutte le possibili opzioni” per frenare le future provocazioni del Nord.

Il Primo ministro australiano Malcolm Turnbull ha anch’egli condannato il lancio definendolo “un’ulteriore minaccia alla pace e stabilità…della regione” e ha giurato di collaborare con Beijing, Seul e Tokyo per aumentare la pressione su Pyongyang.

Durante il suo discorso di inizo anno, Jong Un si è vantato del fatto che Pyongyang era nelle “fasi finali” dello sviluppo di un missile balistico intercontinentale forse per mettere pressione sul neo presidente americano.

Trump gli rispose su twitter annunciando che “Non accadrà.”

James Char, analista anziano presso l’Istituto degli Studi di Difesa e Strategici di Singapore, ha dichiarato che il lancio di Pyongyang è stato “il loro modo di mostrare la loro peculiare difesa contro…Trump.”

L’ultimo lancio è una sfida per Trump che avrà bisogno dell’aiuto della Cina, l’alleato più importante del Nord, per far fronte al regime.

Le relazioni si sono nuovamente distese nei giorni scorsi dopo che Trump ha affermato nuovamente la posizione di Washington a favore “di un’unica Cina” in quella che ha descritto come una telefonata “molto gentile” con il presidente Xi Jinping.

Gli analisti sono in contrasto su quanto vicina sia Pyongyang a realizzare le sue ambizioni nucleari, visto che non è mai nemmeno riuscita a testare un ICBM.

Tuttavia, tutti concordano sul fatto che abbia fatto passi in avanti enormi sin dal giorno in cui Kim è salito al potere dopo la morte di suo padre nel dicembre 2011.

Fonte: Japan Times, http://www.japantimes.co.jp/news/2017/02/12/national/north-korea-fires-ballistic-missile-sea-japan-abe-trump-meet-u-s/#.WKBzRfnhDIU

Featured image: http://www.japantimes.co.jp/wp-content/uploads/2017/02/f-nktest-a-20170213-870×587.jpg (dall’articolo del 12/1)

 

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