Rassegna settimanale 16-22 gennaio: Sud Est Asiatico

16 gennaio, Indonesia – L’Indonesia approfondirà la cooperazione marittima ed economica col Giappone

L’Indonesia e il Giappone hanno raggiunto numerosi accordi in ambito marittimo e commerciale. Il Primo ministro giapponese Shinzo Abe ha ricordato l’importanza del rispetto delle leggi internazionali, soprattutto riguardanti la questione del Mar Meridionale Cinese. Anche se l’Indonesia non è direttamente coinvolta nella disputa, si oppone all’espansionismo cinese. Il premier Abe ha affermato la volontà di incoraggiare attivamente la cooperazione marittima tra i due paesi, aiutando anche lo sviluppo delle isole indonesiane più remote.

In seguito, i due leader si sono accordati circa importanti progetti ferroviari. Nel 2015 si sfiorò l’incidente diplomatico quando il governo indonesiano prese la decisione di affidare alla Cina il progetto di ferrovie ad alta velocità, di 5.5 miliardi di dollari, che collegherebbero Jakarta con Bandung. Il Giappone è sempre stato uno dei maggiori investitori nel paese. Infatti il nuovo progetto che collegherà Jakarta con la città di Surabaya spetterà infine allo stato nipponico, anche se sarà meno oneroso di quello affidato alla Cina. Altri progetti infrastrutturali sono stati evocati.

L’ultimo argomento affrontato è stato quello della Corea del Nord. Ci sono importanti preoccupazioni da entrambi i Paesi dopo le novità riguardanti i nuovi missili balistici intercontinentali sviluppati da Pyongyang. Inoltre il premier Abe ha ricordato che i rapimenti di cittadini giapponesi da parte della Corea del Nord sono un grave problema che la sua amministrazione deve risolvere. Nel 2002 Pyongyang ammise di aver rapito 13 cittadini giapponesi, senza però una risoluzione diplomatica.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/01/indonesia-boost-maritime-security-railway-project-japan/

17 gennaio, Vietnam – Il Vietnam interessato agli investimenti “high-tech” giapponesi

Durante la sua breve visita ad Hanoi, è stato dichiarato dal Primo ministro giapponese che il Vietnam cercherà di attrarre più investimenti nipponici possibili. Il Giappone è attualmente il secondo investitore nel paese, ma stando alle dichiarazioni del primo ministro vietnamita, Nguyen Xuan Phuc: “il Vietnam vuole che il Giappone diventi il principale investitore nel paese”.

Negli ultimi anni lo stato comunista si sta rivelando una scelta strategica per numerose multinazionali, soprattutto tecnologiche. Panasonic, Samsung ed Intel, solo per citarne alcune, apprezzano la mano d’ora economica ma giovane e con una buona formazione. Le imprese giapponesi sono attualmente coinvolte in più di 3 000 progetti per un valore complessivo di 42 miliardi di dollari.

I due capi di governo non hanno specificato con precisione come verranno attuati gli investimenti, ma saranno volti a sostenere i progetti infrastrutturali del paese. Il gigante giapponese Mitsubishi è stato più esplicito, precisando che è già al lavoro per una centrale termoelettrica.

L’economia vietnamita è una delle più dinamiche al mondo, e per questo molto attraente per gli investitori. Inoltre, questi accordi presi con lo stato vietnamita si inseriscono nel quadro del tour asiatico di sei giorni nelle Filippine, Australia ed Indonesia intrapreso da Shinzo Abe. Lo stato nipponico sembra voler rafforzare i rapporti bilaterali con i propri vicini per cercare di contrastare il dinamismo della Cina nell’ultimo periodo.

Fonte: The Straits Times, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/vietnam-wooing-japanese-high-tech-investment-premier-says-during-shinzo-abes-visit

18 gennaio, Cambogia – La Cambogia sospende le esercitazioni militari ma nega l’influenza cinese

Il ministro della difesa cambogiano ha affermato che le esercitazioni militari con gli Stati Uniti sono state cancellate, negando però che questo sia dovuto ad una qualsiasi ingerenza cinese. Il ministero della difesa ha fatto sapere che le truppe cambogiane erano già impegnate in azioni anti droga in tutto il paese e che sarebbero state necessarie per il buon svolgimento delle prossime elezioni. Le truppe americane avrebbero dovuto incontrarsi con quelle cambogiane quest’estate per l’esercitazione annuale tra i due stati.

Il presidente uscente Barack Obama ha passato i suoi anni alla Casa Bianca cercando stringere e approfondire le proprie alleanze con i paesi asiatici. Non è chiaro però se il prossimo presidente seguirà questa strada.

La Cambogia è uno dei più stretti alleati dello stato cinese, e una spina nel fianco per i suoi vicini che speravano di far fronte unico contro l’espansionismo cinese nel Mar Cinese Meridionale. Ad ottobre dell’anno scorso il presidente cinese Xi Jinping ha visitato il paese promettendo centinaia di milioni di aiuti, incluso materiale militare.

Fonte: The Straits Time, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/cambodia-scraps-joint-exercise-with-us-but-denies-china-influence

19 gennaio, Filippine – L’immunità della polizia sotto accusa dopo l’uccisione di un cittadino sud coreano

Avvenuta la conferma da parte delle autorità filippine che la polizia abbia, non solo rapito e ucciso un uomo d’affari sud coreano, ma che la sua scomparsa sia stata usata per ricattare la moglie. La questione ha sollevato numerose domande sull’apparente immunità di cui godono le forze di polizia.

Stando ad un’inchiesta svolta dal governo filippino, i tre ufficiali di polizia che hanno ucciso JeeIck-joo sono membri del Gruppo Anti-Droghe Illegali, con base presso il quartiere generale di polizia dello stesso stato.

Questa rivelazione, spiega Human Rights Watch, rappresenta un segnale di crollo dello stato di diritto sotto la presidenza di Duterte.

Phelim Kine, il responsabile dell’Asia per HRW, afferma infatti che la polizia ha buone motivazioni di pensare che possa farla franca.

“Duterte ha di fatto eretto un sistema di immunità per gli ufficiali che uccidono in nome della guerra alla droga.”

“Ha dimostrato e dichiarato il suo disinteresse per i diritti umani e dello stato di diritto quando in un discorso del 12 dicembre, ha ammesso di aver personalmente ucciso dei sospettati rivenditori di stupefacenti. All’epoca era sindaco di Davao”

Ancora peggiore è il fatto che coloro che credono di avere una licenza per uccidere, ora sembrano farlo per profitto personale, ha aggiunto Kine.

Il portavoce della polizia nazionale filippina, Dionardo Carlos, ha confermato che dopo aver sequestrato Jee dalla propria abitazione in Ageles City, i rapitori hanno fatto pagare alla moglie un riscatto di 100 000 dollari.

Si pensa che la polizia sia entrata in casa con il pretesto di un raid anti droga. Il giorno seguente l’uomo d’affari sarebbe stato strangolato a morte per poi esser incenerito in un crematorio appartenente ad un ex ufficiale di polizia.

I poliziotti chiesero un ricatto alla moglie di Jee solo dodici giorni dopo il rapimento. La richiesta originaria fu di 160 000 dollari ma la donna riuscì a raccoglierne solo 100 000. I poliziotti avrebbero in seguito richiesto altri 90 000 dollari, mentre assicuravano alla vedova che il marito fosse ancora vivo.

Jee aveva all’incirca cinquant’anni e lavorava nelle filippine dal 2008, stando alle informazioni sud coreane.

Il portavoce del ministro degli affari esteri coreano ha fatto sapere che sono state chieste spiegazioni dopo che il Ministro degli Affari Esteri filippino ha chiamato il suo omologo coreano per informarlo della questione.

Carlos nel frattempo ha raccontato che uno degli accusati, l’ufficiale Ricky Santa Isabel, si è spontaneamente recato all’ufficio nazionale delle investigazioni filippine in settimana.

Altre due persone sono attualmente ricercate mentre un poliziotto in pensione, coinvolto nella faccenda, sarebbe attualmente in Canada.

Il costante aumento del numero delle vittime in questa guerra contro la droga, dimostra secondo Kine, che il clima di violenza generalizzato ha aperto le porte ad ogni forma di abuso.

“Se il governo filippino non mette fine alla guerra contro la droga e non rende giustizia alle migliaia di vittime, l’omicidio di Jee Ick-joo potrebbe aprire la strada per tutta una serie di omicidi per profitto”

Da quando Duterte è arrivato al potere ci sono state più di 6 000 morte legate a questa guerra.

Fonte: Asian Correspondent, https://asiancorrespondent.com/2017/01/philippines-spotlight-police-immunity-profit-killing-south-korean/

20 gennaio, Thailandia – La giunta militare vuole aprire un comitato di esperti per la riconciliazione nazionale

La giunta militare vuole istituire un comitato di rappresentanti delle forze armate, esperti militari, ed esperti civili, per pacificare la società tailandese prima delle prossime elezioni. Ci sono però numerosi critici, si domandano quanto indipendente possa essere tale gruppo, visto il coinvolgimento decennale dell’esercito nella vita politica del paese. Infatti, quest’ultimo ha rovesciato nel 2014, tramite colpo di stato, l’ultimo governo democraticamente eletto del paese.

Il comitato di esperti è incaricato di trovare una soluzione pacifica alla profonda divisione che spacca in due il paese. Le due fazioni sono composte da una parte dall’élite tradizionalista concentrata nei pressi di Bangkok, mentre l’altra dalla popolazione più povera che appoggia i movimenti politici populisti. Entrambi gli schieramenti e partiti politici si sono dimostrati favorevoli a questa soluzione mediata con una sola condizione: “il processo di riconciliazione dev’esser neutro, giusto e legale” spiega l’ex premier Yingluck Shinawatra.

Le elezioni avrebbero dovuto tenersi quest’anno ma sono state rimandate al 2018. Numerosi esperti criticano la nuova costituzione redatta dall’esercito che stabilizzerebbe così il proprio potere all’interno dello stato tailandese. Dal 1932 l’esercito ha messo in atto 19 colpi di stato, di cui 12 con successo.

Fonte: The Straits Time, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/thai-junta-to-set-up-reconciliation-panel-to-find-common-ground-between-political

21 gennaio, Sud-est asiatico – Donald Trump presidente

Le elezioni americane sono senz’altro un momento forte e determinante per la vita politica dell’intero pianeta. I risultati delle ultime elezioni hanno portato alla presidenza Donald Trump, un magnate e miliardario che suscita opinioni contrastanti. Le reazioni da parte dei vari stati del Sud-est asiatico sono state per ora abbastanza caute e pragmatiche.

La televisione thailandese ha trasmesso l’evento in diretta e i giornalisti hanno fornito traduzioni e commenti istantanei. Un esperto politico ha dichiarato che gli Stati Uniti sotto la presidenza di Trump saranno più propensi a ridurre il proprio coinvolgimento nella politica internazionale, il che potrebbe esser dannoso per la superpotenza. Ciononostante i toni sono rimasti molto neutri.

Non si sono sbilanciati neanche gli esperti birmani convinti infatti che sia ancora troppo presto per qualsiasi giudizio. Il nuovo presidente potrebbe modificare le precedenti dichiarazioni circa gli impegni internazionali una volta confrontato con la realtà dei fatti. Un esperto politico, in particolare, ha spiegato che, il discorso del nuovo presidente, è stato altamente nazionalistico e concentrato sugli interessi degli Stati Uniti. Anche secondo quest’ultimo si potrebbe assistere ad un disinteresse americano per la vita politica asiatica.

È stato molto più entusiasta il primo ministro malese Najib Razak: “sono fiducioso che sotto la sua [Donald Trump] e la mia leadership, i rapporti tra gli Stati Uniti e Malesia si rafforzeranno e che saremo ottimi partner per la pace e la prosperità della regione”. Il primo ministro malese è infatti un amico personale del nuovo presidente e il loro primo incontro risale a parecchi anni fa.

Fonte: The Straits Time http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/live-but-neutral-coverage-of-donald-trumps-inauguration-by-thailand-and-vietnam-mediahttp://www.straitstimes.com/asia/se-asia/pm-najib-says-looking-forward-to-working-with-president-trump

22 gennaio, Filippine – Rappresentanti filippini in visita ufficiale a Pechino

Il presidente Rodrigo Duterte ha mandato a Pechino una delegazione diplomatica per incontrare il vice primo ministro cinese, Wang Yang, per poter discutere degli investimenti del gigante asiatico nelle Filippine. Facenti parte della delegazione filippina sono i rappresentati del ministero delle finanze, budget, economia, lavori pubblici e trasporti. Questa visita si svolge tre mesi dopo il primo viaggio di Duterte a Pechino ed un secondo è previsto per il mese di maggio.

Durante la visita si parlerà anche della presidenza filippina dell’ASEAN di quest’anno. Non ci sono stati altri commenti ufficiali ma è probabile che queste discussioni si concentrino sulla questione del Mar Cinese Meridionale. Inoltre saranno precisati gli investimenti cinesi di 15 miliardi promessi da Pechino.

Fonte: The Straits Time, http://www.straitstimes.com/asia/se-asia/philippine-officials-to-visit-beijing-to-discuss-investment-deals-asean-summit

FOTO: https://cdn.asiancorrespondent.com/wp-content/uploads/2017/01/2017-01-15T130525Z_1826882566_RC15C1AF2F00_RTRMADP_3_INDONESIA-JAPAN-940×580.jpg dell’articolo del 1

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