Rassegna settimanale 21 – 27 novembre: Giappone e Corea del Sud

21 Novembre, Le forze di pace giapponesi atterrano nel Sudan del Sud con un nuovo mandato

JUBA , Sudan del Sud – Le forze di pace giapponesi, con un nuovo più ampio mandato che gli consente di usare la forza, lunedì sono atterrati nel Sudan del Sud per il primo incarico oltreoceano con quei poteri aggiunti da oltre 70 anni.

Vestito con la tenuta mimetica, il Capo squadra Yoshino Tanaka è sceso dall’aereo in testa al gruppo giapponese. È stato accolto e salutato con una stretta di mano dall’ambasciatore per il Giappone nel Sudan del Sud, Masahiko Kiya.

Le 350 Forze di Auto-Difesa sostituiranno un altro contingente di forze di pace giapponesi che ha servito nella Missione delle Nazioni Unite nel Sudan del Sud, però senza il mandato per l’utilizzo della forza. Le nuove truppe avranno compiti ingegneristici e di costruzione nella capitale, Juba.

Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, queste forze di pace potranno utilizzare la forza per proteggere i civili, lo staff delle Nazioni Unite e loro stessi. La Costituzione giapponese, redatta sotto la direttiva americana dopo la guerra, proibisce l’utilizzo della forza nella risoluzione di controversie internazionali; tuttavia, il governo ha reinterpretato la Costituzione per permettere al Giappone di utilizzare la forza in determinate situazioni.

Approvate nel 2015, le nuove possibilità di utilizzare la forza erano state contrastate da alcune autorità in Giappone che temevano che così le forze militari del paese si sarebbero potute trovare invischiate in conflitti oltreoceano e che sostenevano che violassero la costituzione anti-guerra.

Tuttavia, il primo ministro Shinzo Abe ha controbattuto che questi nuovi poteri permetteranno al Giappone di contrastare le crescenti minacce, come la crescente attività militare cinese e la minaccia nucleare nord coreana.

Il dispiegamento dimostra la crescente fiducia dell’opinione pubblica nelle Forze di Auto-Difesa, ha dichiarato Sheila Smith, collega di studi giapponesi presso il Consiglio delle Relazioni Estere.

Tuttavia, ha anche aggiunto che “molti sono preoccupati che questo primo caso di uso della forza da parte delle Forze di Auto-Difesa possa generare problemi e creare una brutta situazione nel Sudan del Sud”.

I nuovi poteri delle Forze di Auto-Difesa verranno testate per la prima volta nel Sudan del Sud, un paese problematico dell’Africa dell’Est in cui, dopo l’inizio della guerra civile nel 2013, ha visto accendersi continui conflitti. Nel paese sono già presenti oltre 12, 000 membri delle forze speciali delle Nazioni Unite che hanno subito pesanti critiche per il loro fallimento nel proteggere i civili.

In luglio, due membri delle forze di pace cinese sono morti e cinque sono rimasti feriti quando una granata ha colpito il loro veicolo negli scontri di Juba.

Smith ha inoltre aggiunto che le Forze di Auto-Difesa giapponesi, tuttavia, non potranno ingaggiare uno scontro armato con una forza armata nemica, come quelle del Sudan del Sud, le uniche forze armate presenti nella capitale.

Fonte: JapanToday, https://www.japantoday.com/category/national/view/japanese-peacekeepers-arrive-in-south-sudan-with-new-mandate

22 novembre, L’esperto cinese: il THAAD in Corea del Sud sarà il primo obiettivo in caso di un conflitto tra la Cina e gli USA

Un ex diplomatico cinese avvisa che il sistema di difesa missilistico che gli americani costruiranno in Corea del Sud potrebbe diventare il primo obiettivo cinese in caso scoppiasse un conflitto tra le due super potenze.

Yang Xiyu, un ricercatore dell’Istituto Cinese di Studi Internazionali, ha anche aggiunto che l’installazione del sistema Terminal High Altitude Area Defense potrà causare significativi cambiamenti nei rapporti tra la Cina e la Corea del Sud, spingendo Beijing a “ripensare” la firma di trattati bilaterali.

“I rapporti buoni rapporti tra Cina e Corea potrebbero cambiare. Per esempio, l’anno scorso i nostri rapporti erano molto buoni. Avevamo davvero una bella relazione. Ma se il THAAD verrà installato, tutto questo potrebbe cambiare”, ha detto Yang Xiyu a Yonhap News Agency al termine di un seminario che ha tenuto in Corea la scorsa settimana.

È stato a capo dell’ufficio del Ministero degli Esteri cinese per gli affari della Penisola Coreana a metà degli anni 2000 ed è stato coinvolto anche nelle discussioni a sei sulla denuclearizzazione che ora si sono interrotte.

A luglio, la Corea del Sud e gli Stati Uniti hanno annunciato la possibilità di adottare uno scudo missilistico entro la fine del 2017 per innalzare le difese contro le crescenti minacce nord coreane.

La decisione scatenò una forte opposizione da parte della Cina. Beijin protestò immediatamente affermando che il THAAD, dotato di potenti radar a banda-X, potrebbe danneggiare i suoi interessi in materia di sicurezza.

Durante il seminario, Yang ha detto che Beijing sta preparando tutte le misure necessarie, sia diplomatiche che militari, per l’eventuale adozione del sistema THAAD sulla penisola.

“Non voglio creare cattive relazioni. Le considerazioni strategiche causano le differenze tra buoni amici, amici normali e solo colleghi” ha detto a Yonhap News. “Dobbiamo ripensare la partnership tra Cina e Corea del Sud”.

Riguardo alla sua dichiarazione sulle misure militari, Yang ha spiegato che la Cina si “preparerà” per uno scenario che potrebbe essere scatenato dall’installazione del THAAD.

È soprattutto molto preoccupato per il radar a banda-X, arrivando addirittura a dire che potrebbe essere il primo obiettivo per un attacco se si scatenasse la guerra tra Cina e Stati Uniti. “Non sto dicendo che faremo qualcosa ma che ci prepareremo per qualcosa. Per esempio, se i radar si trovano in Corea del Sud, dobbiamo preparare le nostre misure di difesa in modo che possano raggiungere i vostri radar”.

“Questo significa…se gli Stati Uniti e la Cina dovessero combattere in una guerra, la prima tornata di attacchi includerebbe di sicuro i radar a banda-X”.

Il ricercatore, tuttavia, ha specificato che non ritiene che la Cina debba andare in guerra ma che questi sono i piani che un militare professionista dovrebbe pensare in caso di una situazione simile. (Yonhap)

Fonte: KoreaHerald, http://www.koreaherald.com/view.php?ud=20161122000448

23 novembre, La Corea riscontra altri due possibili casi dell’altamente patogena influenza degli uccelli

La Corea del Sud ha confermato l’esplosione di due casi di influenza aviaria altamente patogena in due allevamenti di pollame lo scorso martedì. Aumentano così a quattro i casi confermati di influenza aviaria H5N6 nel paese.

Il Ministero dell’Alimentazione, Agricoltura e Affari Rurali ha il virus dell’H5N6 AI è stato scoperto in un allevamento di anatre a Cheongju, nella provincia nord di Chungcheong, e in un altro allevamento di anatre a Muan, nella provincia sud di Jeolla.

Le autorità veterinarie hanno fatto sapere che circa 22.000 anatre sono state abbattute a Muan, a 385 chilometri da Seul. Hanno anche ucciso 8.500 anatre a Cheongju, 137 chilometri a sud dalla capitale, per prevenire la possibile diffusione del virus.

Gli ultimi casi sono stati segnalati quattro giorni dopo che il governo aveva confermato la presenza del virus H5N6 in un allevamento di polli a Haenam, nella provincia sud di Jeolla, e in un allevamento di anatre di Eumseong, nella provincia nord di Chungcheong, facendo presente che 40.000 polli e 22.000 anatre erano stati abbattuti.

La Corea del Sud aveva avuto casi di virus H5N1 e H5N8 AI in passato ma questa è la prima volta che viene rilevato il virus H5N6 che era invece già stato scoperto in Cina, Vietnam, Laos e Hong Kong. I primi casi di persone infette dal virus H5N6 erano stati riportati dalla Cina nel 2014.

Il ministero ha fatto sapere di aver inviato un team per la quarantena e di aver iniziato programmi per limitare i movimenti degli animali, delle persone e dei veicoli. Ha anche chiesto di continuare la quarantena e la sorveglianza sul pollame.

Le autorità hanno riferito che stanno ancora verificando se il virus AI, scoperto agli allevamenti di Yangju e Gimje, è del tipo H5N6. I risultati arriveranno mercoledì.

Fonte: KoreaHerald, http://www.koreaherald.com/view.php?ud=20161123000203

24 novembre, Una vittima di bullismo di Fukushima incoraggia le vittime a non scegliere il suicidio

YOKOHAMA – Un ragazzino di 13 anni di Yokohama, che è stato vittima di bullismo dopo l’evacuazione dalla zona nucleare di Fukushima, mercoledì ha rilasciato un messaggio pubblico attraverso i suoi genitori nel quale incoraggia i giovani che soffrono di simili situazioni a non scegliere il suicidio come rimedio ai loro problemi.

“Ci sono adulti che vi aiuteranno di sicuro. È doloroso, ma per favore non scegliete di morire”, ha detto il ragazzo in un messaggio rilasciato dai suoi genitori durante una conferenza stampa nella città di Yokohoma, dove è stato vittima di bullismo in una scuola elementare.

L’identità del ragazzo, che ora frequenta la scuola media, è stata tenuta segreta ai media, ma il discorso ha sottolineato come ci si debba impegnare di più per i giovani evacuati da Fukushima e dispersi nel paese.

I genitori, entrambi quarantenni, hanno detto che il loro figlio, che aveva smesso di andare a scuola e spesso rimaneva chiuso in casa, ha recentemente ripreso ad uscire.

Il ragazzo gli ha raccontato che gli piace andare nella libera scuola, un istituto alternativo per i ragazzi che, per qualsiasi motivo, non possono frequentare le lezioni nelle scuole tradizionali.

“Il mio bambino incomincia a vedere la luce”, ha detto il padre.

La madre ha aggiunto, “Mio figlio era davvero devastato. Credo che soffra ancora. Vorrei che i bambini provino compassione per gli altri e che gli insegnanti gliela insegnino”.

Cinque mesi dopo l’incidente all’impianto nucleare Daiichi di Fukushima, nel nord est del Giappone, il ragazzo si iscrisse in seconda elementare nell’agosto del 2011 e divenne subito vittima di atti di bullismo. Iniziò a saltare la scuola in terza elementare.

Secondo un resoconto di un panel indipendente del consiglio dell’educazione della città rilasciato all’inizio del mese, il ragazzo venne insultato con nomi come “germe”, riferito alla contaminazione nucleare accidentale, e anche assalito fisicamente.

Durante la sesta elementare, il ragazzino scrisse nel suo diario “mi sento malissimo perché mi trattano come un germe e so che è per colpa delle radiazioni”.

Le sue annotazioni continuano, “Ho pensato di suicidarmi molte volte ma poi ho desistito perché sono morte così tante persone”, nell’impressionante terremoto e tsunami dell’11 marzo del 2011.

Il ragazzo affermò di essersi confidato con gli insegnanti ma di essere stato ignorato. Nel resoconto, la scuola e il consiglio, che iniziarono ad investigare sul caso solo lo scorso dicembre, sono stati criticati per aver affrontato la questione con così tanta lentezza.

Il padre ha detto, “Voglio sapere da loro perché non hanno agito” nel migliore dei modi nel caso di suo figlio. Né la scuola né il consiglio si sono ancora formalmente scusati.

Fonte: JapanToday, https://www.japantoday.com/category/national/view/bullied-fukushima-boy-urges-victims-not-to-choose-death

25 Novembre, Lo stato di crisi della Presidente peggiora. La linea difensiva di Cheong Wa Dae mostra segni di cedimento

La Presidente Park Geun-hye è stata messa all’angolo quando ha perso i suoi miglior tenenti. La stavano aiutando a difendersi dalla crescente minaccia dell’impeachment chiesta dall’opposizione e dopo che il ministro della giustizia Kim Hyun-woong e il segretario agli affari civili Choi Jai-kyeong avevano dato le dimissioni.

La loro richiesta di dimissioni era stata vista come una spaccatura all’interno dello staff e del gabinetto dopo che, attraverso un comunicato dei suoi avvocati, la Presidente aveva fatto sapere che non si sarebbe sottoposta all’interrogatorio del procuratore, mossa che ha etichettato la Presidente come complice nelle accuse contro la sua amica di lunga data, Choi Soon-sil.

Choi è stata accusata di aver interferito in vari questioni di stato e di aver fatto pressioni affinché i conglomerati partecipassero alla crescita della sua ricchezza.

L’assenza di due impiegati di alto grado significherebbe che alla Park mancherebbero gli aiuti necessari per far passare le leggi, al tempo stesso la procura sta rafforzando le sue indagini sullo scandalo, e un’indagine indipendente fermamente voluta dal partito d’opposizione dovrebbe iniziare il mese prossimo. Il 30 novembre si terrà anche una verifica dell’Assemblea Nazionale.

La Park non ha ancora accettato le loro dimissioni.

Fonte: KoreaTimes,  http://www.koreatimes.co.kr/www/news/nation/2016/11/116_218895.html

26 Novembre, Madre lascia il Giappone per permettere al figlio di rimanere

TOKYO – Una mattina di metà settembre, Utinan Won ha abbracciato sua madre e poi l’ha guardata mentre si avviava verso l’area partenze dell’aeroporto Narita di Tokyo per tornare a Bangkok.

Due mesi e mezzo prima, i giudici della corte di Tokyo si era espressi per la deportazione del 16enne Utinan e di sua madre, Lonsan Phaphakdee, entrambi di nazionalità tailandese e residenti in Giappone in stato di libertà provvisoria.

Tuttavia, nella loro decisione i giudici avevano lasciato una possibilità per far rimanere Utinan in Giappone – sua madre avrebbe dovuto lasciare il paese.

Per Lonsan, che ha vissuto in Giappone per oltre due decenni, il significato della sentenza era chiaro: ritornare in Tailandia avrebbe permesso al figlio di rimanere in Giappone.

“Non mi sarei mai immaginata di tornare indietro, ma abbiamo perso il processo”, ha detto in aeroporto parlando in tailandese mentre suo figlio traduceva in giapponese, la sua lingua natia. “Non pensavo che si sarebbe arrivati a questo”.

Il caso di Utinan è un altro esempio del percorso agonizzante verso la residenza che offrono le autorità e i tribunali giapponesi alle famiglie che vivono senza permesso di soggiorno nel paese. Molti genitori, da paesi come il Perù, la Bolivia e l’Iran, sono entrati come turisti negli anni ’90 e sono rimasti, sperando di poter costruire ai loro figli una vita migliore.

La partenza di Lonsan ha lasciato Utinan, che è nato e cresciuto in Giappone e non è mai stato in Tailandia, senza una famiglia. I genitori di Utinan – anche suo padre è tailandese – si sono separati quando lui era piccolo.

“Mia madre torna a casa per potermi fare rimanere in Giappone” ha detto. “Mi sento così solo”.

Nella sentenza del 30 giugno, i giudici avevano notato che Utinan frequenta il liceo e si è “sempre più adattato alla società giapponese”.

La sentenza cita: “Dopo la deportazione della madre; in caso vi sia un tutore in grado di prendersi cura del ragazzo al posto della madre; in caso vi sia una rete di supporto; in caso lo stesso ragazzo esprima il desiderio di rimanere in Giappone senza la madre; allora c’è spazio per riconsiderare se rilasciare al ragazzo un permesso speciale di residenza”.

Utinan viveva con un uomo giapponese che ha supportato la famiglia nel tempo. Al momento, è in attesa di vedere se le autorità giapponesi rispetteranno la loro parte dell’accordo. L’Alta Corte di Tokyo si esprimerà in merito il mese prossimo.

In tutto, Routers ha fatto sapere di aver parlato con altre cinque famiglie a cui è stato offerto, direttamente e verbalmente, un permesso di soggiorno speciale per i figli se i genitori avessero lasciato il paese. Tuttavia, loro hanno rifiutato la richiesta preferendo combattere per rimanere in Giappone tutti insieme piuttosto che dividere la famiglia.

Una famiglia filippina che vive in Giappone da oltre vent’anni, nove di loro in stato di libertà provvisoria, hanno detto che l’anno scorso l’ufficio immigrazione gli ha sottoposto l’idea. Il loro figlio, uno studente delle medie, è nato e cresciuto in Giappone.

I lavoratori dell’ufficio immigrazione non commentano i singoli casi, tuttavia hanno dichiarato a Routers che quest’opzione viene contemplata solo quando sono le famiglie stesse a proporla.

Fonte: JapanToday,  https://www.japantoday.com/category/lifestyle/view/a-mother-leaves-japan-so-that-her-teen-son-can-stay

27 novembre, Seoul – Il ministro esclude il ritiro del piano per i testi scolastici di storia

Domenica, il ministro dell’Educazione Lee Jun-shik ha escluso la possibilità che il governo ritiri il controverso piano per introdurre testi scolastici di storia autorizzati dallo stato nelle scuole nazionali.

“Al momento, non ci sono possibilità che venga ritirato”, ha detto Lee che è anche il vice primo ministro per gli affari sociali.

Lee ha specificato che il Ministero ha intenzione di raccogliere l’opinione di esperti e dell’opinione pubblica per modificare i testi, non abolirli del tutto. Ha cercato di chiarire una sua dichiarazione di febbraio che aveva dato origine a dicerie secondo cui il ministero avrebbe ritirato i libri qualora la risposta dell’opinione pubblica e degli accademici, alla fine di un periodo di prova su un testo provvisorio che verrà rilasciato dal governo lunedì, fosse stata negativa.

Allora aveva detto: “Dopo aver visto le reazioni alla bozza, decideremo come procedere”.

Gli oppositori del piano è da tempo che fanno pressioni al governo affinché ritiri il piano per il testo unificato, nato da un’idea della Presidente Park Gun-hye, sfruttando l’enorme disapprovazione pubblica verso il capo di stato, nata dallo scandalo politico che coinvolge la sua confidente.

Affermano che il piano di sostituire i testi di storia con alcuni scritti da accademici scelti dal governo sia il tentativo della Park di glorificare i dittatori passati, incluso suo padre. Il padre della Park, il presidente Park Chung-hee, salì al potere grazie a un golpe militare e guidò la nazione per 18 anni con pugno di ferro, fino al suo assassinio nel 1979.

Al momento, le scuole medie e i licei della Corea del Sud utilizzano libri di testo di storia scritti da otto case editrici private e approvate dal governo. Le scuole elementari, invece, si servono già di un unico libro di storia autorizzato dal governo.

L’Ufficio di Presidenza vuole introdurre i nuovi testi approvati dal governo a partire dal nuovo anno accademico che inizierà il prossimo marzo.

Venerdì, il ministro ha rivelato le linee guida per i libri che vanno a toccare alcune delle questioni moderne più spinose della storia contemporanea del paese.

Affermano che il principio guida dei testi dovrà “riflettere le ultime teorie accademiche in modo da descrivere i fatti storici senza errori e con imparzialità”.

Fonte: KoreaHerald, http://www.koreaherald.com/view.php?ud=20161127000180

Featured Image Source,  http://res.heraldm.com/content/image/2016/11/22/20161122001028_0.jpg (dall’articolo del 22/11)

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