La politica nucleare in Giappone: quale futuro dopo Fukushima?

Giuliana Sina

Il giorno 11 marzo 2011 in Giappone si verificò un terremoto colossale nella regione del Tōhoku, il quale provocò a sua volta uno tsunami di enormi dimensioni. In seguito a queste catastrofi naturali e al concatenarsi di numerosi errori umani, nella centrale nucleare di Fukushima Dai-Ichi i reattori numero 1, 2 e 3 esplosero, provocando uno degli incidenti nucleari più devastanti e la contaminazione radioattiva più ampia nella storia del Giappone. Da quel giorno, il futuro dell’energia nucleare nel Paese è in completo divenire. Sono state avanzate differenti proposte di migliorie, riforme e revisioni dei provvedimenti sulla produzione, lo smercio e la sicurezza energetica, ma senza ombra di dubbio quelle che lasceranno un maggiore impatto sul futuro dell’energia nucleare nazionale sono quelle proposte dal Governo, attualmente sotto la guida di Shinzō Abe, oggi Primo Ministro giapponese.

Swing elettorale

In seguito alle elezioni del 2012, si è verificato l’ennesimo cambiamento della maggioranza politica all’interno della Dieta. Se dal 2009 fino al 2011 la scena è stata dominata dal partito Democratic Party of Japan (DPJ) e, in particolare, dall’impronta dei Primi Ministri Haotoyama Yukio, Kan Naoto e Noda Yoshihiko, in seguito al terremoto del Tōhoku la preferenza si ribaltò nuovamente a favore del partito all’opposizione Liberal Democratic Party of Japan (LDP). Secondo il saggista Inoguchi Takahashi, i due partiti predominanti sulla scena politica, LDP e DPJ, nel corso degli anni hanno mutato i loro programmi, adattandoli ai desideri degli elettori, rendendoli così sempre più simili fino a trasformarsi l’uno nell’immagine ribaltata dell’altro, confondendo ancora di più il corpo elettorale e contribuendo al raffreddamento della fiducia nei confronti della classe politica.[1]

Inoltre, era improbabile che il Partito Democratico potesse rimanere a lungo al potere in seguito agli avvenimenti della centrale di Fukushima Dai-ichi, dopo gli errori commessi dai Primi Ministri Kan e Noda nella gestione dell’emergenza sismica e radioattiva.

Gli errori di DPJ

Bisogna precisare che, già prima degli avvenimenti del marzo 2011, DPJ aveva subito un crollo nell’indice di gradimento popolare. La reputazione del partito era in calo a causa di diversi episodi di cattiva gestione della politica interna come ad esempio la questione della base militare Futenma collegata alla presenza degli americani in Giappone, oppure la dilagante crisi economica;[2] così come da decisioni discutibili adottate nell’ambito della politica estera come per quanto concerne le dispute territoriali come quella dell’arcipelago delle Senkaku con la Cina e dell’isola di Takeshima con la Corea.[3] Tuttavia, la percezione della reputazione del partito da parte del corpo elettorale peggiorò sensibilmente a causa della cattiva gestione dell’emergenza nucleare e post sismica. Infatti, gli errori in questo frangente sono stati molteplici. Innanzitutto, vi sono stati dei ritardi non indifferenti per quanto riguarda il coordinamento dei soccorsi, sviste durante l’invio di mezzi per le emergenze adibiti all’approvvigionamento elettrico per i reattori della centrale, scorretta valutazione degli ingenti danni apportati al sistema di refrigerazione esterno dei reattori da parte dello tsunami nonché da quelli causati dal sisma alla struttura portante della centrale e, non da ultimo, una minimizzazione inopportuna della gravità dell’espansione delle radiazioni nell’area circostante alla centrale.[4] Un altro aspetto che contribuì al peggioramento della reputazione di DPJ fu l’appoggio fornito da Kan a TEPCO[5] per quanto riguarda i dati diffusi riguardo alla contaminazione radioattiva, notizie che, nel corso delle indagini, si sono rivelate false e tendenziose, guastando in modo grave anche la reputazione dell’agenzia per il nucleare.[6]

Nuovi provvedimenti sul nucleare

In seguito al crollo della fiducia nei confronti di DPJ, la vittoria del Primo Ministro liberaldemocratico Abe Shinzō nel 2012 non fu inaspettata. La personalità di Abe, candidato che aveva già effettuato un mandato come Primo Ministro dal 26 settembre 2006 al 12 settembre 2007,[7] combinata alla proposta di provvedimenti in materia di economia e geopolitica Abenomics e Abegeopolitics,[8] diedero il colpo di grazia alla vacillante egemonia democratica. Ovviamente, fra i vari provvedimenti proposti da Abe e dal suo entourage non potevano essere esclusi quelli in materia di nucleare e sicurezza energetica. È necessario soffermarsi, a questo punto, sui provvedimenti scelti da Abe per il futuro di questa fonte energetica.

Innanzitutto è opportuno precisare che il Partito Liberaldemocratico prese le distanze da alcune decisioni del Partito Democratico. Kan e Noda, durante i loro mandati, avevano spesso ribadito la necessità di porre dei limiti all’egemonia delle agenzie per il nucleare nell’ambito dell’approvvigionamento energetico e, soprattutto, la volontà di investire nella ricerca di nuove fonti energetiche altrettanto valide per la nazione sfruttando al massimo il potenziale delle risorse rinnovabili (eolica, idrica, solare, geotermica e biomassa) fino a spodestare dal ruolo egemonico l’industria del nucleare nel panorama nazionale.[9] LDP invece, pur continuando a promuovere l’affiancamento dell’energia nucleare a quelle rinnovabili, si prefiggeva obbiettivi decisamente più ridimensionati sia per quanto riguarda l’effettiva percentuale di fabbisogno energetico nazionale soddisfatta dal nucleare e dalle rinnovabili, sia per ciò che concerne gli aspetti legati al rimodellamento del mercato energetico e ai provvedimenti politici a esso legati.

Innanzitutto, due leggi importanti per l’incoraggiamento all’utilizzo delle risorse rinnovabili da parte delle aziende erano già state promulgate nel 2011 e nel 2012:

  1. “Japan Income Tax Law” (2011): un provvedimento legislativo che include agevolazioni fiscali per piccole e medie imprese che decidono di installare impianti per la produzione di rinnovabili e incoraggia incentivi finalizzati all’attrazione di Investimenti Diretti Esteri (IDE)
  2. “Act on Purchase of Renewable Energy Sourced by Electric Utilities” (2012): è una legge che facilita l’utilizzo di energie rinnovabili grazie all’entrata in vigore delle Feed-In-Tariff (o tariffe incentivanti). Essa impone ai gestori l’acquisto di elettricità derivata da fonti rinnovabili a un prezzo predeterminato che può coprire un arco di tempo fino a vent’anni.[10]

Questi provvedimenti, già parzialmente approvati e attivati dal Governo a guida democratica, hanno rappresentato le fondamenta su cui le nuove proposte del partito liberaldemocratico si sono basate per quanto concerne la diffusione delle rinnovabili. Tuttavia, LDP si proponeva un passaggio molto più graduale rispetto a quello proposto da DPJ. Infatti, il partito non era per nulla propenso a togliere potere al cosiddetto “triangolo di ferro” composto da politica, burocrazia e mondo dell’industria che saldamente deteneva le redini del mercato energetico nazionale.[11] Un altro indizio che permette di comprendere la volontà da parte del Governo Abe di creare una sinergia fra le risorse rinnovabili e quelle non rinnovabili, è stata la pianificazione della costruzione di due nuove centrali nucleari (Ohma-Ichi nella provincia di Aomori e Shimame-San lungo le coste meridionali del Mar del Giappone), nonché la stipulazione nel 2013 di accordi per la produzione di energia atomica con nazioni come Turchia ed Emirati Arabi per un totale di 17 miliardi di euro e la contrattazione con altre nazioni fra le quali Brasile, Vietnam e Arabia Saudita per un totale di 200 miliardi di euro.[12] Inoltre, la spinta fortemente nazionalistica promossa da molti dei provvedimenti legislativi Abenomics e Abegeopolitics alimenta nuovi livelli di consapevolezza del valore nazionale e, soprattutto, una rinnovata necessità di indipendenza sia a livello politico (ex: la liberazione definitiva del suolo giapponese dai militari americani e la cessazione degli accordi HNS e SOFA) sia sul piano economico a livello di dipendenza dalle importazioni energetiche. Partendo da questi presupposti, è chiaro che l’unica risorsa che fino a oggi ha garantito un ampio approvvigionamento energetico alla nazione è stata quella nucleare e, pertanto, attualmente la sua completa rinuncia pare impossibile.[13]

Altri provvedimenti adottati in materia di regolamentazione energetica, che hanno però avuto inevitabilmente impatto anche sul mercato del nucleare, riguardano la liberalizzazione dell’industria energetica e il controllo esercitato su TEPCO. Nel primo caso, il provvedimento era pensato in modo da fornire un’ulteriore spinta allo sviluppo e alla ricerca nel campo delle rinnovabili. L’idea fondamentale verteva sulla necessità di sezionare con attenzione la rigida struttura verticale che caratterizzava, e caratterizza ancora oggi, il mondo dell’industria energetica giapponese in modo da alleggerirla e renderla più funzionale nelle operazioni di decision making. Nonostante le forti opposizioni, il progetto è stato approvato sotto la guida del Governo DPJ, per poi trovare effettiva concretizzazione da parte di LDP, e sarà terminato entro la fine del 2020.[14] Per ciò che concerne il secondo punto, invece, TEPCO ha subito una riforma quasi totale dei vertici già durante il mandato DPJ e, attualmente, anche l’agenzia per il nucleare ha dovuto accettare i cambiamenti proposti da LDP per quanto concerne la liberalizzazione del mercato energetico.[15]

Conclusioni

Il Giappone ha ancora molta strada da compiere in ambito di regolamentazione energetica, soprattutto per quanto riguarda l’uso delle energie rinnovabili e la limitazione di quella nucleare, ma esistono buone probabilità che, qualora l’importanza del cambiamento venisse assimilata e compresa dalle istituzioni e dalla popolazione, la situazione possa migliorare e il Paese possa riconfermarsi colonna portante nel panorama asiatico anche per quanto concerne l’approvvigionamento energetico e la sua regolamentazione.

[1] Inoguchi, Takashi, “Japan in 2012: Voters Swing and Swing Away Soon”, Asian Survey, Vol. 54, 2013, pp. 187-190.

[2] Inoguchi, Takashi, “Japan in 2013: Abenomics and Abgeopolitics”, Asian Survey,  Vol. 54, 2013, pp. 101-103.

[3] Dittmer, Lowell, “Asia in 2013: Peace and Prosperity amid Rising Tension”, Asian Survey, Vol. 54, 2014, pp. 6-10.

[4] Kushida, Kenji E., Japan’s Fukushima Nuclear Disaster: Narrative, Analysis, and Recommendations, Shorenstein APARC Working Papers, The Walter H. Shorestein Asia-Pacific Research Centre, 2012, pp. 14-60.

[5] La Tōkyō Electric Power Company (TEPCO) è la più grande compagnia elettrica del Giappone. Fornisce approvvigionamento energetico principalmente alla regione del Kantō. La maggior parte dell’energia da essa prodotta deriva dalle centrali nucleari, ma possiede anche impianti alimentanti attraverso fonti rinnovabili.

[6] Lochbaum, David; Lyman, Edwin; Stranaham, Susan Q., Fukushima: The Story of a Nuclear Disaster, The New Press, New York, 2014,  pp. 60-100.

[7] BBC News Asia (Official Website), “Abe elected as new Japan Premier”: http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-28/abe-riparte-stimoli-081251.shtml?uuid=ABL5nEWC

[8] Le proposte di legge presentate da Abe vertevano principalmente su provvedimenti di ripresa economica e iniziative di geopolitica. I primi sono raggruppati sotto l’appellativo di Abenomics, e prevedono principalmente operazioni di stimolo fiscale. I secondi, denominati come provvedimenti Abegeopilitics, includono provvedimenti geopolitici definiti spesso di tendenza nazionalistica.

[9] Coci, Gianluca (a cura di), Scrivere per Fukushima: racconti e saggi a sostegno dei sopravvissuti del terremoto, Roma, Atmosphere Libri, 2013, pp. 126-127.

[10] Italian Chamber of Commerce in Japan, “Energie Rinnovabili: un’introduzione al mercato giapponese”, Quaderni, pubblicazione periodica della Camera di Commercio italiana in Giappone, 2013, pp. 29.

[11] Arase, David, “Japan in 2009: A Historic Election Year”, Asian Survey, Vol. 50, 2010,  pp. 40-55.

[12] Pescali, Piergiorgio, “Giappone 1: Viaggio nel disastro nucleare. L’eredità di Fukushima”, Missioni Consolata.: http://www.rivistamissioniconsolata.it/new/articolo.php?id=3286

[13] Inoguchi, Takashi, cit.

[14] Assoelettrica- Associazione Nazionale delle Imprese Elettriche, “Giappone verso la liberalizzazione del mercato elettrico”: http://www.assoelettrica.it/blog/?p=7353

[15] Lochbaum, David; Lyman, Edwin; Stranaham, Susan Q., cit.

(Featured image source Flickr IAEA Imagebank)

 

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