Rassegna settimanale 26 gennaio-1 febbraio: Cina e Corea del Nord

26 gennaio 2015, CINA – La Cina obbligherà gli autori a usare il loro vero nome nel pubblicare online

La Cina ha una lunga tradizione di autori che scelgono di utilizzare pseudonimi per separare la loro persona di scrittori da quella della loro vita quotidiana. In alcuni casi, questi pseudonimi li hanno anche protetti da attenzioni non richieste da parte del pubblico o dal controllo governativo.

Nelle nuove linee guida sulla letteratura online rese pubbliche questo mese dalla State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television, tuttavia, il Governo ha esortato a un sistema che richieda a tutti gli autori di registrare il loro vero nome nelle piattaforme di pubblicazione di internet.

Collegare le identità degli autori con i loro scritti li “incoraggerebbe ad assumersi le responsabilità di quello che pubblicano e a rafforzare la loro educazione morale professionale”. Lo scopo sarebbe promuovere una letteratura online “salubre” e combattere i problemi quali il plagio e la bassa qualità delle pubblicazioni. Di fatto, però, i sostenitori della diritto alla libertà di parola temono che il sistema porterà a una maggiore censura (anche autoimposta), a una diminuzione della creatività e al trapelare di dati personali.

Fonte: The New York Times

Link: http://sinosphere.blogs.nytimes.com/2015/01/26/china-to-force-authors-to-provide-real-names-when-publishing-online/?module=BlogPost-Title&version=Blog%20Main&contentCollection=World&action=Click&pgtype=Blogs&region=Body&_r=0

 

27 gennaio 2015, CINA – Stati Uniti e India condividono senso di disagio nei confronti della Cina

Per anni, i presidenti statunitensi hanno cercato di irrobustire la cooperazione con l’India, in parte per contrastare l’ascesa della Cina come potenza mondiale. L’India ha una lunga storia di sospetti e rivalità con la Cina, che durante la Guerra Fredda si schierò dalla parte del suo arcinemico, il Pakistan. Ma da allora si è sforzata di agire da attore indipendente negli affari del mondo.

Il Premier Modi, tuttavia, sembra ora impaziente di ridefinire i rapporti tra India e USA, in un periodo storico in cui la Cina sta crescendo economicamente, militarmente e politicamente.

L’agenzia di Stampa ufficiale cinese, la Xinhua (“Nuova Cina”), ha cercato di ridimensionare l’importanza della visita in India del presidente americano Obama di questa settimana, definendo quello tra i due Paesi un “riavvicinamento superficiale, più simbolico che pragmatico”. Ha anche ricordato le recenti tensioni tra i due Paesi in seguito al visto negato a Modi per una visita negli Stati Uniti e l’arresto di un diplomatico indiano su suolo americano per sfruttamento di un collaboratore domestico. Ha inoltre fatto presente come i due giganti differiscano su temi quali il cambiamento climatico, le dispute nel settore agricolo e della cooperazione nell’energia nucleare. Global Times, quotidiano cinese gestito dallo Stato, ha messo in guardia contro la “trappola” che gli Stati Uniti starebbero preparando per l’India.

Fonte: The New York Times

Link: http://www.nytimes.com/2015/01/27/world/us-and-india-share-sense-of-unease-over-china.html

 

28 gennaio 2015, CINA – Alibaba in battibecco dai toni duri con i watchdogs cinesi

Alibaba, il maggior venditore cinese online, è stato accusato di non essere in grado di contrastare le transazioni illegali che avvengono sulla sua piattaforma. Gli acquirenti che fanno uso della piattaforma sono circa 279 milioni, i venditori 8,5 milioni. Il fondatore della compagnia, Jack Ma, ha annunciato la scorsa settimana la sua intenzione di portare a due miliardi il numero dei clienti della piattaforma entro il prossimo decennio, espandendo Alibaba in tutto il mondo, e ponendosi quindi come rivale di Amazon, eBay e altri. Già in precedenza, Alibaba aveva riconosciuto che i suoi sforzi per contrastare la vendita di beni contraffatti “potrebbe non avere sempre successo”, ma ha anche ribadito di prendere tutte le misure possibili contro l’illegalità.

Fonte: BBC

Link: http://www.bbc.com/news/technology-31019726

 

29 gennaio 2015, CINA – Coppie cinesi esortate ad avere più figli

Per decenni, alla maggior parte delle famiglie urbane cinesi era concesso di avere un solo figlio. Ora le autorità della più grande città cinese stanno esortando le giovani coppie a invertire la tendenza.

Fan Hua, della Commissione per la Pianificazione Familiare di Shanghai, ha spiegato che molte meno persone del previsto stanno sfruttando il recente cambiamento della regolamentazione che ha permesso a un maggior numero di famiglie di avere un secondo figlio. Il tasso di natalità in Cina è il più basso tra le nazioni in via di sviluppo. L’invecchiamento della popolazione rappresenta una minaccia per il boom economico cinese, e affatica il sistema pensionistico. Yong Cai, insegnante di sociologia all’università della North Carolina a Chapel Hill, sostiene che la Cina avrebbe dovuto modificare la politica del figlio unico dieci anni fa. Il cambiamento concesso ora sarebbe troppo poco significativo, e arrivato troppo tardi.

Il governatore della provincia dello Shandong, una delle più popolose della Cina, ha anche richiamato attenzione su un’altra delle conseguenze di decenni di politica del figlio unico: la pratica dell’aborto di feti di sesso femminile tra le famiglie cui era concesso di avere un solo figlio ha portato a uno squilibrio nella popolazione. In Shandong, gli uomini sono il 20% più numerosi delle donne.

Fonte: The Guardian

Link: http://www.theguardian.com/world/2015/jan/29/chinese-couples-urged-have-more-children

 

30 gennaio, CINA – Le università cinesi devono “respingere i valori occidentali”

I media statali dichiarano che il Ministero dell’Educazione cinese ha chiesto alle università di rigettare i libri di testo che promuovono i valori occidentali. Le università devono mantenere integrità politica e lasciare le critiche nei confronti dei leader cinesi fuori dalle aule di studio.

Sembra che negli ultimi mesi le restrizioni in campo accademico si stiano facendo più pressanti. A dicembre, l’insegnante di legge Zhang Xuehong è stato licenziato dalla East China University of Political Science and Law a Shanghai per aver rifiutato di scusarsi di aver scritto un articolo in cui criticava il governo. A ottobre, Xia Yeliang, economo e promotore della libertà di parola, è stato espulso dall’Università di Pechino, probabilmente per aver firmato un documento con cui si chiedevano riforme democratiche. Ilham Tohti, prominente accademico di etnia uigura, che aveva esortato a dialoghi più profondi tra Pechino e la minoranza uigura in Xinjiang, è stato arrestato insieme a molti suoi studenti.

Le autorità cinesi non hanno ufficialmente vietato i libri di testo che promuovono i “valori occidentali”, ma i commenti del Ministero possono essere visti come un avvertimento rivolto agli accademici cinesi. Mostrano, infatti, l’intenzione del presidente Xi Jinping di continuare a rafforzare il controllo sulle tradizionali fonti di dissenso, tra le quali i campus universitari.

Fonte: BBC

Link: http://www.bbc.com/news/world-asia-china-31052682

 

31 gennaio 2015, COREA DEL NORD – La Corea del Nord introduce il servizio militare obbligatorio per le donne

Fonti segrete statali hanno rivelato al Daily NK che la Corea del Nord renderà obbligatorio il servizio militare per le donne, nel tentativo di rafforzare le forze armate nazionali. La misura dovrebbe applicarsi alle donne di età compresa tra i 17 e i 20 anni. L’altezza minima è di 142 centimetri, ma non applicata rigorosamente. Fino ad oggi, la leva era facoltativa per le donne e obbligatoria per gli uomini. Le donne serviranno fino al compimento dei 23 anni di età, mentre il servizio militare è di dieci anni per gli uomini.

Fonte: The Guardian

Link: http://www.theguardian.com/world/2015/jan/31/north-korea-mandatory-military-service-women

 

1 febbraio 2015, CINA – Hong Kong, i protestanti tornano in strada

Migliaia di attivisti, a favore della democrazia, sono tornati nelle strade di Hong Kong per la prima grande dimostrazione dell’anno. Il numero di protestanti, tuttavia, è stato molto più basso delle dimostrazioni del 2014.

La loro richiesta principale è la possibilità di eleggere democraticamente il leader del territorio.

La polizia era presente massicciamente per prevenire l’occupazione, da parte dei dimostranti, di aree chiave della città.

Fonte: BBC

Link: http://www.bbc.com/news/world-asia-china-31079840

 

(Featured Image Source: Wikimedia Commons)

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